Bollettino 149


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





I dieci giovani protagonisti del Decameron
di Giovanni Boccaccio
in un dipinto di John William Waterhouse (1849-1917),
"A Tale from Decameron", 1916,
Lady Lever Art Gallery, Liverpool.




Gennaio 2009 - N° 149







GIOVANNI BOCCACCIO


Narratore e poeta, uno dei massimi letterati di tutti i tempi
nonché anticipatore delle tendenze umanistiche del Quattrocento.



Giovanni Boccaccio (Certaldo o Firenze 1313 - Certaldo 21 sett. 1375) fu allevato a Firenze come figlio illegittimo di un mercante: fonti non molto attendibili riportano che fosse nato a Parigi, da una donna francese conosciuta dal padre in uno dei suoi frequenti viaggi di lavoro oltralpe.
Nel 1327 si recò a Napoli con il padre, socio della compagnia dei Bardi, per impiegarsi nell'attività mercantile e nella pratica bancaria. Qui venne a contatto con la vita culturale "mondana" della città, esperienza che contribuì di lì a poco ad allontanarlo dal commercio e ad avviarlo alle lettere. Affascinato dalla letteratura cortese e cavalleresca francese, che presso la corte degli Angiò di Napoli aveva in quel periodo grande diffusione e successo, Boccaccio consolidò le proprie basi di letterato leggendo (oltre ai classici latini) anche opere a fondo storico e mitologico. Il suo primo poemetto, in terza rima, risale al 1334-35. Composto secondo il modulo allora in voga della rassegna celebrativa di gentildonne nacque la Caccia di Diana.
Gli anni a seguire furono a lungo ricordati dallo stesso poeta come il periodo più felice della sua vita: il fecondo succedersi di nuove opere, l'assidua frequentazione della corte napoletana facevano prefigurare al giovane letterato un futuro di celebrità e onori. Una leggenda vuole addirittura che abbia avuto una relazione con una figlia illegittima del re, forse celata dietro il nome di Fiammetta, personaggio immortalato in varie sue opere.
    


    
Richiamato fortunosamente dal padre a Firenze nell'inverno del 1340-41, scampò alla terribile epidemia pestifera nella primavera del 1348; a lui vennero poi affidati dal governo cittadino vari incarichi diplomatici fino al suo primo incontro, nel 1350, con Francesco Petrarca, da lui ammirato e ritenuto un vero e proprio maestro. I due scrittori rimasero amici fino alla morte: Boccaccio incontrò nuovamente Petrarca a Padova nel 1351, a Milano nel 1359 e si recò a Venezia appositamente per fargli visita nel 1363.
Fu ambasciatore per il Comune della sua città presso Ludovico di Baviera nel 1351. Nel 1360 ospitò a Firenze l'amico Leonzio Pilato, insegnante di greco antico, una lingua allora pochissimo conosciuta in Italia. Grazie a lui poté leggere l'Iliade di Omero tradotta in latino. Nello stesso anno Innocenzo VI lo autorizzò al sacerdozio. Nel 1362 tornò a Napoli su invito di un amico ma, deluso dall'accoglienza ricevuta, si recò subito a Firenze e, per incarico della città, partì per Avignone come ambasciatore presso papa Urbano V.
All'inizio degli anni Settanta si ritirò nella sua casa di Certaldo, vicino a Firenze, dove visse appartato, dedicandosi quasi esclusivamente allo studio, interrotto da qualche breve viaggio (tra il 1370 e il 1371 fu a Napoli), e alla meditazione religiosa. Un incarico per lui molto importante fu quello conferitogli nel 1373 dal comune di Firenze: la pubblica lettura, con commento, della Divina Commedia di Dante. Disgraziatamente nel 1374 Boccaccio dovette abbandonare tale incarico per il sopraggiungere della malattia, che lo avrebbe portato alla morte l'anno seguente.


