Bollettino 107


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Treno blindato, Gino Severini, 1915
olio su tela, cm.116x87, R.S. Zeisler Collection, New York.

Gino Severini partecipò attivamente alla fondazione
del movimento futurista
di cui firmò due Manifesti.



Aprile 2004 - N° 107





ITINERARIO DI POESIA

Mattina
Santa Maria La Longa il 26 gennaio 1917
M'illumino d'immenso.


GIUSEPPE UNGARETTI

Non è forse questo il vero e più efficace manifesto poetico, l'irresistibile slogan lirico di tutto il Novecento? Ungaretti èriuscito a battere in velocità e semplificazione anche il suo concorrente più temibile: il fragoroso, facinoroso e inquinante Filippo Tommaso Marinetti, padre del Futurismo e profeta della Fiat. Ungaretti non si è mischiato coi motori a scoppio, ha preferito l'elettricità, le scintille e i corti circuiti. Marinetti aveva ancora bisogno, nel 1910, di articolare per punti il suo discorso programmatico sulla letteratura del futuro. Aveva bisogno del passo di corsa, della velocità, dello schiaffo e del pugno, come si legge nel suo manifesto. Era un'attivista dell'arte, un invasato squadrista letterario, in posizione ginnica e militare.


Giuseppe Ungaretti è meno attivista del suo connazionale e concittadino più anziano (di dodici anni: entrambi nati ad Alessandria d'Egitto, figli di emigrati). Non rifiuta affatto l'estasi, tutt'altro. La usa, la rende proficua. E non ha bisogno della mitraglia di un manifesto letterario in diversi punti. Gli basta un colpo solo, un solo punto, una dichiarazione che è nello stesso istante una poesia in estrema sintesi, la poesia di un istante, lo stato primordiale e originario della poesia.

Il "M'illumino d'immenso" è una professione di fede, una percezione immediata che ha rapporto virtualmente con tutto e concretamente con nulla. Senza averlo messo in programma, Ungaretti scrive così il primo comandamento dell'estremismo e dal fanatismo lirico, che è anche un vero e proprio manifesto tecnico della nuova poesia. Così ogni parola viene liberata dalla sintassi, viene isolata, lasciata a se stessa, restituita a se stessa. Ungaretti mette in parole, in due parole, l'illuminazione dell'io, nelle quali l'io è sommamente illuminato come da un enorme e quasi divino riflettore cosmico, il sole, sul palco di una storia ridotta a zero. Ma quella luce da dove viene? Viene dal sole del mattino o viene direttamente dall'io? L 'io (che per il Futurismo doveva sparire) qui, dilatandosi all'infinito, sparisce o diventa enorme?

Nella antologia Garzanti della poesia italiana del Novecento questa micropoesia è accompagnata da una nota: "Due parole per una poesia: oggetto di polemiche, di ironia, di frecciate per tanti anni. È l'esaltazione del frammento, così come Ungaretti, in quella fase di ricostruzione di una poesia e di una metrica italiana, lo sentiva".

I due minimi versi di Ungaretti (un settenario diviso in due) si presentano come un semplice appunto da taccuino, la nota scarna del soldato-poeta che non ha né tempo né spazio per scrivere, e la cui vita è ridotta a una sola cellula di pensiero, che ogni mattina si meraviglia di essere ancora in vita. Ma il destino letterario successivo di questo stile e tecnica di scrittura di Ungaretti forse qualche frecciata ironica la merita. Ungaretti ha lavorato alla ricostruzione del discorso poetico, ha aperto la strada al petrarchismo e góngorismo e tardo Simbolismo o Surrealismo depurato degli ermetici. L 'estrema e disperata serenità di chi è in bilico fra la vita e la morte, soldato in guerra, diventa più tardi certezza, abitudine e garanzia poeticistica per innumerevoli epigoni, noti e ignoti. È un destino culturale che non riguarda solo Ungaretti e I'ungarettismo (che arriva fino alla Neoavanguardia e ad Andrea Zanzotto). L 'estremismo linguistico, l'essenzialismo dell'arte e della poesia moderna è nato da situazioni realmente estreme, è nato dalle rovine della Prima guerra mondiale. Ma è diventato poi estremismo simulato, fittizio, o programmatico. Quanti polverosi disastri poetici, quanti poeti illeggibili, candidi e sibillini (formalistici, informali, oracolari e orfici, irreali) sono nati dal piccolo seme di quelle due parole di Ungaretti! Un vero disastro ecologico. Un pauroso imbruttimento e degrado del linguaggio e dcll'ambiente poetico, che ancora oggi ognuno può vedere, se vuole.

