Bollettino 152


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI



 
" Se ti sabir
Ti respondir
            
Se non sabir
Tazir, tazir."


Nel quarto intermezzo della sua commedia-balletto Il borghese gentiluomo (1670),
Molière dà spazio ad un rituale svolto in lingua franca.
Si tratta della finta cerimonia turca
per conferire a Monsieur Jourdain la dignità di "Mamamuscì".




Aprile 2009 - N° 152




LA LINGUA FRANCA

LINGUA DI MEDIAZIONE PARLATA PER SECOLI
NEL MEDITERRANEO
DA EUROPEI, ARABI E TURCHI




Il Sabir, lingua franca del Mediterraneo, era un pidgin, un linguaggio spontaneo, una lingua di necessità e di mediazione, che si sviluppò spontaneamente nel Mediterraneo orientale sul finire del Medioevo e sopravvisse per ben 8 secoli fino al Novecento. Un esempio di longevità straordinario. Si è dibattuto sulla sua origine: lingua delle Crociate, lingua dei commerci tra popoli dell'Europa occidentale e i turchi, gli arabi e i maghrebini. Di certo era la lingua delle ciurme e delle relazioni tra gli schiavi e i loro padroni "Anda, anda canaglia, anda a palazzo" (và a casa, canaglia).
La pirateria nel Mediterraneo contribuì notevolmente a concentrare in Nordafrica una gran moltitudine di Europei, in maggior parte schiavi e rinnegati, i quali avevano necessità di comunicare quotidianamente con i Musulmani Arabi, Berberi o Turchi per sopravvivere. I bottini preferiti dei pirati del Mediterraneo, sia musulmani che cristiani, erano esseri umani da ridurre in schiavitù. Gli schiavi erano ritenuti preziosi sia come "propulsore" per le loro navi galere armate di cannoni che per possibili riscatti. La mortalità era alta tra coloro che pativano ai remi, e il peggiore destino che potesse capitare a una persona catturata dai pirati era di finire i propri giorni nella stessa galera.
Nella terminologia marinaresca di tutto il Mediterraneo sono ancora oggi presenti parole appartenenti a questa lingua, come per esempio vira e 'maina.
    
Anonimo Veneziano
L'accoglienza degli ambasciatori veneziani a Damasco
Venezia 1511
Sebbene avesse diverse varianti, la più diffusa e persistente consisteva in un misto di italiano (veneziano e genovese) e spagnolo con forti influenze siciliane, greche, turche ed arabe. L'influenza siciliana si vede ad esempio nel termine patruni (padrone) che viene utilizzato anche nella variante algerina e tunisina della lingua franca.

"Me te cognossiria!"
"Me cognossiria anca tia"
"Commé star il fratel di ti?"
"Star mouchou bonou."

