Bollettino 154


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Giacomo Casanova
Cavaliere di Seingalt (1725-1798)
Ritratto eseguito dal fratello Francesco (1750-1755 circa)
e conservato al museo storico di Mosca.




Ottobre 2010 - N° 164




Commento dell'immagine di copertina

Giacomo Casanova fu insieme moderno ed irremediabilmente legato all'" Ancien Régime ".
Le sue " Memorie " formano uno straordinario affresco - quasi una visione enciclopedica - della società europea del Settecento



GIACOMO CASANOVA
Cavaliere di Seingalt
LIBERTINO, AVVENTURIERO, BARO E AGENTE SEGRETO
MA ANCHE ECCEZIONALE SCRITTORE



    
Il 4 giugno 1798 moriva nel castello di Dux in Boemia, dove era diventato bibliotecario del conte di Waldstein, Giacomo Casanova, genio inquieto fra i più illustri rappresentanti del secolo dei Lumi.
Era nato a Venezia nell'aprile del 1725, figlio di un attore in disagiate condizioni economiche che qualche anno dopo morì. Ben presto anche la madre lo abbandonò sicché le uniche porte che gli restavano aperte furono quelle del Seminario di San Cipriano, da cui ben presto, però, venne espulso per "scandalosa condotta". Iniziò così la sua straordinaria avventura attraverso tutta l'Europa, nelle più disparate vesti, quelle di chierico, di soldato, di segretario di un cardinale, di finanziere, di giocatore, di scrittore, di violinista. Ma la svolta cruciale della sua vita si ebbe a Lione nel 1750 dove, a 25 anni, fu iniziato in Massoneria e vi trovò quali compagni di viaggio alcuni dei più grandi spiriti dell'epoca.
Dopo aver viaggiato e frequentato le logge di Parigi, Dresda, Praga e Vienna, tornò a Venezia dove però venne condannato perché massone, dall'Inquisizione della Serenissima Repubblica, e imprigionato nel famigerato carcere dei Piombi. Vi restò rinchiuso per 5 lunghi anni, ma il 31 agosto 1756 riuscì ad evadere, ed è ben noto il racconto, che poi avrebbe scritto, di quella rocambolesca fuga.


Si trasferì così a Parigi, poi in Germania, in Provenza, a Firenze, a Roma e dappertutto quel personaggio ormai mitico, elegantissimo, con in testa il cappello a tricorno, alto di statura, avvolto in un nero mantello, conquistò facilmente ragazze, donne maritate, signore dell'aristocrazia.
Nel 1764 Federico II, altra figura di spicco della Massoneria settecentesca, gli offrì un posto stabile, ma ben presto il suo spirito inquieto lo porterà a San Pietroburgo, a Varsavia, in Spagna. Nel 1767 fu colpito da un mandato di estradizione dalla Francia e allora continuò il suo pellegrinaggio nelle varie città d'Europa, sempre "inseguendo un buon tavolo di carte e una profumata silhouette di donna". Finalmente riuscì ad ottenere di rientrare nella sua Venezia dove rimarrà dal 1774 al 1782, e per sbarcare il lunario fu costretto a diventare "confidente" degli inquisitori della Serenissima.
Gli ultimi anni della sua vita errabonda, dal 1785 al 1798, li visse, come già detto, nel castello di Dux in Boemia, quale bibliotecario del conte di Waldstein dove conobbe, impietosa, la stagione grigia della vecchiaia: in una lettera straziante ad un'amico veneto confessa di aver spesso fame e freddo e - sono sue parole - "tanto per scaldarmi le ossa, scrivo e rivivo le belle giornate di mia gioventù".
I più lo ricordano solo come libertino e avventuriero, noto per le sue trame galanti, dimenticando - forse per una certa invidia che inconsciamente suscita negli uomini ogni conquistatore di donne - che fu tra i massimi esponenti della cultura del suo tempo. Certo, l'aver portato nelle varie garçonniere della sua nomade vita tra le più belle donne del suo tempo, gli procurò l'odio dei contemporanei e l'invidioso dispetto retroattivo dei posteri.
    