http://spazioinwind.libero.it/decameronline/03_index.html






IL DECAMERONE

Il capolavoro di Boccaccio è il Decameron, il cui titolo fu ricalcato dal trattato Hexameron di sant'Ambrogio. Il libro narra di un gruppo di giovani (sette ragazze e tre ragazzi) che, durante la peste del 1348, si rifugiano sulle colline presso Firenze. Per due settimane, l'"onesta brigata" si intrattiene serenamente con passatempi vari, e in particolare raccontando a turno le novelle. Poiché il venerdì e il sabato non si narrano novelle, queste, disposte in un periodo di dieci giorni come indica in greco il titolo dell'opera (Ta tòn deca emeròn biblìa, ossia I libri (Ta biblìa) delle (tòn) dieci (deka) giornate (emeròn). Per cui la corretta pronunzia del titolo dell'opera è Decameròn - con l'accento tonico grave sull'ultima sillaba, ossia tronco - oppure italianizzato in Decamerone). Quindi il libro è composto da cento novelle.
I nomi dei dieci giovani protagonisti sono: Fiammetta, Filomena, Emilia, Elissa, Lauretta, Neìfile, Pampìnea, Dioneo, Filòstrato e Pànfilo. Ogni giornata ha un re o una regina che stabilisce il tema delle novelle; due giornate però, la prima e la nona, sono a tema libero. L'ordine col quale vengono decantate le novelle durante l'arco della giornata da ciascun giovane è prettamente casuale, ad eccezione di Dioneo (il cui nome deriva da Dione, madre della dea Venere), che solitamente narra per ultimo e non necessariamente sul tema scelto dal re o dalla regina della giornata, risultando così essere una delle eccezioni che Boccaccio inserisce nel suo progetto così preciso e ordinato.
L'opera presenta invece una grande varietà di temi, di ambienti, di personaggi e di toni; si possono individuare come centrali i temi della fortuna, dell'ingegno, della cortesia, dell'amore.
Le novelle sono inserite, come si è detto, in una "cornice" narrativa, di cui costituiscono passi importanti il Proemio e l'Introduzione alla prima giornata, con il racconto della peste, e la Conclusione che offre la risposta dell'autore alle numerose critiche che già circolavano sulla sua opera. La sua originalità ha però avuto seguaci nella storia della letteratura, anche europea, se si considera Geoffrey Chaucer, il quale scrisse i Canterbury Tales (pur incompleto, riprende la struttura del Decameron di Boccaccio). Inoltre nel Seicento Giovan Battista Basile, autore de Lo cunto delli cunti, compose un'opera intitolata Pentamerone, per la struttura formata da cinque giornate e cinquanta storie.
    
Riguardo alle sue censure, nonostante fosse stato considerato un testo proibito (ciò fin dal 1559), con l'introduzione della stampa il capolavoro del Boccaccio divenne uno dei testi più stampati; intorno al Cinquecento il cardinale Pietro Bembo lo definì il modello perfetto per la prosa volgare.


http://it.wikipedia.org/wiki/Giovanni_Boccaccio






Giornata quarta - Novella quinta

I fratelli d'Ellisabetta uccidon l'amante di lei; egli l'apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato. Ella occultamente disotterra la testa e mettela in un testo di bassilico; e quivi su piagnendo ogni dì per unagrande ora, i fratelli gliele tolgono, ed ella se ne muore di dolore poco appresso.

