Bollettino 166


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Piero della Francesca
nato a Borgo S. Sepolcro (Arezzo) nel 1412 circa
e ivi morto nel 1492

La flagellazione di Cristo
(1450-1460, Galleria nazionale delle Marche, Urbino)
Magnifico esempio rinascimentale dell'impiego della prospettiva.




Dicembre 2010 - N° 166




LA PROSPETTIVA
UNA RIVOLUZIONE RINASCIMENTALE



Dobbiamo al Rinascimento la costruzione prospettica che ormai c'è familiare, con un punto di fuga unico da cui si dipartono sia le linee orizzontali che quelle verticali. Fatta propria dalla pittura, essa sarà poi assunta in toto dalla fotografia. La prospettiva rinascimentale è geometricamente rettilinea, e si ritiene obiettiva e realistica. La prima matematicamente esatta è probabilmente di Filippo Brunelleschi, a Firenze, intorno al 1420; noto soprattutto come architetto (e la Cupola di Santa Maria del Fiore è il suo capolavoro più innovativo), studiò profondamente la rappresentazione pittorica, congiungendo in maniera inscindibile la pittura all'architettura: in moltissime pitture ispirate ai principi della prospettiva il ruolo degli edifici, sia in interno che in esterno, è molto incisivo per stabilire i diversi piani su cui si collocano i personaggi.

La prospettiva appare per la prima volta in due tavole del Brunelleschi oggi perdute, databili fra il 1417 e il 1420, che conosciamo soltanto attraverso descrizioni: una rappresentazione del Battistero fiorentino visto dalla porta del Duomo ed una di Palazzo Vecchio e di parte della Loggia dei Lanzi visti da un angolo di piazza Signoria.
Le tavole andavano guardate dal dietro, attraverso un foro, e riflesse in uno specchio posto davanti ad esse, in modo che l'occhio dello spettatore si allineasse con il punto di fuga. Brunelleschi elaborò le nozioni dell'ottica medievale e lo studio degli specchi (dove gli oggetti vicini appaiono più grandi di quelli lontani), intrecciandole con la nuova concezione dello spazio, percepito come infinito e continuo, propria dell'Umanesimo.
Brunelleschi è probabilmente l'inventore del dispositivo, della prospettiva artificiale, sintetizzando l'osservazione empirica con molti secoli di architettura, matematica e ottica. Ma la complessità dei calcoli e delle proiezioni, necessari alla determinazione della prospettiva, erano ancora lontane dall'esperienza concreta di un pittore dell'epoca.
    


Questo divario fu colmato da Leon Battista Alberti. Di illustre famiglia fiorentina vissuta però in esilio, giunge a Firenze nel 1428 e si dedica alla composizione del suo trattato De Pictura che vedrà la luce in latino nel 1435 (in italiano l'anno successivo, con dedica all'amico Brunelleschi).
In questo testo viene esposta la teoria della costruzione abbreviata. Essa è basata sulla suddivisione dello spazio in tanti quadrati, per ciascuno dei quali si tracciano linee immaginarie che uniscono i singoli punti del quadrato al punto di vista, situato ad altezza d'uomo fuori del quadro. Prolungando tali linee ed intersecandole con un piano, quadrettato anch'esso, si ottiene la proiezione nello spazio di un qualunque oggetto. Adesso l'intero quadro si trasforma in una finestra attraverso la quale crediamo di vedere lo spazio.
Il testo dell'Alberti ebbe una grande diffusione tra gli artisti e fu la base dei testi successivi: il De prospectiva pingendi di Piero della Francesca (1478) e il Trattato della Pittura di Leonardo da Vinci (1490).