Essendo una lingua nata per essere parlata, sono rarissime le testimonianze scritte. Il primo documento in sabir risale al 1296 e pare fosse il più antico portolano della totalità del Mediterraneo intitolato Compasso da Navegare.
Nella commedia di Molière del 1670, il Borghese Gentiluomo, il protagonista, invaghitosi della figlia del Sultano turco, si trova alle prese con il muftì che lo ordina "Mamamuscì", cioè Paladino della causa turca, dando il via ad una serie di rituali esilaranti.
Diversamente dagli altri linguaggi di necessità, il Sabir deve la sua longevità alla sua estensione oltre i confini del Mediterraneo e al fatto che arriva ad investire tutti gli aspetti della quotidianità. "Drio me vegnir e mi te voler parlar". "Se ela mi amar, mi avera".
Si racconta del naufragio di una grande nave al largo della Cornovaglia nel 1760. All'alba i cittadini locali trovarono sulla spiaggia un gruppo di uomini straniti con un turbante in testa. Era una nave corsara algerina, uno xebeque, che portava 220 uomini. Fossero naufragati in Spagna sarebbero stati fatti schiavi. Quando seppero di essere in Inghilterra esclamarono di gioia "Inglaterra! Inglaterra! Bona Inglaterra!" ma nessun inglese comprendeva quei suoni. Mandarono a chiamare un certo Mitchell che aveva commerciato nei mari di levante e questi fu in grado di fare da interprete.
Il Sabir, semplificato nel lessico e nella grammatica, si componeva di verbi all'infinito e pochi vocaboli ma ben precisi. Per indicare i superlativi si ripeteva l'aggettivo più volte: "sercata tanta tanta pressa pressa el tera mi benir adessa adessa ti dita menar presta presta", un
pò come fanno gli australiani. Presentava variazioni regionali che si contaminavano in varia misura seguendo un processo naturale e che trovarono il loro punto di incontro ad Algeri, in quel tempo il centro più cosmopolita e la principale roccaforte della pirateria di tutto il Mediterraneo. Sebbene i porti corsari più importanti per i pirati barbareschi erano quelli di Tripoli, Tunisi e Biserta, la base principale da cui partivano le scorrerie dei pirati nordafricani era Algeri. Nominalmente feudo dell'Impero Ottomano nel diciassettesimo secolo il Nordafrica era in piena fioritura economica e politica. L'intera struttura economico-sociale di Tunisi e di Algeri, che in quell'epoca avevano riunito le loro forze, poggiava sulla guerra di corsa e una parte notevolissima del benessere proveniva appunto dalla pirateria, esercitata in maniera diretta o indiretta, cioè esigendo il pagamento di un tributo dagli Stati cristiani che volevano vivere tranquilli, in pratica un riscatto per gli schiavi cristiani che i parenti volevano far liberare; anche Miguel de Cervantes, autore di Don Quixote, si trovò in questa scomoda situazione tra il 1575 e il 1580. Si calcola che vi fossero, nella sola Algeria, più di 20.000 schiavi cristiani.
Nel 1612 poi, dopo l'arrivo di molti schiavi portoghesi ad Algeri, in seguito ad una battaglia persa, la lingua franca assunse un massiccio quantitativo di vocaboli portoghesi. "Mi conoscer ti aver bona cabesa".
I viaggiatori europei in Nordafrica riferivano spesso di questa lingua curiosa rendendole un'immagine più importante di quanto non fosse, tanto che quando i Francesi intrapresero la conquista dell'Algeria intorno al 1830 pensarono che fosse opportuno rifornire le truppe di un manuale che aiutasse ad imparare questa lingua.
Fu l'inizio della fine. Presto il nordafrica sarebbe stato "civilizzato" al francese, all'inglese e all'italiano. La caduta dell'impero Ottomano e il declino del commercio mediterraneo a favore di quello atlantico avrebbero dato il colpo di grazia.

Silvia Malosio

http://gentlebreeze-smc.blogspot.com/2008/05/se-ti-sabir-ti-respondir-se-non-sabir.html





Nel quarto intermezzo della sua commedia-balletto Il borghese gentiluomo (1670), Molière dà spazio ad un rituale svolto in lingua franca. Si tratta della finta cerimonia turca (eseguita con musica e danza) per conferire a Jourdain la dignità di "Mamamuscì". Essa si rivela esilarante.


Prima entrata del Balletto - Vengono poi sei Turchi Ballerini che entrano, gravi, due a due, al suono degli strumenti e portano tre tappeti che terranno tesi sollevandoli in alto, dopo averli adoperati in varie figure di danza. I Turchi Cantanti passano poi sotto i tappeti per portarsi ai due lati del palcoscenico. Il Muftì chiude la marcia seguito dai Dervisci. Dopodiché i Turchi stendono per terra i tappeti e vi si inginocchiano sopra. Muftì e Dervisci restano in piedi al centro. Mentre il Muftì invoca Maometto con una quantità di contorsioni e di smorfie ma senza proferir parola, tutti gli altri Turchi si prosternano al suolo invocando con la loro cantilena: "Alli", poi alzano le braccia al cielo cantando "Alla" e così continuano alternativamente fino al termine dell'invocazione; infine si rialzano tutti cantando: "Allah eckber!" e due Dervisci vanno incontro a Jourdain.
    


1 - IL MUFTÌ (a Jourdain, vestito alla turca, con la testa rasa, senza turbante e senza scimitarra)
Se ti sabir,
Ti respondir;
Se non sabir,
Tazir, tazir,
Mi star Muftì,
Ti qui star ti?
Non intendir;
Tazir, tazir.
(Due Dervisci fanno allontanare Jourdain).
Dice, Turche, chi star quista?
Anabatista? Anabatista?

2 - I TURCHI
Joc.

