Bollettino 133


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Mercanti italiani
Particolare delle Storie di San Matteo,
di Niccolò di Pietro Gerini (m. a Firenze nel 1415).
Affresco conservato presso il convento di San Francesco di Prato.




Marzo 2007 - N° 133




PRATO


"Lavorando in casa con quattro vecchi telai mio padre la casa se l'è comprata, mi ha fatto studiare, mi ha regalato la macchina e mi ha pagato le vacanze alle Maldive. Io allora ne ho presi otto, di telai, e mi sono affittato un capannone al macrolotto. Volevo fare di più, volevo migliorare; ma ormai c'è lavoro sì e no per sei mesi l'anno, e se non ero svelto a dare via tutto finiva male come tanti che conosco. Ora faccio etichette da maglieria per i cinesi, L, XL, XXL, e almeno la mesata la porto a casa". A dir così è un tessitore pratese di trent'anni, e posso assicurare che sentir dire questo da un tessitore pratese è come sentir dire da un guerriero maori "sì, certo, sono scappato davanti al nemico, ma almeno non mi sono fatto male".
Dopo quasi vent'anni sono tornato a vivere a Prato, la mia città, e questo è quello che trovo. Che ci fosse crisi lo sentivo dire da un po', ma questa sembra più che una crisi, somiglia a una fine. Due mesi fa, del resto, per chiedere "regole che valgano per tutti", gli industriali pratesi hanno perfino indetto uno sciopero - lo sciopero dei padroni, sembra una filastrocca di Gianni Rodari; e se i miei concittadini si sono ridotti a scioperare e a chiedere regole dev'essere per forza successo qualcosa di grave.
    

In effetti l'impressione è che la città e tutto il distretto tessile che le fa capo - uno dei territori industrialmente più compatti, produttivi, competitivi e ricchi d'Europa, così come l'avevo lasciato io - siano schiacciati da una pesantissima pagina della storia del capitalismo che gli è stata voltata addosso. È un'impressione che viene parlando con loro, gli imprenditori, gli artigiani, gli operai, tra i quali circola una rassegnazione che da queste parti non aveva mai trovato cittadinanza. D'altra parte stiamo parlando di gente rimasta imbattuta per quarant'anni, che prima d'ora aveva conosciuto solo periodi più o meno floridi - più floridi quando andava bene anche in tutto il resto del paese, meno floridi quando andava male -, ma mai, mai, batoste come questa. È naturale che sia sotto shock. Né può consolarli il fatto che gli stessi problemi che mettono in ginocchio Prato stiano minacciando l'intera economia nazionale, tanto da far sorgere quel sospetto di "declino" contro il quale il Capo dello Stato si è recentemente pronunciato. Perché di prospettive che possano raddrizzare le cose questa volta non se ne vedono, e espressioni come "rimboccarsi le maniche" o "recuperare la competitività" suonano ingenue, qui, dove si continua a far pezze sapendo che un paese con un miliardo e mezzo di persone da sfamare, duecento milioni di disoccupati e un PIL che cresce del 10% l'anno si è specializzato nel copiare il frutto del tuo ingegno, produrlo più in fretta di te in qualsiasi quantità e consegnarlo in qualsiasi parte del mondo a un prezzo quattro volte inferiore. Con questo non voglio dire che Ciampi potesse fare qualcosa di più, oltre a lanciare il suo appello; ma certo, ascoltate da qui, le sue parole sono suonate come un'arringa fatta a Bisanzio nel 1204, in cui si proclama all'impero ormai crollato che è venuto il tempo di reagire.
No, i pratesi sono troppo in prima linea per potersi illudere; come a Carpi, a Biella, a Como, ad Arezzo, a Santa Croce sull'Arno, per parlare solo del tessile-abbigliamento, e in generale come in tutti gli altri avamposti dell'industria manifatturiera italiana, a Prato sanno benissimo che, per loro, sul terreno dell'economia globale si sta consumando una vera e propria tragedia. C'è di che disperarsi. Ma è il caso di rilevare che a Prato, oltre che disperati, sono anche abbastanza risentiti con chi gli ha venduto la globalizzazione come una grande opportunità, quando invece si sta rivelando, almeno per chi è piccolo ed europeo ed è costretto a rispettare le regole, una colossale fregatura - e qui ci sarebbe da fare tutto un discorso sui profeti del capitalismo globale che ci hanno guidato negli ultimi anni, e sulla sottilissima linea che separa il loro ottimismo dal fanatismo, la loro sfortuna dalla dabbenaggine, la loro buonafede dalla malafede.
Ma forse con Prato la globalizzazione ha semplicemente svolto un compito storico, perché forse è l'industria tessile in se ad avere fatto il proprio tempo, almeno qui. Di sicuro è finito per sempre il tempo in cui consentiva di arricchire facilmente senza bisogno di essere particolarmente bravi o intelligenti - bastava lavorare quattordici ore al giorno e non rispettare le regole e non pagare le tasse; è finito il tempo in cui più di mezzo mondo era comunista e in economia non contava, e i pratesi erano i cinesi d'occidente, e con il loro sistema fatto di rigenerazione degli stracci, flessibilità del prodotto, consegne veloci e prezzi bassi mandavano loro in rovina intere città, - Huddersfield, per esempio, dalle parti di Manchester, o Tilburg, in Olanda. Ed è una vera beffa poiché adesso i figli dei pratesi di allora sono più bravi, più preparati, hanno potuto studiare, sanno di marketing, di economia e di finanza, ma proprio perché sanno queste cose hanno capito che la cuccagna è finita, l'arricchimento diffuso è finito, l'identità collettiva è finita, e quella galassia di filature, tessiture, orditure, aspature, stribbiature, roccature, ritorciture, carbonizzi, follature, accoppiature, tintorie e rifinizioni che faceva risplendere la loro città si sta spegnendo inesorabilmente.