    
Erano adunque in Messina tre giovani fratelli e mercatanti, e assai ricchi uomini rimasi dopo la morte del padre loro, il quale fu da San Gimignano; e avevano una loro sorella chiamata Elisabetta, giovane assai bella e costumata, la quale, che che se ne fosse cagione, ancora maritata non aveano. E avevano oltre a ciò questi tre fratelli in un lor fondaco un giovinetto pisano chiamato Lorenzo, che tutti i lor fatti guidava e faceva; il quale, essendo assai bello della persona e leggiadro molto, avendolo più volte Lisabetta guatato, avvenne che egli le incominciò stranamente piacere. Di che Lorenzo accortosi e una volta e altra, similmente, lasciati suoi altri innamoramenti di fuori, incominciò a porre l'animo a lei; e sì andò la bisogna che, piacendo l'uno all'altro igualmente, non passò gran tempo che, assicuratisi, fecero di quello che più disiderava ciascuno.
E in questo continuando e avendo insieme assai di buon tempo e di piacere, non seppero sì segretamente fare, che una notte, andando Lisabetta là dove Lorenzo dormiva, che il maggior de' fratelli, senza accorgersene ella, non se ne accorgesse. Il quale, per ciò che savio giovane era, quantunque molto noioso gli fosse a ciò sapere, pur mosso da più onesto consiglio, senza far motto o dir cosa alcuna, varie cose fra sé rivolgendo intorno a questo fatto, infino alla mattina seguente trapassò. Poi, venuto il giorno, a' suoi fratelli ciò che veduto aveva la passata notte d'Elisabetta e di Lorenzo raccontò; e con loro insieme, dopo lungo consiglio, diliberò di questa cosa, acciò che né a loro né alla sirocchia alcuna infamia ne seguisse, di passarsene tacitamente e d'infignersi del tutto d'averne alcuna cosa veduta o saputa infino a tanto che tempo venisse nel quale essi, senza danno o sconcio di loro, questa vergogna, avanti che più andasse innanzi, si potessero torre dal viso.
E in tal disposizion dimorando, così cianciando e ridendo con Lorenzo come usati erano, avvenne che, sembianti faccendo d'andare fuori della città a diletto tutti e tre, seco menaron Lorenzo; e pervenuti in un luogo molto solitario e rimoto, veggendosi il destro, Lorenzo, che di ciò niuna guardia prendeva, uccisono e sotterrarono in guisa che niuna persona se n'accorse. E in Messina tornatisi dieder voce d'averlo per loro bisogne mandato in alcun luogo; il che leggiermente creduto fu, per ciò che spesse volte eran di mandarlo da torno, usati.
Non tornando Lorenzo, e Lisabetta molto spesso e sollecitamente i fratei domandandone, sì come colei a cui la dimora lunga gravava, avvenne un giorno che, domandandone ella molto instantemente, che l'uno de' fratelli disse: "Che vuol dir questo? che hai tu a far di Lorenzo, che tu ne domandi così spesso? Se tu ne domanderai più, noi ti faremo quella risposta che ti si conviene." Per che la giovane dolente e trista, temendo e non sappiendo che, senza più domandarne si stava e assai volte la notte pietosamente il chiamava e pregava che ne venisse; e alcuna volta con molte lagrime della sua lunga dimora si doleva e senza punto rallegrarsi sempre aspettando si stava.
Avvenne una notte che, avendo costei molto pianto Lorenzo che non tornava e essendosi alla fine piagnendo adormentata, Lorenzo l'apparve nel sonno, pallido e tutto rabbuffato e co' panni tutti stracciati e fracidi: e parvele che egli dicesse: "O Lisabetta, tu non mi fai altro che chiamare e della mia lunga dimora t'atristi e me con le tue lagrime fieramente accusi; e per ciò sappi che io non posso più ritornarci, per ciò che l'ultimo dì che tu mi vedesti i tuoi fratelli m'uccisono." E disegnatole il luogo dove sotterato l'aveano, le disse che più nol chiamasse né l'aspettasse, e disparve.
La giovane, destatasi e dando fede alla visione, amaramente pianse. Poi la mattina levata, non avendo ardire di dire alcuna cosa a' fratelli, propose di volere andare al mostrato luogo e di vedere se ciò fosse vero che nel sonno l'era paruto. E avuta la licenzia d'andare alquanto fuor della terra a diporto, in compagnia d'una che altra volta con loro era stata e tutti i suoi fatti sapeva, quanto più tosto poté là se n'andò; e tolte via foglie secche che nel luogo erano, dove men dura le parve la terra quivi cavò; né ebbe guari cavato, che ella trovò il corpo del suo misero amante in niuna cosa ancora guasto né corrotto: per che manifestamente conobbe essere stata vera la sua visione. Di che più che altra femina dolorosa, conoscendo che quivi non era da piagnere, se avesse potuto volentier tutto il corpo n'avrebbe portato per dargli più convenevole sepoltura; ma veggendo che ciò esser non poteva, con un coltello il meglio che poté gli spiccò dallo 'mbusto la testa, e quella in uno asciugatoio inviluppata, e la terra sopra l'altro corpo gittata, messala in grembo alla fante, senza essere stata da alcun veduta, quindi si dipartì e tornossene a casa sua.
Quivi con questa testa nella sua camera rinchiusasi, sopra essa lungamente e amaramente pianse, tanto che tutta con le sue lagrime la lavò, mille basci dandole in ogni parte. Poi prese un grande e un bel testo, di questi ne' quali si pianta la persa o il basilico, e dentro la vi mise fasciata in un bel drappo; e poi messavi sù la terra, sù vi piantò parecchi piedi di bellissimo bassilico salernetano, e quegli da niuna altra acqua che o rosata o di fior d'arancio delle sue lagrime non innaffiava giammai. E per usanza aveva preso di sedersi sempre a questo testo vicina e quello con tutto il suo disidero vagheggiare, sì come quello che il suo Lorenzo teneva nascoso: e poi che molto vagheggiato l'avea, sopr'esso andatasene cominciava a piagnere, e per lungo spazio, tanto che tutto il basilico bagnava, piagnea.
Il basilico, sì per lo lungo e continuo studio, sì per la grassezza della terra procedente dalla testa corrotta che dentro v'era, divenne bellissimo e odorifero molto; e servando la giovane questa maniera del continuo, più volte da' suoi vicin fu veduta. Li quali, maravigliandosi i fratelli della sua guasta bellezza e di ciò che gli occhi le parevano della testa fuggiti, il disser loro: "Noi ci siamo accorti che ella ogni dì tiene la cotal maniera." Il che udendo i fratelli e accorgendosene, avendonela alcuna volta ripresa e non giovando, nascosamente da lei fecero portar via questo testo; il quale non ritrovando ella con grandissima instanzia molte volte richiese, e non essendole renduto, non cessando il pianto e le lagrime, infermò, né altro che il testo suo nella infermità domandava. I giovani si maravigliavan forte di questo adimandare, e per ciò vollero vedere che dentro vi fosse; e versata la terra, videro il drappo e in quello la testa non ancora sì consumata, che essi alla capellatura crespa non conoscessero lei essere quella di Lorenzo. Di che essi si maravigliaron forte e temettero non questa cosa si risapesse: e sotterrata quella, senza altro dire, cautamente di Messina uscitisi e ordinato come di quindi si ritraessono, se n'andarono a Napoli.
    