ALFONSO BERARDINELLI
100 poeti, Arnoldo Mondadori Editore, 1991


Alfonso Berardinelli (Roma, 1943) è scrittore e autore di numerose opere di critica letteraria in cui si è occupato in particolar modo di poesia.





GIUSEPPE UNGARETTI

Il poeta nacque ad Alessandria d'Egitto nel 1888 da genitori italiani. Il padre morì quando Ungaretti aveva appena due anni. Nel 1912 si trasferì a Parigi dove studio all'università Sorbona senza però laurearsi. Nella città conobbe i maggiori esponenti delle avanguardie: Apollinaire, Picasso, Soffici, Papini, Palazzeschi e Marinetti. Allo scoppio della prima guerra mondiale, rientrò in Italia e si arruolò volontario combattendo sul Carso. Successivamente ritornò a Parigi dove visse dal 1918 fino al 1921, lavorando presso l'ambasciata e scrivendo corrispondenze per "Il Popolo d'Italia". Dopo l'esperienza parigina si trasferì a Roma e lavorò per il Ministero del Tesoro. Nel 1936 fu chiamata ad insegnare all'Università di San Paolo in Brasile e qui visse fino al 1942. Nel 1939 fu colpito da un grave lutto, la morte del figlioletto Antonietto. Al suo rientro in Italia ottenne la cattedra di Storia della letteratura italiana contemporanea dell'università di Roma. Morì a Milano nel 1970.

Le opere pi famose di Ungaretti sono: Il porto sepolto (1916); Allegria di Naufragi (1919); Sentimento del tempo (1933); Il dolore (1947); La Terra promessa (1950); Un grido e paesaggi (1952); Il taccuino del vecchio (1960); Dialogo d'amore (1958); Il povero nella città (1949); Il deserto e dopo (1961);

Fonte : (http://www.portaledellapoesia.it/modules.php?name=News&file=article&sid=280)





Questa poesia, tratta dalla raccolta l'Allegria, è tra i testi più noti di Ungaretti. In soli due versi, il poeta esprime con indubbia efficacia una folgorazione che potrebbe quasi definirsi "mistica", poiché giunge a percepire un sentimento d'Infinito.

La comprensione di questo testo richiede di soffermarsi sulla particolare valorizzazione del titolo, indispensabile all'interpretazione corretta del significato: lo splendore del sole sorto da poco trasmette al poeta una sensazione di luminosità. Che provoca immediate associazioni interiori, e in particolare il sentimento della vastità. Mi illumino di immenso significa appunto questo: l'idea dell'infinita grandezza mi colpisce nella forma della luce. Una sensazione fisica legata al dato naturale della mattina, diviene immediatamente un sentimento interiore, con scambio rapidissimo tra sensazione e pensiero, secondo i modi tipici del simbolismo.

Ungaretti usava mandare in quel periodo le sue poesie, su cartoline postali, per lo più a Papini e spesso a Soffici. La prima stesura di questa poesia era intitolata Cielo e mare. A Papini mandò questa versione : " M'illumino/d'immenso/con un breve/moto di sguardi ".

Siamo in guerra, siamo in trincea e siamo verso Trieste in una mattina di sole; all'improvviso i soldati ed anche Ungaretti vedono la distesa infinita del mare. E s'illuminano "d'immenso".