    
Un dramma, dunque - e il peggio deve ancora arrivare. Ma c'è un'altra cosa che va pur detta, e cioè che Prato, rispetto a quando l'avevo lasciata io, vincente, ruggente, invulnerabile, è straordinariamente migliorata. Allora, nel pieno del successo, era una ricca città industriale, brutta e sporca, dove tutto era trascurato e immolato al mito del lavoro: ora, nel pieno della crisi, è una città d'arte bella ed elegante, pulita, piena di passato, perfino raffinata, sede di musei e di università: una piccola perla toscana pronta per essere inclusa dalle guide turistiche nel novero delle visite raccomandate a chi passi più di due giorni in vacanza a Firenze - cioè circa mezzo milione di persone al mese. I miei concittadini adesso sono troppo distratti dalla propria via crucis per accorgersene, ma sono anche gente svelta a "cambiar negozio", quando è necessario, e sono convinto che nei prossimi anni il buco scavato dal crollo dell'industria tessile verrà colmato da quel "turismo alto" che sostiene città come Siena, Pisa o Lucca. Basterà accettare il cambiamento, smettere di pensare ai cinesi, riconoscere che la storia e la natura sono state molto generose con questa città, e anziché del proprio conto in banca abituarsi a esser fieri del suolo che si calpesta e del paesaggio che si ha intorno: lì per lì, mi rendo conto, è un passaggio difficile da accettare, che costerà caro e lascerà a terra parecchi caduti; ma è ineluttabile, e sta già avvenendo, e dopo, una volta completato e accettato, darà di nuovo di che vivere bene a tutti - un bene regolato sulla qualità della vita più che sul fatturato, sul godimento dei beni più che sul loro possesso. Perché è chiaro che il futuro di Prato (come del resto, io credo, di tutto il nostro paese), non è più nei diktat dell'economia di mercato, dove ormai trionfano solo i grandi gruppi multinazionali che violano le regole e i bacini industriali emergenti dove la mano d'opera viene sfruttata, ma nella grande opportunità che essa ha di sottrarvisi, grazie a un'altra ricchezza, più solida e stratificata, fatta dei valori storici, artistici, civili e naturali e di costume che possono vantare in pochi ma che non fanno PIL - e, per questo, dovevano essere risvegliati dal bacio catartico di un po' di miseria.