3 - IL MUFTÌ
Zuinglista?

4 - I TURCHI
Joc.

5 - IL MUFTÌ
Coffita?

6 - I TURCHI
Joc.

7 - IL MUFTÌ
Hussita? Morista? Fronista?

8 - I TURCHI
Joc, joc, joc.

9 - IL MUFTÌ
Joc, joc, joc. Star pagana?

10 - I TURCHI
Joc.

11 - IL MUFTÌ
Luterana?

12 - I TURCHI
Joc.

13 - IL MUFTÌ
Puritana?
14 - I TURCHI
Joc.

15 - IL MUFTÌ
Bramina? Moffina? Zurina?

16 - I TURCHI
Joc, joc, joc.

17 - IL MUFTÌ
Joc, joc, joc. Mahamettana? Mahamettana?

18 - I TURCHI
Hi Valla. Hi Valla.

19 - IL MUFTÌ
Como ciamara? Como ciamara?

20 - I TURCHI
Giurdina, Giurdina.

21 - IL MUFTÌ (saltando)
Giurdina? Giurdina?

22 - I TURCHI
Giurdina, Giurdina.

23 - IL MUFTÌ
Mahametta per Giurdina,
Mi pregar sera e matina:
Voler far un Paladina
De Giurdina, de Giurdina.
Dar turbanta, e dar scarcina,
Con galera e brigantina,
Per deffender Palestina.
Mahametta per Giurdina,
Mi pregar sera e matina.
(ai Turchi)
Star bon Turca, Giurdina?

24 - I TURCHI
Hi Valla. Hi Valla.

25 - IL MUFTÌ (cantando e danzando)
U la bà, bà la sciù, ba la bà, ba la dà.

26 - I TURCHI
U la bà, ba la sciù, ba la bà, ba la dà.


Seconda entrata del Balletto - Il Muftì rientra con in testa uno smisurato turbante da cerimonia, guarnito di quattro o cinque giri di candeline accese. L'accompagnano due Dervisci che portano il Corano ed hanno alti copricapi a punta, anch'essi guerniti di candeline accese. Gli altri due Dervisci fanno inginocchiare Jourdain con le mani in terra, in modo che la sua schiena, su cui posano il Corano, faccia da leggio al Muftì. Questi ha una seconda invocazione buffonesca, aggrottando le sopracciglia e battendo di quando in quando sul Corano, e girandone precipitosamente le pagine; dopodiché, levando le braccia in alto, grida con tutta la sua forza: "Hù". Durante questa seconda invocazione, i Turchi assistenti, inchinandosi a tre riprese e risollevandosi a tre riprese, e continuando alternativamente, cantano anch'essi: "Hù, hù, hù".


1 - JOURDAIN (dopo che gli hanno tolto di dosso il Corano)
Uffa!

2 - IL MUFTÌ (a Jourdain)
Ti non star furba?

3 - I TURCHI
No, no, no.

4 - IL MUFTÌ
Non star furfanta?
5 - I TURCHI
No, no, no.

6 - IL MUFTÌ
Donar turbanta
Donar turbanta.

7 - I TURCHI
Ti non star furba?
No, no, no.
Non star furfanta?
No, no, no.
Donar turbanta, donar turbanta.


Terza entrata del Balletto - I Turchi ballando, mettono il turbante in testa a Jourdain, a suon di musica


1 - IL MUFTÌ
(porgendo la scimitarra a Jourdain)
Ti star nobile, non star fabbola.
Pigliar schiabbola.
2 - I TURCHI
Ti star nobile, non star fabbola.
Pigliar schiabbola.


Quarta entrata del Balletto - I Turchi danzando, danno in cadenza diverse piattonate con le scimitarre a Jourdain.


1 - IL MUFTÌ
Dara, dara
Bastonara.
2 - I TURCHI
Dara, dara,
Bastonara.


Quinta entrata del Balletto - I Turchi ballando danno in cadenza delle bastonate a Jourdain.


1 - IL MUFTÌ
Non tener honta,
Questa star ultima affronta.
2 - I TURCHI
Non tener honta,
Questa star ultima affronta.


