Bollettino 122


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Telemaco Signorini (1835-1901)
La sala delle agitate a San Bonifacio di Firenze
(1865, Galleria d'arte moderna di Ca' Pesaro, Venezia)




Gennaio 2006 - N° 122




PAZZI DELLA CITTÀ DI PALERMO


Uno faceva collezione di chiodi usati e li classificava in diverse cassette con su scritto: utili, forse utili, difficilmente utilizzabili.

Uno faceva collezione di lampadine fulminate.

Uno era il principe di Baucina, che si vantava di non aver mai aperto una busta in vita sua. Aveva elaborato una classificazione delle lettere in due categorie: inutili e jettatorie. Gli amici e i parenti che erano a conoscenza della sua teoria smisero presto di scrivergli, per cui la teoria stessa tendeva sempre più a rivelarsi esatta: le lettere che arrivavano finirono per essere davvero tutte irrilevanti o foriere di cattive notizie. Lui annusava la busta, la soppesava e stabiliva: "Inutile."
Oppure: "Jettatoria."
Non le buttava, però. Quando morì ne lasciò tre casse piene, ed erano tutte intatte.

Uno aveva un negozio di videocassette ma odiava i clienti. Vendeva e affittava, ma solo i film che piacevano a lui: film d'autore o cassette porno, sulle quali pure sapeva dare consigli. Se il cliente insisteva per una via di mezzo, magari un filmetto da vedere il sabato sera in famiglia, veniva cacciato fuori dal negozio.

Uno era il principe di Paternò, che al matrimonio del figlio non riuscì a svegliarsi in tempo e dovette vestirsi di fretta, coi primi abiti che riuscì a trovare. I primi abiti che riuscì a trovare furono dei pantaloni verdi, un panciotto giallo e una gianca amarante.

Uno faceva il bancario e non ne voleva sapere. Allora si licenziò, se ne andò da casa e da allora visse sui marciapiedi. A parte che ogni tanto si metteva a gridare senza motivo, però mantenne una certa dignità, e difatti la notte andava a dormire nell'androne di via Ariosto undici, che era un condominio perbene, dove lui non dava fastidio alle persone perbene e le persone perbene non davano fastidio a lui. Gli accordi prevedevano che al risveglio avesse cura di piegare le sue coperte e metterle in un angolo, prima di accomodarsi fuori.
I primi mesi andava pure nel pomeriggio a fare un pisolino, ma gli fecero capire che era meglio di no.

Uno era lo scrittore Salvo Licata, che ogni due mesi si convinceva di essere troppo grasso e iniziava una dieta personale. Comunicava, per esempio: "Oggi ho mangiato solo arance."
Poi precisava: "Una cassetta di arance."
Lo stesso coi fichi d'India.

Uno era Luigi Biondo, che passò la prima parte della sua vita ad accumulare ricchezze e la seconda, con altrettanto accanimento, a dilapidarle in beneficenza. Tutto per essere sicuro di non avere nulla da lasciare ai parenti, come difatti successe alla sua morte.

Uno, la sera della riapertura del teatro Massimo, mise lo smoking e andò. L'Aida era trasmessa in diretta alla radio; e lui, dopo essersi sistemato nel suo palco, tirò fuori una radiolina e mise l'auricolare per ascoltare via radio l'opera che aveva davanti agli occhi.

Uno era il professore Ascoli, medico di fama. Quando si trovava ad affrontare un caso clinico particolarmente delicato, gli capitava di sospendere la visita, lasciare il paziente in mutande nel suo studio e andare a fare una passeggiata in bicicletta per riuscire a riflettere meglio. Poi tornava e non sbagliava mai diagnosi.

Uno faceva l'ortopedico, ma avrebbe voluto essere psicanalista. Da un certo momento in poi interpretò gratuitamente sogni e desideri dei pazienti giudicando dalla forma dei loro piedi.

Uno andava sempre alle conferenze stampa di presentazione delle stagioni musicali, prendeva la parola e protestava per un quarto d'ora perché secondo lui non tenevano abbastanza conto dell'importanza del jazz.

Uno, un giorno perse la pazienza e prese a martellate tutte le automobili ferme al semaforo di via Dante. Prese a martellate anche una motocicletta. Il proprietario si tolse il casco per protestare, giusto in tempo per prendersi anche lui una martellata in testa.

Uno era un ingegnere che aveva inventato il Nuovo Calendario Laico Manageriale. Secondo questo calendario l'anno era formato da tredici mesi, e ogni mese cominciava di domenica. Lo proponeva a tutte le aziende, sostenendo che ne avrebbero tratto sicuri vantaggi economici. Nessuna, tuttavia, accettò mai di adottarlo.

