Bollettino 140


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Firenze. Vista dai giardini di Boboli,
Jean-Baptiste Camille Corot, dopo 1834.
Musée du Louvre, Parigi.




Gennaio 2008 - N° 140




              Per l'Anno Nuovo 2008

AUGURI TANTISSIMI
 
            




DUE LETTERE
          DUE GIORNATE
                    DUE SCRITTORI


Lettera datata 10 dicembre 1513 di Niccolò Machiavelli indirizzata al suo amico Francesco Vettori.



    
Niccolò Machiavelli
Dipinto di Santi di Tito
Questa lettera è scritta da Sant'Andrea in Percussina, vicino a San Casciano, dove Machiavelli si era rifugiato dopo i fatti del mese di febbraio 1513 in cui veniva arrestato, incarcerato e persino torturato per esser sospettato di aver preso parte ad una congiura contro i Medici. Essa rimane come alto documento della vita e dello stato d'animo del Machiavelli. Alla figura sconsolata dell'esule, costretto ad adattarsi con rassegnazione ad una esistenza volgare e oziosa si oppone la fisionomia meditabonda dello scrittore e dell'uomo politico, dalla cui penna uscivano proprio in quei giorni le ultime pagine della sua opera più famosa : il Principe.

Fonte:
(A Fiorato, R. Sapien, Vita e civiltà italiana, Hatier)

Magnifico oratori florentino Francischo Vectori apud Summum Pontificem, patrono et benefattori suo. Romae. (A Francesco Vettori, Magnifico ambasciatore fiorentino presso il Sommo Pontefice, proprio benefattore. In Roma)



Io mi lievo la mattina con el sole, e vòmmene in un mio bosco che io fo tagliare, dove sto dua ore a rivedere l'opere del giorno passato, e a passar tempo con quegli tagliatori, che hanno sempre qualche sciagura alle mani o fra loro o co' vicini…
Partitomi del bosco, io me ne vo ad una fonte, e di quivi in un mio uccellare. Ho un libro sotto, o Dante o Petrarca, o uno di questi poeti minori, come Tibullo, Ovidio e simili: leggo quelle loro amorose passioni, e quelli loro amori ricordomi de' mia: gòdomi un pezzo in questo pensiero. Transferiscomi poi in sulla strada, nell'hosteria; parlo con quelli che passono, dimando delle nuove de' paesi loro; intendo varie cose, e noto varii gusti e diverse fantasie d'huomini. Viene in questo mentre l'hora del desinare, dove con la mia brigata mi mangio di quelli cibi che questa povera villa e paululo patrimonio comporta. Mangiato che ho, ritorno nell'hosteria: quivi è l'hoste, per l'ordinario, un beccaio, un mugnaio, dua fornaciai. Con questi io m'ingaglioffo per tutto dí giuocando a cricca, a trich-trach, e poi dove nascono mille contese e infiniti dispetti di parole iniuriose; e il più delle volte si combatte un quattrino, e siamo sentiti non di manco gridare da San Casciano. Cosí, rinvolto in tra questi pidocchi, traggo el cervello di muffa, e sfogo questa malignità di questa mia sorta, sendo contento mi calpesti per questa via, per vedere se la se ne vergognassi.
Venuta la sera, mi ritorno a casa ed entro nel mio scrittoio; e in sull'uscio mi spoglio quella veste cotidiana, piena di fango e di loto, e mi metto panni reali e curiali; e rivestito condecentemente, entro nelle antique corti delli antiqui huomini, dove, da loro ricevuto amorevolmente, mi pasco di quel cibo che solum è mio e ch'io nacqui per lui; dove io non mi vergogno parlare con loro e domandarli della ragione delle loro azioni; e quelli per loro humanità mi rispondono; e non sento per quattro hore di tempo alcuna noia, sdimentico ogni affanno, non temo la povertà, non mi sbigottisce la morte: tutto mi transferisco in loro.
    
