Bollettino 123


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Dolciano (Chiusi).
Urna cineraria (Canopo) : testa virile. (500-480 a.C.)
Chiusi, Museo etrusco.

velthur larisal clan cuclnial thanchvilus lupu avils XXV
"Velthur di Laris figlio (e) di Cuclni Tanaquil (fu) morto (di) anni venticinque"
(scritto su un sarcofago di uomo - Tarquinia).

Le iscrizioni etrusche a nostra disposizione
risultano essenzialmente in testi brevissimi di carattere funerario e votivo.




Febbraio 2006 - N° 123




LA LINGUA ETRUSCA


La lingua etrusca ha da sempre esercitato un fascino straordinario sul grande pubblico, fino a costituire quello che da sempre popolarmente si chiama "mistero etrusco". Ancora oggi molti credono alla completa oscurità dei testi etruschi, aspettandone la "decifrazione". In realtà, non si tratta di trovare "una chiave", in quanto molte cose sono già state comprese, ma soltanto di approfondire la conoscenza globale basandosi su studi allargati che riguardino la cultura, fatti storici, il contesto del mondo civile nel quale si usava la lingua etrusca, la cui conoscenza, comunque, rimane abbastanza limitata. Non si può parlare quindi in termini di "mistero" ma in termini di "difficoltà".
La prima, maggiore difficoltà della lingua etrusca è legata al fatto che è una lingua isolata, nel senso che, pur presentando somiglianze con idiomi mediterranei e indoeuropei, non è inseribile strutturalmente in nessuno dei gruppi linguistici che conosciamo. La seconda difficoltà è la scarsità del materiale a disposizione: le fonti dirette e indirette su cui ci si basa oggi per lo studio dell'etrusco sono quasi esclusivamente iscrizioni, attualmente circa 20.000, numero probabilmente destinato a crescere seguendo le campagne di scavi archeologici; purtroppo sono iscrizioni brevissime e di carattere estremamente monotono e ripetitivo, perché funerario e votivo: nome del defunto, cariche ricoperte in vita, nomi dei familiari, qualche volte nomi di dei coinvolti nelle vita ultraterrena del defunto. La terza difficoltà risiede nella mancanza di strumenti diretti di traduzione di parole, cioè glossari bilingui, tranne pochi piccoli esempi quali le lamine di Pyrgi.

http://www.comune.santamarinella.rm.it/museo/html/italiano/a15.html






L'Etrusco fu una lingua parlata e scritta nell'antica regione dell'Etruria (odierna Toscana) e nei territori dell'attuale Lombardia (dove gli Etruschi furono spostati dai Galli, in Italia). Tuttavia, il Latino sostituì completamente l'Etrusco, lasciando solo alcuni documenti e alcuni prestiti linguistici nel Latino (per esempio, persona dall'Etrusco phersu), e alcuni nomi di luoghi, come Parma. Altri esempi di termini di probabile origine etrusca sono: atrium, fullo, histrio, lanista, miles, mundus, populus, radius, subulo.
La lingua etrusca risulta attestata dall'affermarsi della cultura di Villanova tra il IX e il III secolo a.C., avente come focolaio iniziale l'area circostante al primo nucleo di Bologna. La popolazione alloglotta intrusiva attrice dell'innovazione culturale, si insediò nelle zone prima occupate dai Terremare e dagli Appennini (emilia orientale, sud lombardia, basso veneto).
Il primo nucleo di questo insediamento, parlava una lingua non indoeuropea, affine a quella di altri popoli provenienti dall'asia minore ed insediatisi in area Uralica. Trasferitisi nel IX sec a.C forse attratti dai preziosi giacimenti metalliferi della zona, fondarono le città di Populonia e Vetulonia e commerciarono manufatti col ferro estratti dall'area. La loro lingua si affermò in un area più vasta rispetto a quella stanziale per la valenza innovativa della cultura di cui erano portatori.
L'etrusco è caratterizzato da una struttura grammaticale semplificata, dal carattere agglutinante che condivide con le lingue altaiche e uraliche, dal caso ergativo, e dalla corrispondenza semantica biunivoca che condivide con altre lingue come quelle facenti parte del ceppo Ugro-Finnico (Uraliche).

http://it.wikipedia.org/wiki/Lingua_etrusca


    