Roberto ALAJMO
Nuovo repertorio dei pazzi della città di Palermo
Piccola Biblioteca Oscar Mondadori, 2004




Roberto Alajmo è nato nel 1959 a Palermo, dove vive e lavora come giornalista alla sede siciliana della Rai. Collabora con il quotidiano "la Repubblica" e cura una rubrica sulla rivista "Diario della settimana". Ha svolto il ruolo di critico teatrale al Giornale di Sicilia, è stato docente di Storia del Giornalismo alla facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Palermo e consigliere d'amministrazione del teatro Stabile di Palermo. Oltre ad alcune commedie teatrali, ha pubblicato il racconto "Una serata con Wagner" (Novecento, Palermo, 1986) e i volumi "Un lenzuolo contro la mafia" (Gelka, Palermo, 1993); "Repertorio dei pazzi della città di Palermo" (Garzanti, Milano, 1994), consultabile con contributi da altre città sul sito http://www.diario.it/; "Almanacco siciliano delle morti presunte" (Edizioni della Battaglia, Palermo, 1997); "Le scarpe di Polifemo" (Feltrinelli, Milano, 1998), con cui ha vinto il premio "Arturo Loria"; "Notizia del disastro" (Garzanti, Milano, 2001).

Fonte:
http://www.clubletterario.it/autori/alajmo.htm





"I matti di cui parlo nel mio Repertorio sono personaggi che ho incontrato personalmente e che ho descritto, o sono matti che mi sono stati raccontati. Soprattutto dopo l'edizione Garzanti ho ricevuto moltissime lettere di persone che avevano una storia da offrirmi. I matti raccontati sono comunque tutti veri o narrati come se fossero veri. Nelle storie che ascolto c'è qualche volta anche molta leggenda metropolitana, oppure ci sono diverse versioni della stessa vicenda. Il mio intervento è allora nella selezione della variante migliore. Però non aggiungo mai particolari alle storie che mi vengono raccontate. Perché è bello riuscire a rispettare la tradizione orale. In questi anni ho intervistato persone che mantengono vita la memoria orale della città: ho dato voce ai nonni di Palermo. (Roberto Alajmo)

    
Renato Guttuso (1912-1987)
"La Vucciria" (1974), il famoso mercato popolare palermitano.





Enciclopedia dei Matti Italiani è un progetto decennale di catalogazione sistematica dei pazzi che abitano le città italiane.
Come prototipo è stata adottata Palermo, dove sono state raccolte circa trecento microstorie che formano nel loro complesso un ritratto possibile della città.
Il "Repertorio dei Pazzi della città di Palermo" è stato pubblicato nella sua veste provvisoriamente definitiva dall'editore Garzanti nel 1994.
Non è una raccolta di barzellette sui pazzi.
Non è una palestra di pietismi a buon mercato.
Autore, selezionatore e demiurgo del progetto è Roberto Alajmo.
I risultati parziali della ricerca, in attesa di essere raccolti in volume, vengono pubblicati settimanalmente su http://www.diario.it/

Fonte:
http://xoomer.virgilio.it/ralajm/



L'argomento della riunione del 4 gennaio 2006 sarà dedicato ai vestiti. Perché ci vestiamo, a che cosa servono, quale significato diamo ad essi ? Quanto siamo disposti a spendere per comprarne ? Servono solo a proteggerci o ad altro ?
Nel corso della serata condivideremo il dolce dei Re.
Occorre segnalare che a richiesta della Direzione del Collège Notre-Dame, per motivi di sicurezza, da ora in poi la porta d'ingresso della scuola dovrà essere chiusa durante le nostre riunioni. La porta rimarrà aperta dalle 19:30 alle 20:30. Per chi dovesse arrivare più tardi occorrerà suonare il campanello o telefonare a Dominique (0496 62 72 94) o ad Arcangelo (0494 24 26 32).


La volta scorsa

Come al solito, l'ultima riunione dell'anno ha preso la forma di una bellisima cena.
La formula abituale prevede di portare un piatto per due o tre persone con l'obiettivo di offrire un buffet variato. Ancora questa volta, tutti hanno provato la loro originalità e i loro talenti culinari: tra tante golose proposte la scelta fu difficile ! Le papille gustative se la sono proprio goduta ! Questo tipo di cena incarna benissimo lo spirito del club: d'ispirazione italiana con un modo di fare (in questo caso, un modo di mangiare) tipicamente belga.
Da notare la presenza di Guy (Guido) Denonne, primo presidente del club e la partecipazione musicale di Bernard Loin (con la sua chitarra) e Francesco Azzaretto (canto).