Niccolò Machiavelli
Dipinto di Ante Wessels
    
E perché Dante dice che non fa scienza sanza lo ritenere lo havere inteso - io ho notato quello di che per la loro conversazione ho fatto capitale, e composto uno opuscolo De principatibus; dove io mi profondo quanto io posso nelle cogitazioni di questo subietto, disputando che cosa è principato, di quale spezie sono, come e' si acquistono, come e' si mantengono, perché e' si perdono. E se vi piacque mai alcuno mio ghiribizzo, questo non vi doverrebbe dispiacere; e a un principe, e massime a un principe nuovo, doverrebbe essere accetto: però io lo indirizzo alla Magnificentia di Giuliano…
E per questa cosa, quando la fussi letta, si vedrebbe che quindici anni, che io sono stato a studio all'arte dello stato, non gli ho né dormiti né giuocati; e doverrebbe ciascheduno haver caro servirsi di uno che alle spese di altri fussi pieno di esperienza. E della fede mia non si doverrebbe dubitare, perché, havendo sempre observato la fede, io non debbo imparare hora a romperla; e chi è stato fedele e buono quarantatré anni, che io ho, non debbe poter mutare natura; e della fede e bontà mia ne è testimonio la povertà mia. Desidererei adunque che voi ancora mi scrivessi quello che sopra questa materia vi paia. E a voi mi raccomando. Sis felix.

Die 10 Decembris 1513.


Niccolò Machiavegli in Firenze

Fonte:
http://www.classicitaliani.it/machiav/mac64_let_05.htm






Questa brevissima lettera autobiografia di Luigi Pirandello, scritta probabilmente fra il 1912 e il 1913, apparve nelle colonne del periodico romano Le lettere (numero del 15 ottobre 1924) con la seguente nota del Direttore, Filippo Súrico.

" Circa quindici anni or sono, io chiesi a Luigi Pirandello, che già allora stimavo moltissimo, alcune notizie sulla sua arte e sulla sua vita per un profilo critico.
Luigi Pirandello mi fu cortese e mi inviò delle rapide note che ora io ritrovo nei miei cassetti dopo tanto volgere di tempo. (Ci sono di mezzo il conflitto mondiale e... tutto il teatro pirandelliano).
Trovo interessante ed utile offrire ai lettori di Lettere queste note che sono un documento di sincerità e una chiarificazione ancora opportuna.
Il Pirandello era, allora, un novelliere e un romanziere stimato; ma, pur maturo d'anni, non aveva nulla dato al teatro: questo pareva addirittura estraneo al suo temperamento di narratore.
Dallo scritto che ora io pubblico si avverte, però, che al teatro egli pensava: lo aveva, si può dire, già bello e pronto nell'anima, o, se si vuole, nel cervello, e nelle sue... novelle. "
    


    
Sono nato in Sicilia, e precisamente in una campagna presso Girgenti, il 28 giugno del 1867. Venni a Roma la prima volta nel 1886 e vi stetti due anni. Nell'ottobre del 1888 partii per la Germania e vi rimasi due anni e mezzo, cioè fino all'aprile del 1891. Mi laureai là, all'Università di Bonn, in lettere e filosofia. Nel 1891 ritornai a Roma, e non me ne son piú mosso. Insegno, purtroppo, da 15 anni Stilistica nell'Istituto Superiore di Magistero Femminile. Dico purtroppo, non solo perché l'insegnamento mi pesa enormemente, ma anche perché la mia piú viva aspirazione sarebbe quella di ritirarmi in campagna a lavorare.
Vivo a Roma quanto piú posso ritirato; non esco che per poche ore soltanto sul far della sera, per fare un po' di moto, e m'accompagno, se mi capita, con qualche amico: Giustino Ferri o Ugo Fleres.
Non vado che rarissimamente a teatro. Alle 10, ogni sera, sono a letto. Mi levo la mattina per tempo e lavoro abitualmente fino alle 12. Il dopo pranzo, di solito, mi rimetto a tavolino alle 2 e mezza, e sto fino alle 5 e mezza; ma, dopo le ore della mattina, non scrivo piú, se non per qualche urgente necessità; piuttosto leggo o studio. La sera, dopo cena, sto un po' a conversar con la mia famigliuola, leggo i titoli degli articoli e le rubriche di qualche giornale, e a letto.
    
