Bollettino 145


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





"Da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum"
"Dammi mille baci, poi cento,
poi mille altri, poi ancora cento"


Catullo (Caius Valerius Catullus)
Scena erotica, mosaico della Villa del Casale (IV sec. d.C.),
Piazza Armerina, Sicilia.




Giugno 2008 - N° 145






CATULLO
(Caius Valerius Catullus)

Il poeta più moderno dalla letteratua latina


nacque probabilmente a Verona, o più presumibilmente a Sirmione (in Gallia Cisalpina) attorno all'84/83 a.C. e morì a Sirmione (o a Roma secondo alcuni storici) all'incirca nel 54 a.C.



III.

Lugete, o Veneres Cupidinesque,
et quantum est hominum venustiorum:
passer mortuus est meae puellae,
passer, deliciae meae puellae,
quem plus illa oculis suis amabat.
nam mellitus erat suamque norat
ipsam tam bene quam puella matrem,
nec sese a gremio illius movebat,
sed circumsiliens modo huc modo illuc
ad solam dominam usque pipiabat.
qui nunc it per iter tenebricosum
illuc, unde negant redire quemquam.
at vobis male sit, malae tenebrae
Orci, quae omnia bella devoratis:
tam bellum mihi passerem abstulistis
o factum male! o miselle passer!
tua nunc opera meae puellae
flendo turgiduli rubent ocelli.
III.

Piangete, o Veneri e Cupidi,
e quanto c'è di uomini più belli:
il passero della mia ragazza è morto,
il passero, delizia della mia ragazza,
che lei amava più dei suoi occhi.
Era dolcissimo e la riconosceva proprio
così bene come una ragazza la sua mamma,
e non si muoveva dal suo grembo,
ma saltellando attorno or qua or là
sempre verso la sola padrona pigolava.
Ma lui adesso va per strada tenebrosa
là, dove dicono nessuno ritorni.
Ma siate maledette voi, malvage tenebre
dell'Orco, che divorate tutte le beltà:
Un passero così bello mi toglieste,
o brutta sorte! O passer poverino!
Ora per opera tua alla mia ragazza
piangendo un po' gonfi s'arrossano gli occhietti.


V.

Vivamus mea Lesbia, atque amemus,
rumoresque senum severiorum
omnes unius aestimemus assis!
soles occidere et redire possunt:
nobis cum semel occidit brevis lux,
nox est perpetua una dormienda.
da mi basia mille, deinde centum,
dein mille altera, dein secunda centum,
deinde usque altera mille, deinde centum.
dein, cum milia multa fecerimus,
conturbabimus illa, ne sciamus,
aut ne quis malus invidere possit,
cum tantum sciat esse basiorum.
V.

Viviamo, mia Lesbia, ed amiamo,
i brontolii dei vecchi troppo seri
valutiamoli tutti un soldo!
I soli posson tramontare e ritornare:
per noi, quando una volta la breve luce tramonti,
c'è un'unica perpetua notte da dormire.
Dammi mille baci, poi cento,
poi mille altri, poi ancora cento,
poi sempre altri mille, poi cento.
Poi, quando ne avrem fatti molte migliaia,
li mescoleremo, per non sapere,
o perché nessun malvagio possa invidiarli,
sapendo esserci tanti baci.


XXXVIII.

Malest, Cornifici, tuo Catullo
malest, me hercule, et laboriose,
et magis magis in dies et horas.
Quem tu, quod minimum facillimumque est,
qua solatus es allocutione?
Irascor tibi. Sic meos amores?
Paulum quid lubet allocutionis,
maestius lacrimis Simonideis.
XXXVIII.

Sta male, o Cornificio, il tuo Catullo,
sta male, mio Dio, e soffre;
ogni giorno, ogni ora peggiora sempre più.
Forse che tu - e sarebbe stata una cosa da nulla, facilissima -
gli hai inviato parole di conforto?
Sono in collera con te. È questo tutto il bene che mi vuoi?
Mi piacerebbe una parola di consolazione, anche breve,
più triste del pianto di Simonide.


LXX.

Nulli se dicit mulier mea nubere malle
quam mihi, non si se Iuppiter ipse petat.
dicit: sed mulier cupido quod dicit amanti,
in vento et rapida scribere oportet aqua
LXX.