La giovane non restando di piagnere e pure il suo testo adimandando, piagnendo si morì, e così il suo disaventurato amore ebbe termine. Ma poi a certo tempo divenuta questa cosa manifesta a molti, fu alcun che compuose quella canzone la quale ancora oggi si canta, cioè:

Qual esso fu lo malo cristiano,
che mi furò la grasta, et cetera. -


http://www.classicitaliani.it/boccaccio/decameron/0405.htm






Il Decameron

Un film di Pier Paolo Pasolini. Con Franco Citti, Ninetto Davoli, Angela Luce, Silvana Mangano, Pier Paolo Pasolini, Gianni Rizzo, Guido Alberti, Lino Crispo, Vittorio Fanfoni, Guido Mannari, Vincenzo Amato, Giovanni Esposito, Giacomo Rizzo, Enzo Spitaleri. Genere Commedia, colore 110 minuti. - Produzione Italia 1971.

http://www.mymovies.it/pubblico/articolo/?id=347404


Le novelle di Ser Ciappelletto, morto in odore di santità, e dell'allievo di Giotto ne legano altre sette: Andreuccio viene derubato da una donna che si finge sua sorellastra, ma si rifà spogliando di tutti i gioielli la salma di un alto prelato; Masetto, finto sordomuto, entra in un convento di suore dalle quali si lascia sedurre; Lisabetta conserva la testa dell'amato, ucciso dai propri fratelli, in un vaso di basilico; Caterina e Riccardo coronano il loro sogno d'amore con il matrimonio; dall'Aldilà Tingoccio rivela al timorato Meuccio che far l'amore non è peccato; fingendo di volerla trasformare in puledra, donno Gianni si gode la moglie di un ingenuo contadino; l'infedele Peronella induce il marito a introdursi in una giara per impedirgli di scoprire il suo amante. Il film inaugura la trilogia con la quale Pasolini intese attaccare la cultura sessuofobica. Il mondo borghese di Boccaccio è trasformato in una mitica età dell'oro popolare, regno di una gioiosa e innocente assenza di tabù.

http://www.film.tv.it/scheda.php/film/2011/decameron/
    




Durante la riunione del 7 gennaio 2009 parleremo di ricordi e di sentimenti ispirati dalle feste di Natale e Capodanno. Momenti particolari, passati spesso in compagnia ma talvolta anche da soli, momenti di raccoglimento e di nuove risoluzioni ma anche di sfrenati consumi…
Come ogni anno, nel corso della serata condivideremo il dolce dell'Epifania ed eleggeremo il re e la regina dell'anno.
Verrà presentato inoltre il progetto di una Passeggiata storica che si prevede di fare con il club in giugno prossimo e relativa alle reminiscenze italiane a Tournai.