Come vede, nella mia vita non c'è niente che meriti di essere rilevato: è tutta interiore, nel mio lavoro e nei miei pensieri che... non sono lieti.
Io penso che la vita è una molto triste buffoneria, poiché abbiamo in noi, senza poter sapere né come né perché né da chi, la necessità di ingannare di continuo noi stessi con la spontanea creazione di una realtà (una per ciascuno e non mai la stessa per tutti) la quale di tratto in tratto si scopre vana e illusoria.
Chi ha capito il giuoco, non riesce piú a ingannarsi; ma chi non riesce piú a ingannarsi non può piú prendere né gusto né piacere alla vita. Cosí è.
La mia arte è piena di compassione amara per tutti quelli che si ingannano; ma questa compassione non può non essere seguíta dalla feroce irrisione del destino, che condanna l'uomo all'inganno.
Questa, in succinto, la ragione dell'amarezza della mia arte, e anche della mia vita.
I libri. - Il mio primo libro fu una raccolta di versi, Mal giocondo, pubblicata prima della mia partenza per la Germania.
Lo noto, perché han voluto dire che il mie umorismo è provenuto dal mio soggiorno in Germania; e non è vero: in quella prima raccolta di versi piú della metà sono del piú schietto umorismo, e allora io non sapevo neppure che cosa fosse l'umorismo.
Scrissi in Germania, invece, Pasqua di Gea, che è un poemetto primaverile in lasse rimate di settenarii, per nulla umoristico, e le Elegie renane.
Tornato a Roma, tradussi in distici italiani le Elegie romane del Goethe.
Fino a tutto il 1892 non mi pareva possibile che io potessi scrivere altrimenti, che in versi. Devo a Luigi Capuana la spinta a provarmi nell'arte narrativa in prosa (e dico arte narrativa in prosa, perché fino a poco tempo fa avevo nel cassetto il manoscritto di una lunga narrazione in versi, un poema su l'arcidiavolo Belfagor, composto anch'esso prima che partissi per la Germania, e anch'esso umoristico).
La mia prima prova nell'arte narrativa in prosa fu il romanzo L'Esclusa, raccolto in volume dal Treves e molti anni dopo, riveduto e corretto. La prima raccolta di novelle stampata fu Amori senza Amore: tre lunghe novelle intitolate L'onda, La Signorina, L'amica delle mogli, aride, rigide, d'indole psicologica e nel fondo, amarissime.
La mia prima prova nell'arte narrativa in prosa fu il romanzo L'Esclusa, raccolto in volume dal Treves e molti anni dopo, riveduto e corretto. La prima raccolta di novelle stampata fu Amori senza Amore: tre lunghe novelle intitolate L'onda, La Signorina, L'amica delle mogli, aride, rigide, d'indole psicologica e nel fondo, amarissime.
A me non piacciono piú, quantunque dall'ultima, L'amica delle mogli, ci sarebbe da trarre una gustosa e originale commedia.
Seguì ad Amori senza Amore, il romanzetto comico-umoristico d'argomento siciliano Il Turno, che tra poco il Puccini d'Ancona ripubblicherà intatto. Seguì al Turno la raccolta di rime agresti Zampogna, preceduta dal poemetto Padron Dio, che forse, tra le mie cose in versi, è quella a cui tengo di piú.
Dopo Zampogna, presso lo Streglio di Torino pubblicai Quand'ero matto, novelle umoristiche, e presso il Lumachi di Firenze Beffe della Morte e della Vita, in due serie, per insipienza dell'editore quasi a tutti sconosciute.
Eppure in queste due serie vi sono 4 o 5 delle mie migliori novelle, come Notizie del mondo, Se..., Il giardinetto lassú, Il marito di mia moglie.
    