Con nessuno la mia donna dice di volersi sposare
che con me, neanche se lo stesso Giove lo chiedesse.
Dice: ma la donna quel che dice al bramoso amante,
occorre scriverlo nel vento e nella acqua corrente.


LXXXV.

Odi et amo. quare id faciam, fortasse requiris. nescio, sed fieri sentio et excrucior.
LXXXV.

Ti odio e ti amo. Come possa fare ciò, forse ti chiedi.
Non lo so, ma sento che così avviene e me ne tormento.


XCII.

Lesbia mi dicit semper male nec tacet umquam
de me: Lesbia me dispeream nisi amat.
quo signo? quia sunt totidem mea: deprecor illam
assidue, verum dispeream nisi amo.
XCII.

Lesbia mi parla sempre male e non tace mai
di me: che io crepi, se Lesbia non m'ama.
Con quale prova? Perché altrettanto son le mie (prove): la maledico
continuamente, ma ch'io crepi se non la amo.



Fonti :

http://www.andriaroberto.com/nuova_pagina_146.htm
http://skuola.tiscali.it/versioni-del-mese/catullo-carme-38x.html
http://xoomer.alice.it/v.sossella/odietamo.htm






Biografia incerta. Scarse e incerte sono le notizie su Catullo, di cui non ci è giunta alcuna biografia antica: i suoi carmi restano la fonte principale per la conoscenza della sua vita, se non proprio per le indicazioni più strettamente biografiche e cronologiche (di cui praticamente sono privi), almeno per ricostruirne e comprenderne, in generale, personalità e stati d'animo.

    
La formazione e l'ingresso nel bel mondo romano. Catullo proveniva - come altri neóteroi - dalla Gallia Cisalpina (ovvero, dall'Italia settentrionale) e apparteneva ad una famiglia agiata: suo padre ospitò più di una volta Cesare nella loro villa a Sirmione, sulle rive del Lago di Garda (come c'informa Svetonio). Trasferitosi a Roma (intorno al 60) per gli studi, secondo la consuetudine dei giovani di famiglie benestanti, Catullo trovò il luogo adatto dove sviluppare le sue doti di scrittore: trovò, infatti, una Roma nel pieno dei processi di trasformazione (la vecchia repubblica stava vivendo il suo tramonto), accompagnati da un generale disfacimento dei costumi e da un crescente individualismo che caratterizzava le lotte politiche, ma anche le vicende artistico-letterarie. Entrò a far parte dei "neóteroi" o "poetae novi" ed entrò in contatto anche con personaggi di notevole prestigio, come Quinto Ortensio Ortalo, grande uomo politico e oratore, e Cornelio Nepote. Tuttavia, c non partecipò mai attivamente alla vita politica, anche se seguì sempre con animo attento o ironico o sdegnato i casi violenti della guerra civile di quegli anni (non mancò di attaccare violentemente Cesare e i suoi favoriti, specialmente il "prefectus fabrum" Mamurra: ma Cesare seppe riconquistarlo…). Di contro, nella capitale, un giovane come lui - esuberante e desideroso di piaceri e di avventure - si lasciò prendere dal movimento, dal lusso, dalla confusione, dalla libertà di costume e di comportamento pubblico e privato, che distingueva la vita della città in quel momento. Tuttavia, la sua anima conservò sempre i segni dell'educazione seria, anzi rigorosa, ricevuta nella sua provincia natale, famosa per l'irreprensibilità morale dei suoi abitanti.


    
L'incontro con Lesbia-Clodia. Catullo è stato definito, a buon diritto, come il poeta della giovinezza e dell'amore, per il suo modo di scrivere e di pensare: il tema principale della sua poesia è Lesbia, la donna che il poeta amò con ogni parte del suo corpo e della sua anima, conosciuta nel 62, forse a Verona, più probabilmente nella stessa Roma. Il vero nome della donna era Clodia, come ci rivela Apuleio nel "De magia" (chiamata Lesbia, "la fanciulla di Lesbo", perché il poeta implicitamente la paragona a Saffo, la poetessa e la donna amorosa appunto di Lesbo), identificabile con la sorella del tribuno della plebe (58) P. Clodio Pulcro (agitatore del partito dei "populares" e alleato di Cesare, nonché mortale nemico di Cicerone), e moglie - per interesse - del proconsole per il territorio cisalpino (tra il 62 e il 61) Q. Metello Celere.