    L'evasione di Casanova
    Auguste Leroux


    

Casanova    
Incisione di Berka - 1788    
Giacomo Casanova fu scrittore e pensatore eccezionale, basterà citare le sue "Memorie", affresco straordinario della società del suo tempo, certamente il più bel libro di memorie e - oggi diremmo - di "sociologia comparata" del sette-cento, opera viva, ricca di una prodigiosa varietà di personaggi che ebbero ad incrociare le loro vite con la sua, dal pontefice Benedetto XIV all'imperatrice Caterina II, da Federico il Grande, a Maria Teresa d'Austria e Giuseppe II, e poi a Metastasio, a Voltaire, a Rousseau, a Goldoni. E la sua produzione letteraria registra altri importanti opere come il già citato racconto della fuga dai Piombi, un interessante romanzo fantastico, l'"Icosameron", vari pamphlet satirici e una pregevolissima traduzione dal greco dell'Iliade.
Ma Casanova fu ancora altro: fu uno scienziato, un erudito, un finanziere, un manager (inventò e diffuse il gioco del lotto); seppe tener testa a uomini come Voltaire; fu uno spirito fantasioso e avventuroso, capace di illuminare tutto il Settecento. Fra i tanti meriti, anche quello di aver ispirato altri due famosi Liberi Muratori, il librettista, e suo carissimo amico, Lorenzo da Ponte ed il genio musicale Mozart, per il loro inimitabile capolavoro il "Don Giovanni". A lui quindi, direttamente o indirettamente si devono due fra i massimi capolavori della cultura letteraria e musicale settecentesca, le "Memorie" ed il "Don Giovanni". Casanova resta così l'esempio più lampante, assieme ad altri grandi - quali i già citati Mozart, Voltaire, Goldoni, Federico il Grande - di quanto il secolo dei Lumi sia strettamente legato alla Massoneria.


Ma al di là dell'importanza del personaggio, sotto tutti quegli aspetti prima ricordati, il nome di Casanova resta nell'immaginario collettivo come sinonimo di seduzione, di libertinaggio. Le donne, di certo, erano irresistibilmente attratte da lui, ma non già per i suoi attributi virili o per le sue performance erotiche, bensì per il fascino del suo genio, per quell'arte sottile della seduzione, di cui è diventato il simbolo, per quelle "galanterie" e quegli "approcci romantici" che, ahimè, non hanno più posto nella società di oggi dove la donna ha ottenuto a questo prezzo la sua parità. Si è dissolta così la generosità che faceva dell'uomo appassionato a tutte le donne, un benefattore della felicità femminile.



Casanova
Ritratto di Auguste Leroux


L'odalisca bionda - François Boucher 1752

Ma chissà se egli amò veramente le donne: qualche psicologo di oggi, potrebbe argomentare rifacendosi a quella carenza di affetto materno della sua infanzia, che cercò con esse di compensare quell'affetto negatogli, ovvero, di contro, inconsciamente le odiò, per vendicarsi di quella privazione, sicché le usò soltanto per poi abbandonarle.
Un altro Giacomo, di tutt'altra esperienza esistenziale, che nacque proprio quando lui moriva - mi riferisco a Giacomo Leopardi - affermava nel LXXV dei suoi "Pensieri": "Colle donne e cogli uomini riesce sempre a nulla, o è certo malissimo fortunato, chi gli ama d'amore non finto e non tepido, e chi antepone gl'interessi loro ai propri. Ed il mondo è, come le donne, di chi lo seduce, gode di lui, e lo calpesta."
Chissà dunque se Casanova amò "d'amore vero" o "d'amore finto": forse questo dubbio di fondo si pone sempre anche alle vicende sentimentali di ciascuno di noi.

http://www.massoneriascozzese.it/storie_e_personaggi/giacomo_casanova.pdf





Oltre alla sua opera più importante, scritta in francese, scrisse in italiano Né amori, né donne, contro un patrizio Carlo Grimaldi per un torto subito; Il duello, storia della contesa con il conte Branicki, del 1765; Storia della mia fuga del 1788 e il romanzo Icosameron dello stesso anno.
Morirà nel 1798 nello sperduto castello di Dux, serenamente, in quanto, come ebbe a dire lui stesso: "Felice è colui che senza nuocere a nessuno sa procacciarsi il piacere…".

