Bollettino 168


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





L'imperatore Traiano e la vedova

Traiano, sul punto di lasciare Roma per condurre la guerra in Dacia,
cede alle insistenze di una povera vedova che lo implora
di renderle giustizia prima della partenza.

Incisione di Gustave Doré
per illustrare la Divina Commedia di Dante Alighieri
(Purgatorio, Canto X) - 1868.




Febbraio 2011 - N° 168



IL NOVELLINO


Appartiene al secolo XIII una raccolta di cento novelle che si credono scritte (non si sa da chi nè da quanti) tra il 1250 e il 1300, e riunite più tardi in un volume denominato II Novellino o II Cento novelle. È probabile che alcuni di questi racconti siano stati scritti non solo dopo il tempo qui sopra indicato, ma ben anche dopo l'età del Boccaccio : nella maggior parte per altro è manifesta l'impronta dell'antichità.

Francesco Ambrosoli (Manuale della letteratura italiana, Firenza, Barbera editore, 1863)

http://books.google.it/books?pg=PA47&dq=il%20novellino&ei=kPY3TbmAIobOhAfd4tnNCg&ct=result&id=xccJAAAAQAAJ&output=text






XCIV- QUI CONTA DELLA VOLPE E DEL MULO

La volpe, andando per un bosco, si trovò un mulo, e non n'avea mai più veduti. Ebbe gran paura e fuggì; e, così fuggendo, trovò il lupo. Disse come avea trovata una novissima bestia, e non sapea suo nome. Il lupo disse: - Andiamvi! - Furo giunti a lui. Al lupo parve vie più nuova. La volpe il domandò [di suo nome]. Il mulo rispose: - Certo io non l'ho bene a mente; ma, se tu sai leggere, io l'ho scritto nel pié diritto, di dietro. - La volpe rispose: - Lassa, ch'io non so leggere! ché molto lo saprei volentieri! - Rispose il lupo: - Lascia fare a me, che molto lo so ben fare. - Il mulo sì li mostrò il piè diritto, sicché li chiovi pareano lettere. Disse il lupo: - Io non le veggio bene. - Rispose il mulo: - Fatti più presso, però che sono minute. - Il lupo si fece sotto, e guardava fiso. Il mulo trasse e dielli un calcio tale, che l'uccise. Allora la volpe se n'andò e disse: - Ogni uomo che sa lettera, non è savio.

    


XCIV - LA VOLPE, IL LUPO E IL MULO (trad.)

Una volpe, mentre passeggiava per un bosco, vide per la prima volta nella sua vita un mulo. Ebbe paura e scappò. Più tardi parlò con un lupo e gli raccontò che aveva incontrato uno strano animale. "Bene - disse il lupo - andiamo a vedere questo animale!" Dopo un po' trovarono il mulo e anche il lupo fu molto sorpreso. "Come ti chiami?" domandò la volpe al mulo. "Il mio nome in questo momento non mi viene in mente... Ma, se tu sai leggere, guarda sotto il mio piede di dietro, perché sta scritto lì." "Eh, mi dispiace, ma io non so leggere." disse la volpe. "Lascia fare a me - disse allora il lupo - perché io so leggere molto bene!" Il mulo alzò allora il suo piede destro di dietro e lo mostrò al lupo. "Ma io veramente... non vedo molto bene..." "Certo, è scritto piccolo. Ma vieni più vicino, così puoi leggere meglio!" Il lupo andò più vicino guardando con attenzione. A questo punto il mulo gli tirò un calcio talmente forte che il lupo morì immediatamente. Allora la volpe scappò via pensando: "Be', è chiaro che uno che impara a leggere non può essere tanto furbo."






LXIX - QUI CONTA DELLA GRAN GIUSTIZIA DI TRAIANO IMPERADORE

Lo 'mperadore Traiano fu molto giustissimo signore. Andando un giorno con la sua grande cavalleria, contra suoi nemici, una femina vedova li si fece dinanzi, e preselo per la staffa e disse: - Messer, fammi diritto di quelli ch'a torto m'hanno morto il mio figliuolo! - E lo 'mperadore disse: - Io ti sodisfarò, quando io tornarò. - Ed ella disse: - Se tu non torni? - Ed elli rispose: - Sodisfaratti lo mio successore. - E se 'l tuo successore mi vien meno, tu ci sei debitore. E, pogniamo che pure mi sodisfaccesse, l'altrui giustizia non libera la tua colpa. Bene avverràe al tuo successore, s'elli liberrà sé medesimo. - Allora lo 'mperadore smontò da cavallo e fece giustizia di coloro, ch'aveano morto il figliuolo di colei. E poi cavalcò e sconfisse i suoi nemici. E dopo non molto tempo, dopo la sua morte, venne il beato San Grigoro papa e, trovando la sua giustizia, andò alla statua sua, e con lagrime l'onorò di gran lode e fecelo diseppellire. Trovaro che tutto era tornato alla terra, salvo che l'ossa e la lingua. E ciò dimostrava, come era suto giustissimo uomo e giustamente avea parlato. E Santo Grigoro orò per lui, a Dio. E dicesi per evidente miracolo, che, per li preghi di questo santo Papa, l'anima di questo Imperadore fu liberata dalle pene dell'inferno e andonne in vita eterna. Ed era stato pagano.


LXIX - TRAIANO (trad.)