E' probabilmente Masaccio (Tommaso di Ser Giovanni di Simone, 1401-1428: morto a soli 27 anni) il primo pittore a fare propri i principi della prospettiva. Tra il 1425 e il 1427 Massaccio affresca in Santa Maria del Fiore una grande Trinità in cui i personaggi sono disposti, come statue, sui vari piani di una elaborata costruzione architettonica.
La prospettiva dispiega ulteriormente le sue grandi capacità narrative negli affreschi che Masaccio dipinge nella Cappella Brancacci nella Chiesa del Carmine, sempre a Firenze, prima come allievo di Masolino, poi in modo indipendente.
Con la metà del Quattrocento, anche grazie all'opera di Dürer, la prospettiva varca i confini dell'Italia e diventa il dispositivo rappresentativo principale della figurazione occidentale. Essa non varcherà però i confini dell'Oriente, che significa sempre più la Russia dopo la caduta dell'Impero romano d'Oriente (1453). Non si tratta di una distanza tecnica. Per il pittore bizantino il punto di fuga non è quello dove si trova il pittore, ma Dio stesso che lo ispira. La direzione dello sguardo è opposta. Ci troviamo davanti ad una "prospettiva rovesciata". La grandezza dei personaggi nell'immagine è ispirata alla loro importanza gerarchica, non alla distanza dal soggetto, che è irrilevante. Quello che conta non è lo spazio, è la gerarchia dei personaggi.
La differenza fra le due tradizioni non potrebbe essere maggiore. Spetterà all'Occidente, dopo la legittimazione di Nicea, prendere su di sé il fardello della modernità: un onere che dalla pittura passerà decisamente alla fotografia.

http://www.mediastudies.it/IMG/pdf/21._La_prospettiva_artificiale.pdf
    

    Una visione prospettica audace,
    Il Cristo morto
    di Andrea Mantegna (1475-1478 circa),
    Pinacoteca di Brera, Milano






    
Per prospettiva si intende ogni sistema atto a rappresentare su un piano la tridimensionalità dello spazio. La parola prospettiva deriva dal latino 'perspectiva' che in origine voleva dire appunto 'ottica'. Nei primi anni del Quattrocento Brunelleschi mette a punto un sistema che consente, attraverso precise norme geometriche, di restituire in modo misurabile tanto la profondità quanto le dimensioni proporzionali delle figure. Il principio fondamentale su cui si basava era un sistema per cui le rette delle linee del disegno concorrono verso un unico punto di fuga stabilito dall'artista.
Se l'invenzione della prospettiva lineare centrica spetta così a Brunelleschi, la sua trattazione teorica si deve però a Leon Battista Alberti che vi dedicò il suo trattato "Della Pittura" (1436).
Due sono le tipologie fondamentali di prospettiva: prospettiva lineare centrale - convergenza delle linee di profondità - e prospettiva accidentale - con due punti di fuga delle linee di profondità.


L'Annunciazione di Piero della Francesca offre un perfetto esempio di prospettiva centrale... l'artista colloca il punto di fuga in fondo al porticato, proprio dove convergono le linee parallele della volta.


L'Annunciazione,
di Piero della Francesca, 1460-1470 circa,
Galleria nazionale dell'Umbria, Perugia


Fonte : http://artematicblog.splinder.com/post/14742648





La prospettiva esisteva già in età romana, come è reso evidente dalla pittura del 2° e 3° stile.
In età medioevale tale tecnica era stata completamente abbandonata a favore di rappresentazioni bidimensionali, nelle quali la terza dimensione veniva abbandonata o resa in maniera poco verosimile.
Solamente in età gotica, in particolare con Giotto, vi era stato un tentativo di rappresentare la tridimensionalità sostituendo la prospettiva ideologica ( gerarchica ) degli inizi del medioevo con una prospettiva empirica, ottenuta senza l'utilizzo di una tecnica ma solo grazie alle capacità dell'artista.
Solamente agli inizi del 1400 Filippo Brunelleschi, a Firenze, inventa nuovamente una tecnica che permette di rappresentare esattamente la tridimensionalità.
La prospettiva brunelleschiana è basata su una visione monoculare, ottenuta sul disegno, con l'unicità del punto di vista.
Il rapporto reciproco di posizione tra l'occhio umano, il piano dell'opera e la realtà da rappresentare non doveva mai cambiare durante la rappresentazione.
La prospettiva era detta anche lineare perché dovevano essere rappresentate le linee che contornano le superfici. In particolare, le linee giacenti su piani paralleli a quello del disegno conservano le loro direzioni e i loro angoli reciproci.
Le linee che vanno in profondità e che nella realtà sono parallele tra di loro nel disegno convergono tutte verso un punto, chiamato punto di fuga. Esisteranno, nel disegno, tanti punti di fuga quante sono le direzioni delle linee presenti nella realtà.