Sandro Veronesi

Viva l'Italia
a cura di Oscar Iarussi
racconti di AAVV








    
Sandro Veronesi nasce nel 1959 a Firenze, dove si laurea in architettura nel 1985. Vive a Prato fino a quell'anno, poi a Roma fino al 2003, anno in cui decide di tornare definitivamente a Prato, dove tuttora vive insieme ai tre figli.
Al 1988 risale il suo romanzo d'esordio, Per dove parte questo treno allegro (Theoria), opera prima visionaria e grottesca che racconta lo spericolato inseguimento tra un padre e un figlio lungo un'Italia liquefatta dalla calura estiva. Con Gli sfiorati (Mondadori, 1990) Veronesi inizia a rivelarsi scrittore fantasioso e raffinato. Nel 1995, con Venite, venite B 52 (Feltrinelli), si avvicina all'esperienza di autori americani della cultura psichedelica come Thomas Pynchon o Tom Robbins. Del 2000 è La forza del passato (Bompiani), vincitore di diversi premi tra cui il Viareggio e il Campiello e acquistato in quindici paesi. Veronesi è anche autore di tre libri di non-fiction: Cronache italiane (Mondadori, 1992) e Live (Bompiani, 1996) sono raccolte di reportage e interviste effettuate in Italia e all'estero; Occhio per occhio (Mondadori, 1992) è un'inchiesta sulla pena di morte nel mondo. Del 2001 è il libro per ragazzi Ring City (Premio Fregene), mentre l'anno dopo Bompiani pubblica Superalbo che raccoglie in un unico volume tutte le sue cronache, accumulate in oltre dieci anni. Nel 2003, sempre con Bompiani, esce la sua riduzione teatrale di No Man's Land, il film di Denis Tanovic.
Autore di rubriche culturali per radio e televisione, collaboratore di testate giornalistiche e riviste letterarie, Sandro Veronesi ha tradotto in italiano vari autori e poeti americani, tra cui Hunter S. Thompson, Malcolm Lowry, John Wieners, Harold Brodkey, Jess Mowry, Jim Nisbet, Lawrence Ferlinghetti.
Insieme a Domenico Procacci ha fondato la casa editrice indipendente Fandango Libri. Oltre a curare la traduzione e l'adattamento di dialoghi di film stranieri, ha scritto le sceneggiature di molti film, tra cui Maramao e Streghe verso Nord di suo fratello Giovanni, Cinque giorni di tempesta di Francesco Calogero, Ultimo respiro di Felice Farina. Da La forza del passato è stato tratto l'omonimo film, con regia di Piergiorgio Gay, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia del 2002. Nell'autunno 2005 ha pubblicato, con Bompiani, il suo quinto romanzo, dal titolo Caos calmo, in corso di pubblicazione in Olanda, Germania, Romania, Brasile.



Fonte:

http://www.festivaldelleletterature.it/scheda.asp?lang=it&type=S&id=19






Superalbo. Le storie complete

Il libro raccoglie la summa della prosa non narrativa di Sandro Veronesi. Racconti in forma di reportage, storie di cronaca apparentemente inverosimili, incursioni in territori dove la realtà sfiora l'assurdo. Dalle Madonne piangenti in campagna elettorale alla frenesia del "gratta e vinci", dal Giubileo alla festa dell'orgoglio gay, da un esame di maturità in cui si discute con cognizione di causa sul suino pesante, fino alla tragedia delle Twin Towers: una guida alla scoperta dell'assurdo nel mondo.

Fonte:

http://www.libreriauniversitaria.it/BIT/8845251489/Superalbo__Le_storie_complete.htm
    







"Di Sandro Veronesi hanno detto di tutto. Che è uno scrittore di regime (leggi Veltroni). Che è antipatico. Che ha venature cielline (!!!). Che è un figlio di... (nel senso metaforico dell'espressione). Che fa lo scemo per non andar in guerra. Che è un bestsellerista. Che è di Prato (e come dicono da quelle parti: io son di Praho e voglio esser rispettaho)... Ma si sono dimenticati di dire la cosa più vera e importante. Che Sandro Veronesi, 41 anni, architetto, padre di tre figli, è il più grande scrittore italiano della sua generazione e di quella successiva e di quasi tutta quella precedente. Il sigillo, per chi avesse ancora bisogno di conferme, è qui sulla mia scrivania, ancora fresco di stampa, ed è il suo nuovo romanzo, La forza del passato… Penso che Alberto Moravia, che lo ebbe caro, sarebbe stato contento di questo romanzo. (…)
E Moravia sarebbe stato più che contento, direi felice, addirittura commosso, di scoprire che il protagonista occulto di La forza del passato è Pier Paolo Pasolini, o per meglio dire una sua poesia, precisamente quella che Orson Welles recita in una memorabile scena del film La ricotta (la scena più bella del cinema italiano, secondo Veronesi): Io sono una forza del passato, solo nella tradizione è il mio amore. Vengo dai ruderi, dalle chiese, dalle pale d'altare, dai borghi abbandonati sugli Appennini o le Prealpi... Giro per la Tuscolana come un pazzo, per l'Appia come un cane senza padrone. O guardo i crepuscoli, le mattine su Roma, sulla Ciociaria, sul mondo, come i primi atti della Dopostoria, cui io assisto, per privilegio d'anagrafe, dall'orlo estremo di qualche età sepolta. (…)
Era il 1963 quando il poeta Pasolini parlò della forza del passato e della fine ("ma quella vera, non quella che poi è stata di moda", sottolinea Veronesi) della storia. È questo è il grande tema del romanzo di Veronesi (a partire dal titolo): "La cancellazione del passato. Nella formazione delle persone il passato conta sempre meno. Nei primi Anni Sessanta finì un'era che era cominciata con l'Illuminismo. Cominciò, come dice Pasolini, la Dopostoria. La parola d'ordine fu modernizzarsi, liberarsi dal passato. La mia è la prima generazione che ha vissuto in un tempo in cui esisteva già una cultura giovanile. Io quando guardo le foto di mio padre da giovane vedo che era vestito da vecchio, non esisteva vestirsi da giovani. C'è stato un cambiamento enorme." (…)
Quanti poeti ha una generazione? Si chiedeva un furente Moravia commemorando Pasolini morto. Ancor meno delle dita di una mano. E quanti narratori ha una generazione? Uno, Sandro Veronesi, ce l'abbiamo di sicuro, teniamocelo stretto, teniamocelo caro."