Una storia difficile. La storia fra il poeta e Lesbia è molto travagliata: Clodia era una donna elegante, raffinata, colta, ma anche libera nei suoi atteggiamenti e nel suo comportamento: nelle poesie di Catullo abbiamo, così, diversi accenni allo stato d'animo provato per lei, a volte di affetto e amore, a volte di ira per i tradimenti di lei: tutto, fino all'addio finale.
    


Il lutto familiare e la crescente delusione d'amore: il viaggio in Oriente. Catullo era a Roma, quando ebbe la notizia della morte del fratello nella Troade. Tornò a Verona dai suoi e vi stette per alcuni mesi, ma le notizie da Roma gli confermavano i tradimenti di Lesbia (ora legata a M. Celio Rufo, quello stesso che Cicerone difese nella "Pro Caelio", rappresentando Clodia come una mondana d'alto rango, viziosa e corrotta). Il poeta fece così ritorno nella capitale, sia perché non riusciva a star lontano dalla vita romana, sia per l'ormai insostenibile gelosia. Deciso, infine, ad allontanarsi definitivamente da Roma, per dimenticare le sofferenza e riaffermare il proprio patrimonio, il poeta accompagnò, nel 57, il pretore Caio Memmio in Bitinia, esattamente il dedicatario del "De rerum natura" di Lucrezio. Laggiù, in Asia, il giovane Catullo entrò in contatto con l'ambiente intellettuale dei paesi d'Oriente; fu probabilmente dopo questo viaggio, dopo essersi recato alla tomba del fratello nella Troade per compiangerlo, che compose i suoi poemi più sofisticati, una volta tornato in patria.

Il ritorno e la morte. Catullo tornò dal suo viaggio nel 56, e si recò nella villa di Sirmione, dove trascorse gli ultimi due anni della sua vita, consumato fisicamente da un'oscura malattia (mal sottile ?) e psichicamente dalla sfortunata esperienza d'amore e dal dolore per la morte del fratello.
    


Fonte:
http://www.progettovidio.it/catullo.asp






LIBER CATULLANIUS

Il "Liber" catulliano comprende 116 " carmi " (per un totale di circa 2300 versi), raggruppati in 3 sezioni non in base ad un ordine cronologico, bensì in base al metro ed allo stile:

  • Dal c. 1 al 60, le nugae, "sciocchezze" che narrano, in tono più o meno scherzoso, vari temi come l'amore, la politica o le amicizie, in versi polimetri.

  • Dal c. 61 al 68 i cosiddetti carmina docta, carmi più lunghi, in esametri,dove si sente più forte l'influenza di Saffo.

  • Dal c. 69 al 116 degli epigrammata di varia lunghezza ed argomento in distici elegiaci.


Fonti:
http://www.progettovidio.it/catullo.asp
http://it.wikipedia.org/wiki/Gaio_Valerio_Catullo






Sirmione

Sulla costa meridionale del lago di Garda, all'estremità della penisola di Sirmione, in una splendida posizione panoramica si trovano i resti della villa romana nota da secoli con il nome di "Grotte di Catullo", l'esempio più grandioso di edificio privato di carattere signorile di tutta l'Italia settentrionale. Nel Rinascimento il nome di "grotte" o "caverne" fu usato per strutture internate e crollate, ricoperte di vegetazione, entro le quali si penetrava come in cavità naturali.

La tradizione risalente al XV e XVI secolo ha identificato questo complesso come la villa di famiglia di Catullo, il poeta latino morto nel 54 a.C. In base alla testimonianza dei versi di Catullo è certo che egli avesse a Sirmione una residenza, ma che fosse proprio in questa zona è soltanto possibile. Sirmione apparteneva all'agro veronese ed è nota nel mondo antico anche per essere stata una stazione di sosta (mansio) lungo l'importante via che univa Brescia a Verona. La prima rappresentazione dettagliata dei resti della villa è un rilievo dell'inizio dell'Ottocento.
    


Fonte:
http://www.sirmioneonline.net/grotte-1.htm





La barriera della lingua sarà l'argomento della riunione del 4 giugno 2008, ultima di questo ciclo. Racconteremo aneddoti e disguidi provocati dalle incomprensioni linguistiche (lingue straniere, lingua incomprensibile o inaudibile, ecc.).
Ma prima di scambiare le noste esperienze in proposito, si svolgerà l'Assemblea generale del club nel corso della quale faremo il bilancio della stagione appena trascorsa ed eleggeremo il comitato direttivo per il nuovo ciclo 2008-2009.
Qualsiasi suggerimento per un miglior funzionamento del nostro cicolo sarà ben accolto.



