Bollettino 144


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Il 31 luglio 1954, Achille Compagnoni e Lino Lacedelli
conquistarono gli 8611 metri del K2,
la seconda montagna più alta del mondo.
Il K2 domina l'immenso ghiacciaio dei Baltoro
nella catena dei Karakorum.
Copertina della "Domenica del Corriere"
(disegno di G. De Gaspari).




Maggio 2008 - N° 144




IL K 2

D'improvviso ci trovammo sulla vetta. Eravamo con i piedi dentro la più alta neve del mondo, dopo quella dell'Everest. Ed era un fatto quasi straordinario l'esserci; pensavamo, Achille Compagnoni ed io (Lino Lacedelli), che forse non saremmo arrivati mai; che chissà quanto ancora avremmo dovuto faticare e cercare per essere in piedi sugli 8611 metri del K 2.
Ora c'eravamo, e provammo un'emozione profonda, acuta e quasi dolorosa, tanto era vicina alla felicità. Così ci abbracciammo; ci stringemmo le mani chiuse nei guantoni. Dimenticammo, persino, che eravamo senza ossigeno...
Guardai intorno, dalla seconda cima del mondo. Il paesaggio era fantastico, quasi incredibile; un gran variare di vette e di montagne e sopra di loro un cielo azzurro, profondo: che a me metteva voglia di gridare.
Vidi che Compagnoni, anche lui, era quasi affascinato da quello che vedevamo. I colori dei monti variavano dal celestino al pallido oro, a tratti prendevano tonalità rosa che subito sfumavano nel verde tenero per poi tornare al celeste dominante delle nevi e dei ghiacci eterni... Così mi pareva che fosse.
Avevamo sofferto tanto per salire, ma ora eravamo soddisfatti di uno sguardo che ci eravamo dati ad un certo momento della scalata: quando manca l'ossigeno e io provai dentro di me una specie di brivido e di disperazione, il brivido che mi dava l'idea di non potere forse resistere a quelle altezze senza le bombole; la disperazione di non riuscire - un'altra volta - dopo tutti quelli che avevano gloriosamente tentato di vincere la seconda montagna del mondo, a salire sulla cima del K 2.
    
    
Ho di quel sentimento un ricordo preciso: era uguale a quello che provavo davanti alle grandi cime delle Dolomiti guardandole e sperando, un giorno, di poterle vincere.
Vincemmo anche il K 2; ora eravamo sulla sua vetta. Mettemmo nella neve la piccozza con le bandiere d'Italia e del Pakistan; seppellimmo in quella neve, per la prima volta toccata dall'uomo, le bombole.
Compagnoni ed io, pur nel tremendo peso che sentivamo sulle spalle (una curiosa e strana sensazione) e pur muovendo braccia e gambe con una lentezza che si sottraeva ad ogni volontà, (anche questa è stata per me una straordinaria esperienza: sentivo che tutto il mio corpo non dipendeva nei suoi moti dal mio cervello, ma si muoveva come se una volontà estranea lo comandasse, meglio non so spiegare questa sensazione); lassù, dicevo, Compagnoni ed io ci stavamo volentieri.
Non saremmo più tornati giù. Provai una sensazione di dolcezza, quasi di affetto per quella cima, che pure ci aveva fatto soffrire. Guardai le bandierine tese dall'aria fine e tersa della cima; guardai la neve, guardai i segni dei nostri piedi lasciati là sopra; volevo ricordarmi tutto bene; volevo che la più straordinaria avventura della mia vita non avesse, poi, tornando giù, i dubbi delle sensazioni non ben fissate nella mente.
Debbo dire la verità: avevo paura che tutto si risolvesse in un sogno. Era poi vero che eravamo lassù, sul K 2? Era quello il K 2? Ci saremmo, forse, svegliati, tristi, quasi rabbiosi, trovandoci in una tenda al campo base? Tornai a guardare Compagnoni che fotografava, poi le montagne intorno, poi ancora le bandiere.
Così mi commossi ancora una volta; e pensai alla mia mamma e al mio papà; mi spiaceva tornare indietro e di non poter raccontare a loro questa mia fortuna, perché loro sono morti. C'erano le mie sorelle, i miei fratelli, i miei zii, laggiù a Lacedel, vicino a Cortina d'Ampezzo. E la mia fidanzata. Sentii un gran calore dentro il petto. Avrei trovato loro dopo questa scalata; avrei detto loro che avevo respirato una boccata d'aria del K 2, aria degli 8611 metri.
Poi, mentre pensavo a queste cose, vidi Compagnoni battere la mano contro il legno della piccozza; si era tolto un guanto e non si sentiva più le dita. Ebbi paura.
    