http://www.7doc.it/storia-dellarte/37798-la-prospettiva.html#download
    





Lo studio della prospettiva è quanto mai attuale per comprendere in maniera più approfondita le variabili in gioco nella moderna rivoluzione informatica.
La conoscenza della geometria costituisce infatti un bagaglio culturale indispensabile per chiunque decida di occuparsi di progettazione nelle sue più svariate specializzazioni che vanno dall'urbanistica al design.
Generalmente la prospettiva è associata a un momento ben preciso della storia dell'arte che è il Rinascimento, e infatti il metodo delle proiezioni centrali fu scoperto o meglio riscoperto da Filippo Brunelleschi in un periodo che si colloca intorno al primo decennio del XV secolo.
A questo punto è necessaria una precisazione riguardo le reali origini del metodo, e a tal proposito possiamo affermare che esistono prove certe e inconfutabili del fatto che la prospettiva costituiva una conoscenza nota già all'epoca dell'Antichità Classica.
Oltre agli affreschi pompeiani (soprattutto quelli del Secondo Stile) abbiamo un straordinaria testimonianza romana rinvenuta nella Villa dei Misteri intorno al 1936; l'affresco in questione mostra un impianto prospettico assolutamente corretto in tutte le parti e una precisa convergenza delle rette parallele nello stesso punto di fuga.
Se la prospettiva non fu scoperta (come è vero) nel Rinascimento è necessario riesaminare il contributo di Brunelleschi sotto un nuovo punto di vista: Brunelleschi non è stato il codificatore "scientifico" del metodo ma piuttosto quella personalità geniale e irripetibile che ha saputo vedere in un metodo di rappresentazione uno strumento dalle enormi potenzialità creative.




Non dimentichiamo che Brunelleschi era un architetto e che quindi la prospettiva venne ri-scoperta con delle precise finalità progettuali; sotto questo punto di vista è necessario porre l'accento sul fatto che la grande rivoluzione spaziale innescata nei primi decenni del Rinascimento è intimamente legata alla prospettiva.

    

Una rappresentazione sorprendente,    
La camera degli sposi,    
di Andrea Mantegna, 1465-1474, Palazzo Ducale, Mantova    
A questo punto forse può apparire più chiaro quel complesso e articolato sistema che rapporta la cultura rinascimentale con la moderna rivoluzione informatica.
Il computer come la prospettiva all'epoca del Rinascimento sta cambiando in maniera sempre più sostanziale il nostro modo di percepire l'universo che ci circonda, e soprattutto sta rivoluzionando la concezione di spazio che ci è appartenuta per più di quattro secoli.
Naturalmente questa rivoluzione è legata all'evoluzione dei sistemi tecnologici; è chiaro infatti che la rivoluzione informatica non poteva avere luogo se non nei nostri giorni, come analogamente la prospettiva non poteva essere riscoperta se non nell'epoca del Rinascimento quando gli artisti per primi avvertirono il bisogno di nuovi orizzonti spaziali.
A tal proposito possiamo osservare che le teorie spaziali su cui si fondano gran parte delle ricerche in gioco oggi nel campo degli "spazi informatici" furono messe a punto intorno ai primi decenni del XX secolo con l'avvento delle Avanguardie Figurative come il Cubismo.
Con Picasso e Braque il Cubismo arrivò a teorizzare un modello figurativo in cui veniva annullato il punto di vista fisso, e in cui si tentava di appropriarsi di una nuova variabile di rappresentazione: il tempo.
La necessità di andare "oltre" il quadro prospettico venne espressa inizialmente con la creazione del primo cortometraggio cinematografico che risale al 1895.
Il Rinascimento ci ha portato da una concezione spaziale e conoscitiva sviluppata e pensata come aggregazione di cellule distinte a una concezione basata sull'unicità e sulla reciprocità dei rapporti, in cui tutto il creato risponde a un'unica legge compositiva.
La concezione rinascimentale di spazio, basata interamente sulla geometria euclidea, ha risposto per secoli a tutte le esigenze spaziali e figurative proprie della cultura occidentale; l'incognita della progettazione odierna è da ricercarsi nel ruolo che le "recenti" geometrie topologiche stanno e sapranno giocare nell'ambito dell'evoluzione dei nostri modelli percettivi.


http://www.unich.it/dssarr/Curri_prog/Tunzi/prog_geo/modelli_1.htm



Nel corso della riunione del 1° dicembre 2010 si svolgerà l'annuale cena del club, secondo la solita prassi operativa : ogni socio porta del cibo in abbondanza in modo da ottenere un bel buffet, vario e completo. Come per le altre volte, il comitato si occupa delle bevande.



