Bollettino 104


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





L'uomo vitruviano

La celebre immagine realizzata da Leonardo da Vinci è conservata
nel Gabinetto dei Disegni e delle Stampe delle Gallerie dell'Accademia di Venezia.
Il disegno vuole rappresentare la centralità dell'uomo,
ed è oggi nelle tasche di tutti gli italiani e di molti europei,
essendo il simbolo impresso sulla moneta da un euro.
Leonardo lo realizzò nel 1490, riprendendo il testo del terzo libro del De Architectura
dell'architetto romano Vitruvio, riguardante le proporzioni umane.




GENNAIO 2004 - N° 104



" PIÙ DEL DNA PUÒ LA CULTURA "

Parla LUCA CAVALLI SFORZA, studioso di fama mondiale, tra i promotori del progetto Genoma. L'eccessiva importanza attribuita alle differenze genetiche, la "montatura" dei test sul quoziente d'intelligenza, la religione come scelta. E l'invito a guardare oltre la scienza.

E' stato il primo a dimostrare che le razze non esistono. A spiegare che le diversità fra le genti consistono nelle barriere culturali, non nel colore della pelle. Luca Cavalli Sforza, uno dei massimi genetisti (membro della Royal Society di Londra e dell'Accademia nazionale delle scienze degli Stati Uniti), era giunto a questa conclusione prima che la genetica diventasse scienza dello scandalo, per certi esperimenti prossimi a Frankenstein. Nel suo laboratorio di Stanford, in California, ha creato una delle prime banche dati per ricostruire l'albero genetico dell'umanità, dopo aver girato il mondo (per esempio tra i Pigmei), raccogliendo sangue da "schedare" con le tecniche di analisi del Dna.

"La specie umana è una e diversa al tempo stesso, per cui le differenze genetiche sono meno importanti degli apporti culturali e ambientali che separano i diversi gruppi etnici", spiega Luca Cavalli Sforza, genovese, 79 anni, già professore a Cambridge e a Pavia, prima di trasferirsi nel 1971 in America, dove dal 1991 si occupa del progetto Genoma Umano, di cui è uno dei promotori: una "mappa storica" della diaspora umana, a partire dal nucleo originario nell'Africa subsahariana. Le sue ricerche le ha raccolte in oltre 500 pubblicazioni, fra le quali resta fondamentale Geni, popoli e lingue (Adelphi), una specie di archeologia biologica, dove scava nella complessa variabilità da individuo a individuo. E' stato premiato dal Centro Pio Manzù (le cui giornate di studio hanno avuto per tema quest'anno il mistero della vita) per aver "ricucito" il filo d'Arianna che lega la storia dell'umanità: insanguinata - come accade ancora adesso - da forsennati conflitti provocati non solo da ideologie e culture contrapposte, ma persino da fedi e religioni diverse, forse più di ogni barbarie.

Esiste un nesso tra "razze", etnie, e religioni ?

"No, non vedo questo nesso. Né credo che sia possibile cercarlo", risponde Cavalli Sforza. "Dubito persino - aggiunge - che, al giorno d'oggi, si possa ancora parlare di religione. Con i risultati che si vedono in giro, non vorrei che i nostri lontani posteri scoprissero che non c'è mai stata pietà religiosa, come noi abbiamo già fatto per smentire l'esistenza delle razze".

Perché ?

"Ma perché, anche in questo caso, sono soprattutto ragioni storiche a creare le differenze di religione, non meno di quelle politiche e culturali. Nonsono mai riuscito a vederci delle motivazioni genetiche e continuo a non vedercele. Sul piano scientifico, in ogni caso, sarebbero ipotesi troppo deboli".

Proviamo a farne qualcuna ?

"Non mi diverto a fare ipotesi. Ho sempre il terrore che vengano prese sul serio. Come capita a certi miei colleghi che, innamorati dei geni, se ne servono per spiegare tutto e il contrario di tutto. Mentre io sono convinto che i geni sono indubbiamente importanti, ma lo è altrettanto l'educazione: non nel senso stretto della parola, bensì per quanto riguarda l'ambiente sociale in cui siamo cresciuti".

Si può misurare una priorità genetica rispetto a quella ambientale e culturale ?

"E' molto difficile stabilire una scala gerarchica di valutazione delle due componenti. Ma abbiamo ormai accertato che le differenze culturali sono enormemente importanti, almeno quanto quelle genetiche, anzi probabilmente di più".