La letteratura

Gli etruschi scrivevano per lo più da destra verso sinistra (sistema sinistrorso o retrogrado) ma anche da sinistra a destra (sistema destrorso o progressivo). Raramente usavano il sistema bustrofedico, che consiste nell'alternare i due sensi, una riga a destra e una a sinistra.
Non usavano maiuscole e non separavano le parole, il che spesso aumenta la nostra difficoltà di comprensione degli scritti. Purtroppo conosciamo poco sotto il profilo della morfologia, solo alcuni elementi di carattere generale. Sappiamo come si formava il femminile, il plurale, il genitivo (anzi i genitivi, perché ce n'era uno doppio, rafforzativo) l'accusativo, il locativo.
Ma pochi sprazzi illuminano la zona oscura dei verbi. Non va molto meglio con i numerali, dei quali conosciamo bene solo i primi sei, dopo la scoperta del dado d'avorio di Tuscania (giocavano a dadi). Sappiamo solo che il sistema numerico era quello decimale.
Per quanto riguarda la produzione letteraria vera e propria, purtroppo tutto è andato perduto, ma abbiamo numerose prove che questo materiale esisteva. Ancora agli inizi dell'Impero Romano rimaneva molto materiale sugli Etruschi e sicuramente una grossa parte era in lingua etrusca, sufficiente perché l'imperatore Claudio potesse scrivere 20 libri di storia etrusca, i Tyrrhenika. Anche Varrone fa riferimento a fonti storiche etrusche, citando le Tuscae Historie.
Inoltre, alcune scene dipinte in una tomba di Vulci narrano episodi storici in cui guerrieri etruschi combattono con guerrieri romani; queste scene presuppongono una tradizione storica, dal momento che l'affresco è del 340-310 a.C. circa, quasi due secoli dopo gli avvenimenti dipinti.
Oltre a questi, altri casi lasciano presupporre che sia esistita una storiografia etrusca scritta; tale letteratura ebbe sicuramente un ruolo rilevante nella formazione di una nazione, nata da diverse comunità sparse, un po' come avvenne per i poemi omerici che crearono un forte legame sentimentale nei vari gruppi dei primi Greci.

http://www.comune.santamarinella.rm.it/museo/html/italiano/a154.html






La scrittura

Le iscrizioni etrusche si leggono senza difficoltà, perché sono scritte in alfabeto greco, con qualche modifica marginale. Non esiste dunque nessun problema di "decifrazione" dell'etrusco (come invece si sente dire).
Studiando le iscrizioni, gli specialisti sono arrivati a stabilire il significato di una parte delle circa cinquecento parole etrusche che ci sono arrivate, e di alcuni aspetti della grammatica.
Si è visto così che l'etrusco non è imparentato con nessuna lingua nota come dimostra il fatto che il vocabolario di base è isolato: parole comuni come rnlach "bello", sec "figlia", cel "terra", liur "luna" o i nomi dei numeri non hanno confronti con altre lingue.
Come presso gli altri popoli del mondo antico, anche fra gli Etruschi si usava apporre iscrizioni, a seconda delle necessità e circostanze, su svariati supporti e manufatti: sulla pietra, sulla ceramica e sul metallo.
Le brevi iscrizioni su manufatti ricordano chi è il proprietario dell'oggetto o a quale persona o divinità esso è destinato. Altre iscrizioni sono una specie di marchio di fabbrica, perché riportano il nome dell'artigiano che ha fabbricato l'oggetto.
Sono pochissime, meno di una decina, le iscrizioni che superano le 50 parole. Si ricordano le prime quattro: nell'ordine, il manoscritto della "Mummia di Zagabria", la "Tabula di Capua", la "Tavola di Cortona", il "Cippo di Perugia".

http://www.comune.firenze.it/soggetti/sat/tabula/linguaframe.htm






I numeri etruschi da 1 a 10 (secondo Massimo Pittau)

 1      thu                       6     sa
 2      zal                       7      semph
 3      ci                       8      cezp
 4      huth                       9      nurph
 5      makh                      10      sar