Il Muftì inizia una terza invocazione. I Dervisci lo sostengono con rispetto per le braccia; poi i Turchi, cantando, ballando e saltando intorno al Muftì, coi loro strumenti alla turca, si ritirano insieme a lui, trascinandosi dietro Jourdain.

http://www.readme.it/libri/Letteratura%20Francese/Il%20borghese%20gentiluomo.shtml





Le Bourgeois Gentilhomme (Il borghese gentiluomo) è una comédie-ballet di Molière, realizzata il 14 ottobre 1670 alla corte di Luigi XIV, dalla troupe di attori di Molière. La musica fu composta da Jean-Baptiste Lully, le coreografie erano di Pierre Beauchamp, e le scenografie di Carlo Vigarani.

http://it.wikipedia.org/wiki/Le_Bourgeois_Gentilhomme



Serata speciale il 1° aprile 2009 (non è un pesce di aprile !). Mangeremo insieme gli arancini, una specialità tipicamente siciliana. E nel corso della serata racconteremo aneddoti legati alla cucina e al cibo : piatti preferiti, odori-sapori-colori di tanti ingredienti, ricordi d'infanzia...
    



La volta scorsa


    
Enrico Lovera    
Causa scomparsa del nonno di Nicola Farinetti e varicella improvvisa per Luca Giaccone, nessuno degli invitati preannunciati è potuto venire come previsto. Su due piedi, Enrico Lovera, della stessa organizzazione Slow Food, si è prestato a sostituire i due oratori impediti.
Abbiamo avuto quindi il piacere d'incontrare a sorpresa un oratore attento, appassionato dall'argomento da presentare nonché preparatissimo. Non c'è due senza tre, il detto si è verificato quella sera !
Dopo essersi presentato, l'oratore proveniente dal Piemonte ha inizialmente sviluppato gli obiettivi del movimento Slow food così come sono stati definiti dal leader carismatico del movimento, Carlo Petrini.
    

Lo scopo di Slow food è addirittura di promuovere una nuova filosofia del cibo e della gastronomia in cui i prodotti e la socialità dell'atto di mangiare assumono una centralità all'insegna del buono, del pulito e del giusto, mettendo cioè in risalto la qualità dei prodotti, la loro produzione nel rispetto dell'ambiente nonché il loro giusto prezzo.
Nella seconda parte dell'intervento, Enrico Lovera si è soffermato in modo specifico sul mondo variegato della birra. Egli ha esaltato l'importanza del Belgio per la qualità e la varietà della sua produzione birraia ed ha sottolineato la nuova sensibilità italiana per la produzione della birra in Italia, paese tradizionalmente dedito al culto del vino : esistono ben 350 birre diverse prodotte nel Bel Paese.
Enrico Lovera ci ha quindi guidati durante l'assaggio di quattro birre tra cui due belghe : la "Saison de Pipaix" (della "Brasserie à vapeur" di Pipaix) et la "Moinette biologique" (della "Brasserie Dupont" di Tourpes) e due italiane : l'Elixir e la Xyauyù del birrificio "Le Baladin" (creato nel 1996 dal mastro birraio piemontese Teo Musso grazie anche alla consulenza tecnica di Jean-Louis Dits, patron della "Brasserie a Vapeur" di Pipaix.
La Xyauyù, dal gusto raro ha propriamente impressionato tutti gli assaggiatori.




La Saison de Pipaix


La Moinette Biologique
di Tourpes


L'Elixir


La Xyauyù

Ringraziamo l'oratore Enrico Lovera per la sua presenza al club, per la sua relazione interessantissima e per averci fatto condividere nel corso di una serata la sua perfetta conoscenza del mondo della birra. Un altro ringraziamento ai birrifici "Brasserie à vapeur" di Pipaix, "Brasserie Dupont" di Tourpes (presente Gérard Dedeycker) e "Le Baladin" per averci fatto assaggiare la loro produzione. Un ringraziamento particolare poi a Liliane Valerio per aver preparato e curato questo incontro. Agli oratori assenti Nicola Farinetti e Luca Giaccone, infine, un caro saluto dal Belgio.







Arcangelo Petrantò, Enza Navarra,
Enrico Lovera, Liliana Valerio


L'allegria dopo qualche birra...!