La religiosità estremizzata può annoverarsi nell'ambito genetico di una certa cultura, per esempio islamica o ebraica o cristiana ?

"No, direi di no. Ma può anche darsi che ci siano delle componenti e delle diversità genetiche pure in materia di religiosità. Però è estremamente difficile stabilirlo, oltre che rischioso. Credo che non ci sia alcuna speranza di arrivare a una simile conclusione. Se dovessimo eseguire esperimenti di laboratorio, come si fa sui topi, bisognerebbe ricavarne degli incroci collocando i risultati in ambienti il più possibile omogenei se non identici. Ma nemmeno così sarebbe una ricerca facile. In simili esperimenti si constata che persino i topi vanno a cercarsi un loro ambiente, in condizioni diverse uno dall'altro. Per quanto riguarda l'uomo, tuttavia, è proprio impossibile stabilire se i caratteri di comportamento siano genetici oppure no. Altrimenti si resta in una generica aneddotica".

Qualche esempio, tra aneddoti e rigore scientifico ?

"Eccone uno. Dalla misurazione del quoziente d'intelligenza, che io considero una grossa montatura, si è visto che ci sarebbe una differenza media di quindici punti tra l'intelligenza di americani bianchi e neri. Molti hanno cominciato a chiedersi se non dipendesse da fattori genetici. Diversi anni dopo, però, lo stesso test è stato sperimentato sui giapponesi. E questi sono risultati di undici punti più intelligenti degli americani bianchi. Tale esito era semplicemente dovuto al fatto che in Giappone ci sono scuole migliori di quelle americane. Allo stesso modo si è visto - altro esempio - che i cinesi sono molto più bravi in matematica".

Come si spiega quest'attitudine ?

"Sono convinto, pur senza averne le prove, che la differenza con gli occidentali è dovuta al fatto che cinesi e giapponesi usano un alfabeto ideografico. Quando si vanno ad esaminare i test d'intelligenza più raffinati ed astratti, si constata che sono quasi come la lettura dei caratteri ideografici. Chi ci è abituato fin da piccolo riesce ad imparare diecimila o ventimila caratteri, distinguendo i concetti da leggere rapidissimamente. E questo è senza dubbio un magnifico training per il quoziente d'intelligenza. Se ne ha la controprova esaminando con il medesimo test i cinesi cresciuti senza la tradizionale cultura degli ideogrammi".

Fino a che punto, dunque, le "barriere culturali" condizionano o determinano le diversità ?

"Ce ne sono moltissime, di queste barriere. Per esempio, tra la Cina del Nord e la Cina del Sud c'è una barriera antichissima, superata solo negli ultimi duemila anni, quando è stato possibile stabilire lingue comuni, o almeno molto simili per quelle popolazioni, con l'unificazione politica di immensi territori. Tuttavia ciò non si è subito tradotto nell'unificazione culturale completa", spiega ancora Luca Cavalli Sforza, abbracciando una situazione per molti aspetti mondiale: per sei miliardi di abitanti che soffrono di diecimila malattie più o meno fisse, come quelle individuate da Mendel 136 anni fa. E questo è stato uno degli argomenti specifici trattati dall'insigne genetista alle stimolanti giornate del Centro "Pio Manzù" (mentre "La storia umana degli ultimi centomila anni" è il titolo della sua successiva conferenza alle Letture Aloisi dell'università di Padova, a cura della Fondazione Sigma-Tau). Senza dimenticare il tema di moda della clonazione.

Che ne pensa delle manipolazioni genetiche ? Ridurranno davvero il genere umano a una fotocopia di se stesso ?

"Non dimentichiamo - dice Cavalli Sforza, smorzando il pessimismo degli apocalittici - che l'ingegneria genetica è utile alla salute. Mentre l'idea di trasformare la specie umana mi sembra impensabile".

Speriamo che abbia ragione. Tanto l'uomo - se ci si mette - sa essere brutto e cattivo da solo. Senza clonarsi.