    
Poco dopo, presso lo Streglio, pubblicai Bianche e nere; poi, su la "Nuova Antologia", Il fu Mattia Pascal.
Dopo questo romanzo fortunato entrai nella Casa Treves, che ha già pubblicato tre mie raccolte di novelle, Erma bifronte, La Vita nuda e Terzetti, oltre la ristampa dell'Esclusa e dello stesso Fu Mattia Pascal. Ultimamente il Formíggini di Genova ha pubblicato le rime ironiche Fuori di chiave e il Quattrini di Firenze Suo marito, romanzo che il Treves non poté pubblicare per sue ragioni particolari, e ne fu dolentissimo. Ora attendo a compiere il vasto romanzo I Vecchi e i Giovani, già in parte apparso su la "Rassegna contemporanea": il romanzo della Sicilia dopo il 1870, amarissimo e popoloso romanzo, ov'è racchiuso il dramma della mia generazione. E un altro romanzo ho anche per le mani, il piú amaro di tutti, profondamente umoristico, di scomposizione della vita: Moscarda, uno, nessuno e centomila. Uscirà su la fine di quest'anno nella "Nuova Antologia".


Fonte:
http://www.classicitaliani.it/pirandel/pira78.htm



Per la riunione, eccezionalmente spostata di una settimana per motivo di festività di Capodanno ravvicinata, si svolgerà il 9 gennaio 2008, ed avrà come argomento conduttore la timidezza, un'inibizione sociale che può creare tanta sofferenza.
Durante l'incontro ci scambieremo gli auguri per il 2008 e ne approfitteremo per condividere il dolce dell'Epifania. Chi sarà designato quest'anno Re e Regina ?



La volta scorsa


La serata del Quindicennale ha permesso di riunire tutti i soci e gli amici del club di conversazione italiana di Tournai. Quindici anni di esistenza di un circolo non è roba da poco. Quando si sa poi che il club, sin dall'inizio, ha funzionato e continua a funzionare senza sovvenzioni di alcun tipo, solo con il desiderio di farlo esistere grazie all'appogio di tutti i membri e alla dedizione - senza alcun compenso - dei componenti del comitato direttivo, allora si può ben dire che si tratta di un vero e proprio " exploit " degno di essere segnalato.



La cena che ci ha riuniti è stata come al solito magnifica per la quantità e la qualità del cibo e delle preparazioni. Un applauso a tutti.
L'idea di abbinare alla cena del Quindicennale una mostra che avrebbe permesso di evidenziare le realizzazioni personali dei soci ha riscontrato grande successo. Abbiamo potuto, in tal modo, toccare di mano le doti artistiche e peculiari di una quindicina di soci (attraverso ben 18 pannelli !). Chi sa se questa mostra non provocherà una sana emulazione ?



Poi, com'è nella nostra consuetudine, abbiamo anche cantato (con il pungolo di Bernard Loin e della sua chitarra).
Un'esibizione di tango argentino eseguita da Jamshid Ardvissura e la sua partner Vinciane ha richiamato inoltre l'attenzione di tutti per la virtuosità dell'esecuzione.
Occore anche salutare la presenza di Antonino Lombardo e della sua compagna Suzann Rother, giunti espressamente da Liegi per la serata del club nonché quella della vice preside del Collège Notre-Dame, la signora Colette Duchatel.
Liliane Vanderwildt, cronologicamente l'ultima iscritta al nostro circolo ha vinto il concorso a premi (un bottiglione di vino).
Infine, un ringraziamento particolare va dato a Joseph, il marito di Françoise Huggelier, che si è occupato del bar per l'intera serata e a Frédéric, il marito di Vincenza Navarra, per aver messo alla disposizione del club il materiale di sonorizzazione.
Messaggi di simpatia ci sono stati inviati dalla sorella di Daniela, Alessandra Cottenier (dalla Sicilia) " Buon anniversario e buona festa al club di conversazione! Un salutone a tutti i soci! ", da Gaëtan Dogot (il webmaster del sito internet del club), dai figli di Marie-Claire (Guillaume e Sébastien Duthoit), da Maryse Grégoire (che fece parte del comitato all'inizio del club).