La volta scorsa


    
L'attore, scrittore e regista Pietro Pizzuti è venuto a parlarci, nel modo più simpatico e spontaneo, della sua vita trascorsa tra il Belgio e l'Italia e della sua vocazione artistica. Tracciando il proprio profilo, egli ha ripercorso le tappe che lo hanno condotto da Roma (dov'è nato cinquant'anni fa) a Bruxelles (dove vive e lavora).
Si può dire che la sua venuta in Belgio e la successiva carriera è una diretta conseguenza dell'istituzione del Mercato Comune europeo poiché suo padre è stato tra i primi funzionari italiani inviati a Bruxelles.
Nel corso dell'incontro, Pizzuti ha confermato il suo eclettismo nella scelta delle opere da lui allestite o recitate (dai classici come Molière ai moderni come Ghelderode o Mishima), dimostrando, inoltre, di rimanere sensibile alle sue radici italiane. Con l'esempio maggiore di Pirandello e il desiderio di pro-muovere anche scittori italiani modernissimi (quali Ascanio Celestini - autore de "La fabbrica" - o Stefano Massini) nonché il suo sodalizio con l'attore italobelga Angelo Bison.
Dopo aver precisato le differenze esistenti tra il modo di sentire e recitare francese ed italiano (più emozionale e lirico quest'ultimo) e il rapporto diverso esistente con il pubblico italiano e francofono (più platealmente espressivo il primo, forse più profon-damente coinvolto il secondo), Pizzuti ci ha raccontato con la sua verve di attore, alcuni aneddoti legati alle sue esibizioni e recite teatrali.
L'episodio più incredibile è stato indubbiamente quello in cui, essendo rimasto truccato con vesti insanguinate e pugnale in mano nella hall del teatro, si è ritrovato minacciato con la pistola a bruciapelo dalla polizia intervenuta per coincidenza nel quartiere perché era avvenuta un'aggressione con pugnalamento.





Gita in bicicletta di sabato 24 maggio 2008


Un gruppetto di coraggiosi ciclisti " dilettanti " ha seguito più o meno scrupolosamente il circuito preparato con professionalità dal nostro presidente Dominique. Il giro che imboccava una parte dell'itinerario della "Route paysagère des plaines de l'Escaut" si è snodato da Rumes a Rumes passando da La Glanerie, Howardries, Rongy, Lesdain, Hollain, Jollain-Merlin, Wez, Guignies e Taintignies.
La sosta-merenda è avvenuta accanto alla " Pierre Brunehaut " che ci ha momentaneamente protetti dal vento. La tavola di orientamento posta nelle vicinanze indicava che eravamo esattamente a 1170 km da Roma (a volo d'uccello).
Nonostante il birrificio fosse chiuso quel giorno, i ciclisti hanno voluto dissetarsi con la famosa birra locale " Brunehaut " nell'atmosfera rustica del caffè "La grangelière" di Rumes dove ci ha raggiunti Daniela















Prossimi appuntamenti


  • Sabato 21 giugno 2008 - Visita guidata della " Triennale internazionale degli Arazzi e delle Arti Tessili di Tournai " avente come filo conduttore "l'Italia - la fibra sensibile"
    (A cura di Dominique)

    Programma previsto per un gruppo composto da 10 a 25 persone (con orario):

    • Ore 15:00 : appuntamento davanti all'ufficio di turismo, di fronte al Beffroi.

    • Dalle 15:15 precise alle 17:15 : visita guidata di due siti : il Museo degli Arazzi (dove saranno esposti gli storici arazzi ducali d'Urbino) e la Halles-aux-Draps.

    • Prezzo a testa: 9,00 € (passaporto valido per i 7 siti dal 21 giugno al 31 agosto 2008) + guida (50,00 € da suddividere tra i partecipanti)

    • Gratis per i bambini (- 12 anni)







Prossimo ciclo 2008-2009


Mercoledì 5 novembre 2008 - Conferenza

Oratore invitato: Giovanni Melogli, giornalista e coautore del libro "Le carceri segrete della CIA in Europa".
(A cura di Arcangelo)