Intervista a cura di Pietro M. Trivelli

Fonte : http://lgxserver.uniba.it/lei/rassegna/011023.htm
(SWIF Sito Web Italiano per la Filosofia-Il Messaggero-23 OTTOBRE 2001)





Luigi Luca Cavalli-Sforza è oggi il massimo esperto mondiale sulla diversità genetica delle popolazioni e su quanto essa ci può dire sull'albero filogenetico dell'umanità.
Ha intuito come la comprensione dell'evoluzione del genere umano richieda la conoscenza sia dei meccanismi genetici, sia di quelli culturali, ed in special modo linguistici. Studiando i geni di un gran numero di gruppi etnici diversi e più di cento differenti alleli, e analizzando dati storici, demografici e linguistici, Luigi Luca Cavalli-Sforza è pervenuto a ricostruire l'origine delle antiche migrazioni ed a elaborare un modello di diffusione della cultura nell'Età del Neolitico.
Nei lavori onnicomprensivi che egli ha così condotto, hanno avuto un ruolo importante le sue ricerche genetiche su popolazioni primitive quali i Pigmei dell'Africa, uno dei pochi gruppi rimasti che vivono di raccolta e caccia.
Esemplari, inoltre, sono i suoi studi sulle conseguenze genetiche dello sviluppo tecnologico, in particolare sugli effetti della diffusione dell'agricoltura dal Medio Oriente, sua area di origine, verso l'Europa. Tutto ciò, unito ai dati archeologici, gli ha permesso di ricostruire un albero completo della discendenza dei popoli, nel quale geni e linguaggi vanno di pari passo, per dimostrare come la convergenza di dati genetici e culturali consenta di dare una spiegazione convincente dell'evoluzione dell'uomo.
In conclusione si ritiene che Luigi Luca Cavalli-Sforza abbia creato una sintesi molto completa sulla differenziazione delle popolazioni del pianeta, integrando vari campi di ricerca e fornendo in modo evidente la prova della nostra "co-evoluzione" genetica e culturale.
Nato il 25 gennaio 1922 a Genova, Luca Cavalli-Sforza è cittadino italiano e statunitense.

Fonte : http://www.balzan.it/italiano/pb1999/cavalli/laudatio_profilo.htm





Molti considerano Cavalli Sforza il padre della genetica delle popolazioni umane, ed il suo libro Storia e Geografia dei geni umani costituisce un punto di riferimento per tutti i genetisti umani. Dal 1969 è professore di Genetica Umana alla Stanford University, in California.
Tra le sue pubblicazioni, accessibili anche ai non specializzati, ricordiamo :
Chi siamo. La storia della diversità umana (con F. Cavalli-Sforza), Milano, Mondatori, 1993
Geni, popoli e lingue, Milano, Adelphi, 1996
La scienza della felicità, (con F. Cavalli-Sforza), Milano, Mondatori, 1997.

Fonte : http://alma2000.unibo.it/2000/articolo.asp?ID=1382


In contrappunto al recente tema sul " bello del Belgio " parleremo nel corso della riunione del 7 gennaio 2004 del bello (e del meno bello) dell'Italia. Che cosa ci piace e perché (lingua compresa)…
MIGLIORI AUGURI PER IL 2004 !


La volta scorsa

" Incredibile, la serata di mercoledì. Che atmosfera di convivialità ! Ne sono ancora oggi stupito ! Formiamo un bel gruppo. " così il nostro presidente Dominique Dogot ha sintetizzato l'ultima riunione nel corso della quale abbiamo cenato insieme condividendo cibo, bevande e buon umore.
La presenza di amici rasserena e rinvigora, stare a tavola insieme vuol dire prendere in considerazione ogni persona, portare un cibo è un invito a una migliore conoscenza reciproca…

Mostra Giuseppe Flangini a Marcinelle e Piranesi a Charleroi

Il 30 novembre ci siamo recati a Marcinelle e Charleroi per visitare due mostre figuranti nel programma Europalia 2003. La prima, quella relativa alle opere di Giuseppe Flangini, allestita propria nello storico sito minerario del Bois du Cazier (e con guida in italiano), ci ha dato anche l'opportunità di ricordare i tragici eventi del 1956. La mostra di Charleroi era dedicata a stampe raffiguranti vedute panoramiche di Roma tra il XV e il XIX secolo. Il punto culminante della mostra riguardava lo spazio riservato alle vedute romane di Giambattista Piranesi (1720-1778). Erano esposte anche due matrici originali dell'illustre incisore. Nell'intervallo tra le due visite abbiamo pranzato presso il ristorante "Michelangelo" di Charleroi.



I membri del club alla mostra Flangini



La Piazza Navona - Piranesi