Il titolo esplicitava dunque l'iniziale separazione tra i due piani (la luce del cielo e l'immenso del mare). Ancora una volta, la correzione del poeta elimina dunque l'esteriore e punta tutto sulla concentrazione interiore: in questo modo si passa da una splendida "impressione" poetica a una vera e propria comunione del poeta con il tutto.

Fonte : http://www.ungarettionline.it/mattina_p1.htm


L'artista italofrancese Calogero Ferrante detto Etnarref ci intratterà d'arte e d'altro durante la riunione del 7 aprile 2004. " Dalla follia alla demenza ", tra pittura e scrittura, sarà il tema conduttore del suo intervento.


La volta scorsa

Nel corso del duro inverno 1978-79, fu sfrattata dalla cité des Acacias, squallido quartiere dell'ex zona mineraria di Hensies, una comunità turca ivi raccolta (quaranta famiglie). Inizialmente tristi, i fatti si conclusero con un lieto fine grazie anche all'intervento dei media : le Autorità trovarono alloggi nuovi (a Wiers). Arcangelo Petranto', animatore e moderatore del club, ha voluto ricordare quell'episodio di storia locale accaduto venticinque anni fa. Coinvolto in quella faccenda (era allora animatore socioculturale e fu tra coloro che spinsero le Autorità a trovare una soluzione umanamente accettabile), egli ha esposto la cronologia dei fatti come risultava dal proprio archivio. Egli ha presentato, per concludere, alcuni documenti d'epoca : filmini super 8 mm grazie ai quali si son potuti vedere il sito carbonifero e il trasloco dei turchi.


Prossimi appuntamenti del Club

  • Sabato 24 aprile
    Serata letteraria a Tournai (in lingua francese)
    La serata comincerà alle ore 20 e si svolgerà al primo piano del caffè "Le Central", Piazza Grande di Tournai. Saranno letti testi (poesia e prosa) di Pascaline Dhont, Marianne Kirsh, Françoise Lison-Leroy, Arcangelo Petranto', Michel Westrade.
    Intermezzi musicali di Nicoletta e Sébastien Duthoit.
    Ingresso libero.


  • Mercoledì 5 maggio
    Il diplomatico Patrick Nothomb, ex-ambasciatore belga in Italia, commissario generale di Europalia Italia 2003 - 2004 e padre della scrittrice Amélie Nothomb, interverrà sul tema " Europalia Italia : l'organizzazione di un festival di cultura italiana in Belgio ".


  • Sabato 8 maggio
    Cristalleria d'Arques
    La visita della cristalleria organizzata da Bernard Loin è stata confermata.
    In linea di massima il programma sarebbe il seguente:

    - ore 9 : partenza dal parcheggio della Casa della Cultura di Tournai. Il viaggio si fa in macchina. Distanza 90 km.
    - dalle 10:30 alle 12 : visita della cristalleria.
    - dalle 12:15 alle 13 : visita speciale al show room "B to B".
    - dalle 13:15 alle 14:15 : pranzo presso il ristorante Saint-Laurent.
    - dalle 14:30 alle 15:30 : negozio, acquisti eventuali.
    - al ritorno, si potrà passare dal Monte Cassel (bel tempo permettendo) e da Godewaersvelde presso il "Blauwershof", da Raoul. Un tipico locale di stampo fiammingo.

    Il prezzo della visita è di 4,70 €/persona. Per il pranzo, prevedere da 6,70 € a 7,50 € per piatto unico. Bevande non comprese.
    Cenno di adesione all'escursione durante la prossima riunione o telefonando ad Arcangelo o Dominique.


  • Omaggio a Dario Carlin (data da fissare)
    Una data era stata prevista per la fine di marzo ma è stata in seguito cancellata. Aspettiamo una nuova proposta di Francesco Azzaretto incaricato dell'organizzazione dell'omaggio. Obbiettivo : ritrovarci insieme di buon mattino nella panetteria di Dario (5, rue Chevet Saint Pierre a Tournai).