La volta scorsa

Abbiamo avuto il piacere di ricevere Giovanni Melogli, giornalista e assistente parlamentare (Parlamento europeo). Con vivacità e convinzione ci ha fatto avvicinare al mondo multiplo e tuttavia sostanzialmente uniformizzato dell'informazione.
L'informazione, fino a poco tempo fa "condizionata" in modo appariscente dal Potere e gli interessi economici (basta pensare alla censura), oggi appare nelle nostre società europee come uno strumento soft di consenso di massa.
Negli ultimi decenni, con l'espansione del disimpegno politico e sociale, il contenuto dell'informazione ha subito una tras-formazione. Domina, ormai, l'informazione-spettacolo con una certa dimensione futile e l'informazione a carattere promozionale, commerciale.
Questo tipo d'informazione, basata, tra l'altro, su trasmissioni di intrattenimento (talk-show) e giochi, in verità costa molto meno rispetto ad una informazione più " rigorosa " in grado di dare alla gente una autonomia nel valutare la realtà che la circonda.
Queste cose è venuto a dirci Giovanni Melogli insieme alla presentazione del nuovo progetto di televisione Pandora. Il progetto, infatti, si prefigge di raggiungere un'informazione libera, a difesa della democrazia e del bene comune con il sostegno anche finanziario dei cittadini sensibili ad una visione meno conformista dei media.
    
Nel corso dell'incontro, Giovanni Melogli ha fatto cenno anche al libro di cui è coautore : " Le carceri segrete della CIA in Europa " e quindi ai tragici fatti dell'11 settembre 2001 nonché al film-inchiesta " Zero ", promosso recentemente dall'associazione Megachip e nato dall'esigenza di far luce sulle presunte contraddizioni e omissioni dell'inchiesta ufficiale.
Ringraziamo Giovanni Melogli per essere venuto ad incontrare gli amici del club di conversazione italiana di Tournai.



Istituto " Sorrento Lingue "

Abbiamo ricevuto un'offerta di collaborazione da parte di un Istituto d'italiano per stranieri operante a Sorrento (NA), l'Istituto "Sorrento Lingue" (http://www.sorrentolingue.com).
Così ci ha scritto il Dr. Marco Marino, manager dell'Istituto : " Mi fa piacere presentarle un servizio messo a disposizione di tutti gli appassionati d'italiano... un forum dove è possibile scambiarsi commenti e opinioni sull'Italia, svolgere gratuitamente esercizi d'italiano - con l'aiuto di un tutor online - ed esercitarsi nella lingua scritta (gratis).
Un modo utile per conoscere nuovi amici in Italia e nel mondo! L'indirizzo del forum è http://forum.italianlanguage.it/
Per registrarsi, basta cliccare su "register" e scrivere nome, email e password. E poi entrare nel forum cliccando su login. "



Appuntamenti già previsti per il ciclo 2008-2009


  • Martedì 20 gennaio 2009

    Assisteremo allo spettacolo : Les Fourberies de Scapin di Molière con Pietro Pizzuti, nostro invitato in maggio scorso.
    Lo spettacolo teatrale sarà dato alla Casa della Cultura di Tournai alle ore 20:00 precise.
        



  • Mercoledì 4 febbraio 2009

    Serata del cinema italiano.


  • Mercoledì 4 marzo 2009

    Nicola Farinetti e Luca Giaccone verranno a parlarci del movimento "Slow Food" (con particolare riferimento al cibo e alla birra).


  • Domenica 17 maggio 2009

    Passeggiata nella Région des Collines a Ellezelles : " le Sentier de l'Etrange ".



  • Sabato 6 giugno 2009

    Cena di fine anno. Ospite : il Coro Canti d'Allor.


  • Sabato 20 giugno 2009

    Passeggiata storica : reminiscenze italiane a Tournai.