http://web.tiscali.it/pittau/Etrusco/Studi/dadi.html



La parola " satellite " ci viene dagli etruschi

" Una delle parole etrusche passate ai Romani fu satelles, che è giunta fino a noi nella forma di satellite. E' una parola che ha avuto molti significati e si è diffusa paraticamente in tutte le lingue (neolatine, germaniche, slave…) ; è diventata di grande attualità con i voli spaziali dei nostri tempi. Leggiamo la storia di questa parola con le considerazioni di un linguista (M. Dardano).
Il latino satelles significava propriamente " guardia del corpo " e in senso lato " compagno, accompagnatore ", quindi " ministro " nel significato antico di " servitore ". La parola era usata anche nella lingua letteraria con significati particolari : per esempio satelles Aurorae era detto il pianeta Venere, " l'accompagnatore dell'aurora " ; satelles Iovis era l'aquila, l'accompagnatrice fedele di Giove.
L'etimologia di satelles ha dato parecchio da fare ai linguisti ed è rimasta a lungo sconosciuta. Senza dubbio si tratta di una parola non latina : è un prestito, probabilmente della lingua etrusca. Infatti il primo re di Roma, cui la leggenda attribuisce dei satellites, fu l'etrusco Tarquinio il Superbo. Probabilmente sono di tale origine altre parole latine terminanti in -es : miles, " soldato " ; termes " ramo di nulivo " ; cocles " cieco di un occhio ". Alcuni di questi termini sono stati ripresi come latinismi (cioè parole colte) in italiano.
Nel Cinquecento satellite è ripreso con l'originario significato latino da alcuni scrittori. Nel Seicento, invece, nasce l'attuale significato del termine. Quando Galileo Galilei ebbe scoperto i pianetini intorno a Giove, da lui detti stelle Medìcee (1610), dopo un po' un grande astronomo, Keplero, cominciò a chiamarli satellites. Probabilmente Keplero aveva in mente l'espressione satelles Iovis che abbiamo prima ricordato. Comunque, la cosa importante è la metafora. I linguaggi scientifici si servono spesso di questo mezzo per formare le loro terminologie. Tutto ciò avviene in un moto incessante di scambi : satellite da " accompagnatore " a " corpo celeste che gira intorno a un pianeta " ; da questo significato si è passati a quello (nato intorno al 1950) di satellite artificiale, e poi comunemente si è chiamato satellite ogni " congegno creato dall'uomo e lanciato nello spazio in modo che descriva un'orbita intorno alla Terra i a un altro corpo celeste ".

Fonte : da M. Dardano, in Francesco Sabatini, La lingua e il nostro mondo, Loescher editore





Chiunque ha un sogno dovrebbe andare in Italia.
Poco importa se si pensa che il sogno sia morto e sepolto,
in Italia, si alzerà e camminerà di nuovo.


Elisabeth Spencer
Romanziera americana nata a Carrollton (Mississippi) nel 1921.
Citazione da The Light in the Piazza.



I sogni che si realizzano costituiranno il tema della riunione del 1° febbraio 2006. Che cosa essi rappresentano ? Ne abbiamo proprio bisogno ? Cosa succede quando diventano realtà ?
Ricordiamo che a richiesta della Direzione del Collège Notre-Dame, per motivi di sicurezza, la porta d'ingresso della scuola verrà chiusa durante le nostre riunioni. La porta rimarrà aperta dalle 19:30 alle 20:30. Per chi dovesse arrivare più tardi occorrerà suonare il campanello o telefonare a Dominique (0496 62 72 94) o ad Arcangelo (0494 24 26 32).


La volta scorsa

Siccome la riunione si è svolta due giorni prima della Befana, abbiamo mangiato la " galette des rois " con anticipo. Come al solito, i vestiti reali sono stati sostituiti da due corone per il re e la regina indicati quest'anno dalle fave: Dominique Dogot e Bernadette Debetencourt. In più per festeggiare l'anno nuovo Santo Petrantò ci ha portato due bottiglie di spumante che abbiamo bevuto degustando il dolce. Ringraziamo sinceramente Santo per questa gradevole iniziativa.
I vestiti sono stati lo stesso al cuore della conversazione. Tra mostrarsi e nascondersi, il modo di vestirsi è legato al rapporto che abbiamo con il nostro corpo. Ed anche con il nostro mondo intimo: le forme e soprattutto i colori che scegliamo possono rifletere il nostro stato d'animo.
Se la moda rappresenta un tipo di modello vestimentario, lo stesso stile dipende dalla persona e di come si vuole essere visto dagli altri. Non abbiamo peraltro dimenticato le origine dei vestiti cioè proteggersi dal freddo. Parlando e mangiando, nessuno ha pensato che i pantaloni dei golosi siano spesso troppo stretti!










Attività e appuntamenti già previsti


    • Riunione 3 maggio 2006

      Anticipiamo l'informazione della venuta come ospite oratore di Antonio Vilardi, direttore artistico del teatro St Michel di Bruxelles e compositore di musica per film.



    • Sabato 20 maggio 2006

      Serata letteraria e musicale
      Chi desidera partecipare proponendo testi o interventi musicali o offrendosi come lettore puo' contattare, entro il 15 febbraio, le curatrici dell'evento Enza (0478 30 96 19) o Marie-Claire (0473 71 71 84).