    
Per la prima volta pensai a quanti gradi sotto zero eravamo; forse trenta, forse più. Poi anche io sentii le dita farsi dure e violacee e capii la gravità. Guardai il cielo. Non era più azzurro, stava oscurandosi: mi pareva che diventasse carbone.
Quanto tempo eravamo stati lassù? Era passata una mezz'ora; troppo tempo. Come avevamo potuto resistere senza ossigeno? In qual modo saremmo tornati indietro? Ci avrebbero retto le forze e i polmoni? Erano domande che mi ponevo una dietro l'altra, ma senza poter dare a nessuna una risposta.
Riuscivo a pensare, ma non potevo seguire un ragionamento continuo; la mente mi si stancava e sebbene non abbia provato allucinazioni così potenti da turbare il mio equilibrio interno, debbo tuttavia dire che sovente ebbi sensazioni strane: come di richiami, di voci che mi venivano però piuttosto da dentro che dall'esterno; distrazioni non giustificate, che impedivano ai miei pensieri di essere continui.
Provai anche una gran sete; e un vago desiderio di sonno.
Era ormai tempo di scendere.


LINO LACEDELLI

Fonte:
Brano tratto da : Nives Cova. Incontri e Messaggi. Antologia di prose e poesie per la scuola media inferiore. Edizioni Calderini, Bologna, 1966.






    
Walter Bonatti    
La missione, finanziata da CNR, Coni e CAI, fu promossa anche dal Governo italiano. L'allora presidente del Consiglio Alcide De Gasperi si adoperò infatti a livello diplomatico per ottenere dal Governo pakistano il permesso all'impresa. L'interessamento del Primo Ministro si spiegava con la volontà di rilanciare per mezzo di questa missione l'immagine dell'Italia a livello internazionale. L'Italia, sconfitta nella Seconda Guerra Mondiale meno di 10 anni prima, avrebbe ricevuto il plauso di tutto il mondo se fosse riuscita in un'impresa che aveva visto fallire per tre volte gli alpinisti americani (nel 1938, 1939 e 1953). La missione fu affidata al geologo Ardito Desio (1897-2001), che, autoritario e severo, volle "un'impostazione di tipo militare" e impose a tutti i partecipanti di non parlare della spedizione per i successivi due anni.
La squadra selezionata era composta da 11 scalatori, tra cui Achille Compagnoni, Lino Lacedelli e Walter Bonatti. La missione si concluse con successo: come recitano gli Atti del CAI (almeno fino al 2004) il 31 luglio 1954 Lacedelli e Compagnoni partirono verso le 6.30 dal Campo 9 (a circa 8.150 m). Le bombole che portavano sulle spalle smisero di erogare ossigeno a circa 8.400 m di quota, ciò nondimeno verso le sei i due toccarono la vetta. Ricevuta la notizia, gli italiani si lasciarono andare all'euforia patriottica e Desio, al suo rientro, pubblicò quella versione ufficiale della spedizione che suscitò le più famose polemiche della storia dell'alpinismo internazionale.
    


Le polemiche e il processo


    
Nel 1964 comparve un articolo del giornalista Nino Giglio che, in occasione del decimo anniversario dell'impresa, tornava sulla vicenda per accusare Bonatti di aver tentato di precedere sulla vetta Lacedelli e Compagnoni. La querela dell'orgoglioso alpinista non tardò ad arrivare e il processo per diffamazione, conclusosi nel 1966, decretò non soltanto la falsità dell'articolo, ma sancì l'importanza del sacrificio di Bonatti per la riuscita dell'impresa.
Incaricato con l'hunza (*) Mahdi il pomeriggio del 30 luglio di portare le bombole d'ossigeno al Campo 9, i due trascorsero la notte all'aperto senza equipaggiamento a più di 8.100 m di quota, a causa del noto "equivoco" con i compagni. La mattina lasciarono il luogo dell'orribile bivacco, da cui Mahdi rimedierà amputazioni per congelamento, consegnando però l'ossigeno necessario all'assalto alla vetta.

(*) " hunza ": sono gli alpigiani di alte vallate dei Karakorum.