Antonio D'Orrico

Fonte:

http://rcslibri.corriere.it/bompiani/_minisiti/veronesi/home.htm






La riunione del 7 marzo 2007 sarà dedicata alla Sardegna. Interverrà su questo tema Pierre Delaunoy facendoci scoprire (o conoscere meglio) quest'isola alquanto appartata e misteriosa.



La volta scorsa


La mobilità e l'automobile (specialmente in città) sono stati gli argomenti-filo conduttore della riunione. La discussione ha assunto in talune circostanze aspetti anche tecnici. Le questioni di fondo sono state comunque affrontate: l'automobile rappresenta ancora un simbolo di libertà ? La macchina che ha plasmato il nostro stile di vita è diventata ormai un peso ? Sono affidabili i trasporti pubblici ? Dovremo cambiare stile di vita (in base anche alle minacce climatiche) ? Le risposte, ovviamente, sono state varie e divergenti.
Nel corso della riunione abbiamo avuto il piacere di salutare la presenza di un nuovo membro, Jean-Claude Michel di Leuze-en-Hainaut, a cui abbiamo dato, tutti insieme, il benvenuto.


Visita del Museo degli iguanodonti a Bernissart


Questa visita guidata e gratuita, avvenuta domenica 25 febbraio dopo le peripezie precedentemente raccontate e su invito del borgomastro di Bernissart, Roger Vanderstraeten, ci ha permesso di scoprire un bel museo locale. I reperti esposti ci hanno fatto risalire fino ad epoche "antidiluviane" quando la vita sulla terra presentava aspetti diversi rispetto ai nostri odierni. Il reparto mineralogico ci ha poi incantati con le sue pietre fluorescenti.
La gita si è conclusa presso la Fermette du Préau dove era in corso una serata da ballo. Da segnalare che un quarto del repertorio musicale che abbiamo sentito era italiano !















Prossimi appuntamenti


  • Mercoledì 2 maggio 2007: conferenza

    L'oratore invitato sarà Antonino Lombardo, creatore di progetti a carattere sociale.



  • Sabato 9 giugno 2007
    Visita della cripta di St-Hermes a Renaix (a cura di Marie-Claire)
    Programma (in corso di preparazione):

    • di mattina, visita della cripta

    • pranzo

    • il pomeriggio, visita della Villa Carpentier (di stile liberty)

    
Villa Carpentier


  • Domenica 17 giugno 2007 (o in caso di maltempo domenica 24 giugno 2007)
    Gita in bici a Bruges (a cura di Dominique)

    • appuntamento alle ore 14:00 vicino al Beffroi

    • parcheggio per le macchine fuori città

    • possibilità di trasportare 5 biciclette da Tournai verso Bruges sul rimorchio di Dominique

    • possibilità di noleggiare biciclette, Hallestraat a Bruges

    • la gita in bici si farà in direzione dell'Olanda o verso il mare seguendo il canale.



Viaggio di scoperta dell'Abruzzo (a cura di Arcangelo)


Le informazioni ricevute e relative all'alloggio, sebbene interessanti, non sembrano corrispondere alle aspettative del nostro gruppo (alloggi destinati piuttosto a gruppo giovanili o famiglie). Aspettiamo quindi nuove proposte per l'alloggio. Il viaggio resta di attualità. Esso si svolgerebbe durante l'estate 2007 e durerebbe una settimana.