La sua opera più importante resta la Storia della mia vita, scritta in francese per facilitarne la divulgazione in tutta Europa. Questa autobiografia rappresenta un monumento per comprendere la storia ed i costumi dell'Europa al termine del secolo XVIII, in un momento di svolta epocale della cultura e della civiltà occidentale. L'inadeguatezza di Casanova rispetto al vecchio mondo dell'aristocrazia, dal quale era stato escluso per nascita ed al quale, tuttavia, continuamente aspirerà, testimonia - per uno di quei strani casi di ironia della storia che solo la letteratura esprime con tale forza emblematica - da un lato la modernità del veneziano e dall'altro l'irrimediabile tramonto di un'intera civiltà.
La Storia della mia vita non è tanto importante per quello che Casanova narra. Anzi, molto della leggenda del cinico e meccanico amatore si deva proprio alle avventure, anche un po' ripetitive che vi sono raccolte. La centralità di questa opera nella nostra letteratura - malgrado sia stata solo di recente scoperta - sta nello stile e nella forma: nell'avere in pratica fatto nascere il romanzo italiano. "Nella letteratura italiana allora mancava non solo un romanzo in prosa, ma ancora l'idea di uno stile così veloce e denso di avvenimenti. L'azione si fonde al dialogo, il quale diventa azione interiore.", ha scritto Giovanni Comisso. Quanto all'obiezione che il romanzo fu scritto in francese, si è già detto che la scelta su soltanto di natura divulgativa; in aggiunta va detto che il romanzo fu, invece, pensato in italiano e scritto in francese da un italiano che non padroneggiava quella lingua straniera.

http://www.italialibri.net/opere/storiadellamiavita.html
    

    Il Casanova - Manara





    
Le sue Memorie, redatte in francese, furono tradotte e pubblicate in tedesco dopo la sua morte, prima di essere trascritte nuovamente in francese dall'originale, e pubblicate sotto il titolo Storia della mia vita (1960-1962). Non si può dunque giudicare il loro stile. Quanto alla veridicità dei principali fatti riportati è stata verificata ogni volta che è stato possibile, e confermata (eccetto per quanto riguarda alcune date). Ma la parte di menzogne e di esagerazioni (in particolare ciò che riguarda le sue molteplici avventure galanti) ci mostrano l'autore per quel che è: un istrione. In queste memorie, Casanova, invecchiato, osserva non senza umorismo quel che fu: un Don Giovanni (almeno quanto don Giovanni fu un Casanova), un impostore, un giocatore e baro e un vagabondo. Dietro quest'immagine superficiale prende forma il profilo di un egotista forsennato, capace di coraggio come di bassezze, penosamente incapace a diventare quel grande scrittore ed erudito che aspirava essere. Anche alla fine di una stimabile carriera di libertino c'è il sogno della scrittura! Infine, totalmente uomo del XVIII° secolo, ha lasciato della sua epoca, segnata dal cosmopolitismo culturale, dalla lucidità stilistica e filosofica e dalla caccia al piacere frivolo (quando non aristocratico), un'immagine splendida, facendo della propria vita il proprio vero capolavoro.

La sua figura ha affascinato scrittori e registi cinematografici: memorabile il Ritorno di Casanova di Schnitzler, e quello cinematografico di Ettore Scola interpretato da un Mastroianni in stato di grazia (Il mondo nuovo, ovvero La nuit de Varenne).




Casanova
Alexandre Volkoff - 1927


Anche Fellini ha tratto un film dalla sua vita, interpretato da Donald Sutherland, che non si ricorda tuttavia fra i suoi migliori.

(a cura di Alfio Squillaci)

http://www.lafrusta.net/pro_casanova.html





Le prigioni di Venezia si trovavano all'interno di Palazzo Ducale. Le più inospitali erano collocate al piano terreno, in quelli che venivano chiamati i Pozzi, ed erano diciotto celle rivestite in legno, buie e comunicanti solo con tetri corridoi. Qui le condizioni di vita erano davvero terribili: sotto le tavole di legno si annidavano insetti di ogni tipo, il cibo era scarso e immangiabile, l'aria irrespirabile, gli ambienti sovraffollati.