Nella cornice dell'intervento di Enrico Lovera ed ovviamente con l'accordo dell'oratore ospite, il nostro Bernard Loin ha voluto presentare la sua esperienza nel campo della creazione, in Africa, di birrifici chiavi in mano. Oltre all'esotico viaggio, è stata un immersione nella realpolitik dello sviluppo nel Sud del mondo dove ti accorgi che non sempre chi istituzionalmente dovrebbe perseguire lo scopo dello sviluppo lo mette in pratica effettivamente. Anzi, talvolta mette addirittura i bastoni tra le ruote. Molto spesso lo sviluppo del Sud si scontra con gli interessi industriali e finanziari del Nord e degli stessi dirigenti del Sud (interessi di intermediazione).

Una riflessione complementare
Se non si fa certo fatica ad intuire e capire il modello inseguito da Slow food, qualche perplessità rimane relativamente alla variabile prezzo. Senza voler idealizzare il passato e il cibo "naturale" occorre considerare l'avvento del cibo "industriale" in un ambito ben preciso di industrializzazione e di urbanizzazione della società per cui occorreva produrre un cibo standardizzato e a costi accessibili alle masse non più contadine.
La povertà endemica delle società preindustriali aveva visto nascere anche carestie indipendentemente dalla qualità dei prodotti. La ricerca contemporanea di un cibo buono, pulito e dal prezzo giusto secondo i criteri portati avanti da Slow food può apparire quindi oggidì come un elemento che accompagna l'avvento della società postindustriale in un Occidente i cui strati più ricchi e culturalmente sensibili al richiamo della qualità possono superare il consumismo di massa. Ma tale modello è estensibile alle fasce più povere del mondo e dello stesso Occidente ?


Appuntamenti già previsti (in linea di massima) per il ciclo 2008-2009


  • Domenica 17 maggio 2009

    Passeggiata nella Région des Collines a Ellezelles : " le Sentier de l'Etrange ".
    (A cura di Dominique)

    Programma in linea di massima :

    • Apputamento alle ore 13:45 alla " Maison du Parc naturel du Pays des Collines " - Ruelle des Ecoles, 1 - 7890 Ellezelles. Prezzo indicativo a testa : 7,00 €.

    • Prima parte : spettacolo virtuale ("parcours spectacle") di 45 min (Prezzo comitiva : 3,00 € a testa).

    • Seconda parte: alle ore 15:00, passeggiata (2 ore) con guida (narratore). La passeggiata sarà guidata (con narrazione) dal Sig. Marc Ameye (50,00 € per 2 ore).
      Una cartina della passeggiata è disponibile presso la " Maison du Parc naturel du Pays des Collines " (2,00 €).

    • Terza parte: al termine della passeggiata, andremo a degustare la " Quintine ", la birra locale, presso il caffè "Le Martyr", sempre a Ellezelles.



  • Sabato 6 giugno 2009

    Cena di fine anno. Ospite : il Coro Canti d'Allor.
    (A cura di Liliane)


  • Sabato 20 giugno 2009

    Passeggiata storica : reminiscenze italiane a Tournai.

    Queste le soste previste durante la passeggiata : si tratta di "elementi storici" che collegano idealmente Tournai all'Italia.

    In macchina :

    1. Remo Pintus (Rotonda della "Piscine de l'Orient: Aqua Tournai")

    2. Ere : Convento dei Padri Passionnisti (Arcangelo)

    3. Chaussée romaine (via perpendicolare alla Chaussée de Douai)

    4. " Muro gemello " (Plaine des Manoeuvres, inizio Chaussée de Douai)

    A piedi :

    1. Istituto Don Bosco (Dominique)

    2. Istituto delle Orsoline (con accenno alla scuola elementare "Petit Colisée")

    3. Square Roger Delannay (giardino pubblico sito tra la Grand-Place e la rue Perdue)

    4. (Galerie des) Douze Césars (Marie-Claire)

    5. Christine de Lalaing ed Alessandro Farnese (Grand-Place)

    6. Chiesa Saint-Piat (Enza)


    L'obiettivo della passeggiata sarà di dare una breve spiegazione storica relativamente ad ogni sosta. Chi desidera impegnarsi è invitato a segnalarlo al comitato. Idem per chi dispone di documentazione su questi ed altri argomenti simili : qualcuno aveva, per esempio, suggerito il "ristorante Prandini", forse il primo ristorante italiano a Tournai (tra parentesi il nome di chi si è già impegnato per questa attività ; ovviamente più persone possono parlare dello stesso argomento).