" Il Treno del Sole " (Kollectif Théâtre) di Jean-Claude Derudder a Boussu (proposta di Jacques Bénichou)

Chi, tra i soci e gli amici del club, ha avuto il coraggio di affrontare il maltempo e raggiungere Boussu sabato 8 dicembre scorso per assistere, su consiglio di Jacques Bénichou, alla rappresentazione intitolata " Il Treno del Sole " ha ricevuto in cambio un bel premio : la sorpresa di uno spettacolo molto riuscito in cui sensibilità, ironia, memoria, canto e posesia si erano dati appuntamento.
Parlare dell'arrivo nel dopoguerra degli italiani nel Belgio non è cosa facile senza cadere nei luoghi comuni della retorica o del miserabilismo. " Il Treno del Sole ", messo su da Jean-Claude Derudder e il Kollectif Théâtre, lo fa senza cadere in questi tranelli e per questo merita ampiamente di essere diffuso e visto da un largo pubblico.
Dopo lo spettacolo, la nostra allegra brigata si è ritrovata a Saint-Ghislain per pendere uno spuntino presso una tavola calda turca. Buon umore di comitiva.
    







Prossimi appuntamenti


  • Set da Tavola con il logo del club

    I set da tavola ordinati e non ancora ritirati saranno disponibili durante la riunione di gennaio (ricordiamo il prezzo 5 € cadauno).



  • Mercoledì 6 febbraio 2008 - Serata del cinema italiano

    Visione del film " Divorzio all'italiana " (1961) di Pietro Germi con Marcello Mastroianni.



  • Sabato 23 febbraio 2008 a Bruxelles - Visita guidata della mostra "Leonardo da Vinci. The european genius"

    Mostra realizzata nell'ambito delle celebrazioni del 50° anniversario del Trattato di Roma.
    L'esposizione è allestita presso la Basilica di Koekelberg.
    Programma in linea di massima :

    • Partenza con il treno alle ore 11:41 dalla stazione di Tournai.

    • Prezzo del viaggio A-R + metropolitana + biglietto d'ingresso + audioguida : 20 € (se saremo 20 persone).

    • Prevedere il picnic (si mangerà sul treno).

    • Dopo la visita della mostra - attenzione, la fine del circuito si farà a piedi - ritorno verso il centro di Bruxelles in metrò per una passeggiata verso il Sablon e la Grand-Place (con commenti relativi a reminiscenze italiane legate a quei posti).



    L'iscrizione per la gita si farà durante le runioni di gennaio e febbraio. Si dovrà pagare la totalità del prezzo per poter avviare le prenotazioni.
    



  • Mercoledì 7 maggio 2008 - Conferenza

    Oratore invitato: l'attore, scrittore e regista   Pietro Pizzuti.
    


  • Domenica 1° giugno 2008 - Visita dell'Espace Gallo-Romain di Ath e dell'Archéosite di Aubechies.



  • Giugno 2008 - Gita in bici (tutta la giornata)

    Luogo e circuito da decidere.



  • Dal giovedì 3 al giovedì 10 luglio 2008 - Viaggio di scoperta dell'Abruzzo (a cura di Arcangelo)

    Le condizioni rimangono, a grandi linee, le stesse di quelle dello scorso anno. Esse saranno confermate per la prossima riunione (9 gennaio). Le iscrizioni per il viaggio si potranno fare da quel giorno.