Nei locali sottotetto erano ospitati, invece, i famosi Piombi. Devono il loro nome alle lastre di piombo che rivestivano i tetti, rendendo queste stanze caldissime d'estate e gelide d'inverno. In genere erano destinate ai carcerati più altolocati o ai detenuti in attesa di giudizio.
L'ospite più illustre dei Piombi è stato Giacomo Casanova, finito in carcere per una lunga sfilza di reati e protagonista della più celebre e rocambolesca delle fughe: salito sui tetti, Casanova riuscì a scivolare lungo una grondaia, a infilarsi all'interno del Palazzo e a farsi aprire, per fuggire poi tranquillamente, a bordo di una gondola. Non prima, secondo una leggenda, di concedersi un caffè in piazza San Marco.
Le Prigioni Nuove, invece, si trovavano oltre il Rio di Palazzo, e ad esse si accedeva tramite il famoso Ponte dei Sospiri.
    


http://www.italyguides.it/it/italia/veneto/venezia/palazzo_ducale/prigioni.htm



I giochi d'azzardo, tra tentazione, rischi e dipendenza, costituiranno l'argomento della riunione del 6 ottobre 2010, prima riunione del nuovo ciclo 2010-2011.
Durante l'incontro di ripresa si terrà anche l'assemblea generale del club.



La volta scorsa

    
Un serata d'eccezione nel corso della quale abbiamo avuto l'immensa soddisfazione d'incontrare Marcello Fieni, un inventore originario dell'Emilia-Romagna e vivente a Tournai !
Dopo averci presentato il percorso di vita che l'ha condotto in Belgio, l'oratore ci ha lungamente parlato della sua invenzione rivoluzionaria : la messa a punto, da chimista autodidatta, di un procedimento che permette di ottenere idrocarburi liquidi (specialmente benzina 98 ottani), in modo agevole ed elegante, da residui della frantumazione di automobili fuori uso, sostanzialmente da un mix di materie plastiche e tessili, gomma, legno, ecc. Uno degli aspetti interessanti di questa trasformazione è pure il fatto che la materia rimanente del processo chimico (carbonio) si presenta sotto forma di residuo secco suscettibile di essere valorizzato. Insomma un risultato magnifico che è stato annunciato e mostrato pubblicamente persino su Euronews in dicembre 2009 !
Marcello Fieni intende, ci ha detto, migliorare ed estendere il procedimento da lui trovato, attraverso la sua società FLC Technology sprl e con l'appoggio dei laboratori del Certech (di Seneffe) e della Comet Traitements. A questo scopo, l'inventore italo-belga ha ricevuto il sostegno ufficiale dalla regione vallone. L'obiettivo è quello di industrializzare il procedimento.
Oratore affabile, sorridente e disponibilissimo durante l'incontro avvenuto al club, Marcello Fieni ha risposto con piacere a tutte le domande senza ovviamente rivelare il codice segreto della sua invenzione. Talvolta durante i suoi interventi sembrava a tutti di essere tornati a scuola, al corso di chimica.
Un grande ringraziamo a Marcello Fieni per aver accettato di incontrarci. Porgiamo a lui e all'équipe di ricercatori che lo sostiene i più vivissimi auguri di buon proseguimento degli esperimenti e di successo nelle ulteriori ricerche.








Calendario (in linea di massima)
di alcune attività già previste per il ciclo 2010-2011


  • Mercoledì 3 novembre 2010 - Conferenza.

    Oratore invitato : Aldino Soloperto, ex-minatore, di Mont-Sur-Marchienne, che ci racconterà il suo percorso di vita (a cura di Liliana)
    

  • Mercoledì 1° dicembre 2010 - Cena del club

    Cena secondo la consueta formula.



  • Mercoledì 2 marzo 2011 - Conferenza

    Oratrice invitata : Anna Parisi che parlerà sul tema " vivere i colori " (a cura di Liliana)

  • Maggio 2011 - Gita a Binche e Waudrez.

    Gita a BINCHE - Museo della maschera e WAUDREZ (VOGDORIACUM) - Museo gallo-romano.
    Data da precisare (a cura di Nicoletta)
    

  • Data da precisare - Conferenza

    Oratrice invitata : Josianne Coruzzi Direttrice dell'asbl "Solidarité femmes" e della casa-rifugio per donne maltrattate di La Louvière (a cura di Arcangelo)