La volta scorsa

    
La venuta di Aldino Soloperto, ex-minatore ed ex-porion (caposquadra) farà parte sicuramente di quegli episodi della storia del club che resteranno nella nostra memoria. Perché la sua conferenza è stata più di un conferenza. Attraverso le sue parole e la sua storia di vita è emerso l'elogio del coraggio, della tenacia, della forza vitale. L'espressione del desiderio di migliorare la propria esistenza, anche accettando grandi sfide come quella di venire a lavorare nelle miniere del Belgio. La testimonianza anche di una profonda gioia di vivere e di una legittima fierezza di sé.
Con voce vigorosa, Aldino Soloperto ci ha raccontato gli episodi salienti della sua vita, professionale ma anche più privata (con l'evocazione di avvenimenti drammatici) nonché i suoi sforzi per non far dimenticare l'epopea dei minatori in generale e in particolare il sacrificio dei minatori caduti nella tragica catastrofe di Marcinelle.
Da qui il Museo che ha voluto creare e che ha realizzato lui stesso a casa sua, malgrado resistenze e difficoltà varie. Un'altra prova di determinazione e di forza d'animo. Il personaggio dispone anche di un'altra dimensione che è quella propriamente teatrale. Prima del suo intervento, Aldino Soloperto si era ritirato in un camerino per prepararsi ovvero per rivestire l'abito di minatore.
Nel suo ardore comunicativo l'oratore ha voluto anche ringraziare il Belgio e specialmente la Vallonia per avergli permesso di accedere ad un benessere difficilmente raggiungibile nell'Italia meridionale (Puglia) dell'immediato dopoguerra.
Un incontro intenso quello tra il pubblico del club e Aldino Soloperto.
Un grande ringraziamento ad Alfino Soloperto per aver accettato di venire ad incontrarci a Tournai nonché a Liliane Valerio per aver curato l'evento.



Aneddoto curioso e fortuito, nell'ultimo numero della rivista Géo Voyage (novembre-dicembre 2010) interamente dedicato al Belgio, ritroviamo una fotografia (su due pagine !) del nostro invitato di Marchienne-au-Pont.







Per motivi privati

Francesca Huggelier ci ha informati che purtroppo per motivi privati non potrà più partecipare alle attività del club. Francesca, una persona gentile, fantasiosa e schietta nel parlare. Ricorderemo a lungo i suoi interventi punteggiati dalle sue belle risate comunicative. Non dimenticarci Francesca e se non potrai più venire al club in modo regolare niente impedisce che tu possa raggiungerci quando te la senti. Grazie per la tua presenza al club. Un ricordo prezioso anche il tuo precedente ed apprezzato impegno pluriannuale nel comitato del club.





Calendario (in linea di massima)
di alcune attività già previste per il ciclo 2010-2011



  • Mercoledì 2 marzo 2011 - Conferenza

    Oratrice invitata : Anna Parisi che parlerà sul tema " vivere i colori " (a cura di Liliana)


  • Entro il 24 aprile 2011 - Gita a Bruxelles.

    Visita a BRUXELLES della mostra dedicata agli "Etruschi in Europa" (anche con ricostruzioni virtuali in 3D) presso il Museo del Cinquantenario a Bruxelles. Data esatta da precisare (a cura di Enza).
    

  • Maggio 2011 - Gita a Binche e Waudrez.

    Gita a BINCHE - Museo della maschera e WAUDREZ (VOGDORIACUM) - Museo gallo-romano.
    Data da precisare (a cura di Nicoletta)
    


  • Data da precisare - Conferenza

    Oratrice invitata : Josiane Coruzzi, Direttrice dell'asbl "Solidarité femmes" e della casa-rifugio per donne maltrattate di La Louvière (a cura di Arcangelo)