La verità

A Bonatti non bastò vedere riabilitata la propria figura e volle confutare la versione ufficiale della missione. Nel corso degli anni continuò a sostenere la sua tesi: l'ossigeno finì al massimo a pochi metri dalla meta; Lacedelli e Compagnoni si incamminarono verso la vetta alle 8.00/8.30, dopo aver recuperato le bombole là dove le avevano lasciate lui e Madhi, ovvero a quota 8.100 m: in questo modo l'erogazione dell'ossigeno (10 ore) avrebbe coperto l'intera salita.
Né Desio né il CAI furono però disposti ad ascoltarlo. Fu invece l'australiano Robert Marshall, appassionato di storia dell'alpinismo, a dimostrare con un articolo e vecchie foto d'archivio che Lacedelli e Compagnoni arrivarono con l'ossigeno e i respiratori fino in vetta e secondo le tempistiche descritte da Bonatti. Il CAI, latitante di fronte alla comunità alpinistica per quarant'anni, nel 1994 finalmente accettò e rese pubbliche le verità sul contributo di Bonatti e sulle modalità dell'assalto alla vetta del K2. (Elisa Salamini)
    


Fonte:
http://sapere.alice.it/itinerari/k2.html



Durante la riunione del 7 maggio 2008 interverrà l'attore, scrittore e regista Pietro Pizzuti, oratore invitato.



La volta scorsa


Il telefonino ormai è di uso quasi universale. E' utile, può servire nelle più svariate occasioni. Può rivelarsi uno strumento di sicurezza. Concede autonomia ma paradossalmente induce anche una certa dipendenza. Tra gli aneddoti raccontati, ricordiamo particolarmente quello divertente della ragazza squillo che a più riprese precisa le sue tariffe ai potenziali clienti mentre si trova in salone di parruccheria e quello piuttosto triste del Tizio che aveva rifiutato (malgrado una richiesta insistente) di fare una telefonata urgente e aveva dovuto confessare che il telefonino che teneva in mano era finto !


Prossimi appuntamenti


  • Sabato 24 maggio 2008 - Gita in bici.
    (A cura di Dominique)

    Il circuito coprirà una distanza di circa 30 km e si snoderà nella zona di Rumes - Howardries - Brunehaut.
    Partenza da Rumes. Appuntamento: Place Roosevelt, alle ore 14:00.


  • Domenica 1° giugno 2008 - Visita dell'Espace Gallo-Romain di Ath e dell'Archéosite di Aubechies.
    (A cura di Marie-Claire e Dominique)

    Programma previsto (con orario):

    • Alle 9:00 : appuntamento direttamente all'Espace Gallo-Romain di Ath: 2, Rue de Nazareth, 7800 Ath.

    • Dalle 10:00 precise alle 11:30 : visita guidata. Le collezioni esposte nel museo provengono dal " Vicus di Pommeroeul " (Hainaut), sito archeologico risalente al secondo secolo dopo Cristo, scoperto nel 1975, all'epoca della costruzione del canale Hensies-Pommeroeul.
      Chiuso la domenica mattina, il museo aprirà appositamente per il club.
      Costo se gruppo tra 15 e 25 persone : 5,00 € a testa.

    • Dalle 12:00 alle 14:45 : pranzo ad Ath presso il ristorante " Le Jardin d'Italie "
      Costo del pranzo: 20,00 € a testa.
      Menù: "aperitivo della casa", penne alla siciliana, dolce e caffè.


    • Dalle 15:00 precise alle 17:00 : visita guidata dell'Archéosite d'Aubechies comprendente la parte preistorica e la parte gallo-romana.
      Dalle 17:00 alle 18:00 : visita libera con possibilità di assaggio al bar di bevande " antiche " : "cervogia", "idromele", "vino romano"...
      Indirizzo dell'archeosito: 15, rue de l'Abbaye, 7972 Aubechies (Beloeil)
      Costo se gruppo di 20 persone: 7,00 € a testa.

    • Costo totale : 5,00 € + 7,00 € + 20,00 € = 32,00 €.
      Il pagamento si effettua all'iscrizione (durante le riunioni di aprile e di maggio o mediante versamento sul conto del club : 126-1002099-62 (Lo Specchio, club di conversazione italiana di Tournai).
      La scadenza massima per il pagamento è il 10 maggio.


  • Mercoledì 4 giugno 2008 - Assemblea generale


  • Sabato 21 giugno 2008 - Visita guidata della " Triennale internazionale degli Arazzi e delle Arti Tessili di Tournai " avente come filo conduttore "l'Italia - la fibra sensibile"

    La visita della mostra si snoderà attraverso i vari siti della Halles-aux-draps, della Cattedrale, del Fort Rouge, del Museo delle Belle Arti, del Museo degli Arazzi e del Beffroi : 20 artisti italiani saranno presenti.
    Le informazioni relative alla visita saranno comunicate nel prossimo bollettino.







Prossimo ciclo 2008-2009


Mercoledì 5 novembre 2008 - Conferenza

Oratore invitato: Giovanni Melogli, giornalista e coautore del libro "Le carceri segrete della CIA in Europa".
(A cura di Arcangelo)