     Traiano e la vedova    
Particolare della facciata del Palazzo Ducale,    
San Marco, Venezia    

Traiano fu un imperatore famoso per il suo senso della giustizia. Un giorno, mentre stava per partire per la guerra, una vedova lo fermò per strada e gli disse: "Signore, voglio giustizia: mio figlio è stato ucciso e i colpevoli sono ancora liberi!" E l'imperatore le rispose: "Appena tornerò dalla guerra io farò giustizia degli assassini di tuo figlio." "E se tu non torni?" chiese la donna. "Allora ci penserà il mio successore." disse ancora Traiano. "E se il tuo successore non farà quello che tu prometti ora?" continuò lei. Allora l'Imperatore Traiano scese da cavallo, fece giustizia degli assassini e solo dopo partì per la guerra. Molti anni dopo (Traiano era già morto da parecchio tempo) diventò papa Gregorio Magno che, conoscendo il senso di giustizia dell'imperatore Traiano, andò a pregare sulla sua tomba e lo fece disseppellire. Quando la tomba fu aperta tutti videro che il corpo di Traiano era quasi tutto tornato alla terra, tutto, escluso lo scheletro e la lingua. E questo prova che era stato un uomo giustissimo e che sempre giustamente aveva parlato. Così Papa Gregorio pregò per lui e si dice che, per miracolo, le preghiere del Papa fecero uscire l'anima dell'imperatore dall'inferno e la fecero volare in paradiso: l'anima di un uomo che non era nemmeno cristiano!







LXXXIX - QUI CONTA D'UNO UOMO DI CORTE, CHE COMINCIÒ UNA NOVELLA CHE NON VENÌA MENO

Brigata di cavalieri cenavano, una sera, in una gran casa fiorentina; ed avèavi un uomo di corte, il quale era grandissimo favellatore. Quando ebbero cenato, cominciò una novella, che non ne venia meno. Uno donzello della casa, che servia, e forse non era troppo satollo, lo chiamò per nome e disse: - Quelli che t'insegnò cotesta novella, non la t'insegnò tutta. - Ed elli rispose: - Perché no? - Ed elli rispose: - Perché non t'insegnò l'arrestata. - Onde quelli si vergognò e ristette.


LXXXIX - UN CHIACCHIERONE (trad.)

In una bella casa di Firenze stava cenando una sera un gruppo di amici. Verso la fine della cena uno di loro cominciò a raccontare una novella lunghissima, che non finiva mai. Allora un servo, che forse aveva voglia di andare a mangiare anche lui, lo chiamò per nome e gli disse: "Guarda che quello che ti ha raccontato questa storia non te l'ha insegnata tutta!" "E perché no?" domandò il chiacchierone. "Perché non ti ha insegnato come finisce" rispose il servo. E così il chiacchierone si vergognò e rimase buono e zitto tutto il resto della serata.

    
    Palazzo Vecchio-Firenze






LXXXVIII - QUI CONTA DI MESSER CASTELLANO DA CAFFERRI, DI MANTOVA

Messere Castellano da Cafferi di Mantova, essendo podestà di Firenze, si nacque una quistione, tra messere Pepo Alamanni e messer Cante Caponsacchi, tale che ne furo a gran minacce. Onde la podestà, per cessar quella briga, sì li mandòe a' confini. Messer Pepo mandò in certa parte, e messere Cante, perch'era grande suo amico, sì 'l mandò a Mantova e raccomandollo a' suoi. E messer Cante gliene rendèo tal guidardone, che si giacea con la moglie.


LXXXVIII - UN VERO AMICO (trad.)

Castellano da Cafferi di Mantova era il podestà di Firenze quando nacque un grosso problema fra due uomini fiorentini, Pepo Almanni e Cante Caponsacchi. Questi due ormai si minacciavano violente-mente e Castellano, per far concludere quella lite, decise di mandarli in esilio tutti e due. Mandò Pepo in una città qualunque, mentre Cante Caponsacchi, che era un suo vecchio amico, lo mandò a Mantova e gli disse che poteva andare a vivere a casa sua, presso la sua famiglia. E Cante fu così grato di questo a Castellano che andò perfino a letto con sua moglie.

    
Mantova    
Castello di San Giorgio    


Fonti:
-per il novellino originale : http://www.liberliber.it/biblioteca/n/novellino/index.htm
-per i brani adattati in italiano moderno : http://web.tiscalinet.it/scudit/mdnovellino1_7.htm

(Roberto Tartaglione)





OCCORRE TRADURRE I CLASSICI ITALIANI IN LINGUA ITALIANA MODERNA ?


L'italiano vero e proprio, non è la resultanza del latino volgare che si combini o collutti con altre favelle, ma è la limpida continuazione del solo latino volgare. (...) Non c'è così un antico italiano da contrapporre al moderno, come al moderno francese si contrappone un antico. E' evidente per tutti, che la lingua di Dante è l'italiano che ancor vive e si scrive.
(G.I. Ascoli, Archivio glottologico italiano, VIII, 1882-85).


Si dice spesso che l'italiano è notevole per la accessibilità dei suoi monumenti letterari più antichi, che possono essere letti dai moderni parlanti dell'italiano con un minimo di preparazione specialistica, e si fanno paragoni con l'impenetrabilità dell'inglese di Chaucer o del francese di Froissart per un parlante/lettore moderno non istruito. Ma questa argomentazione si fonda sull'idea di un parlante moderno che è decisamente portato alla storia letteraria, che ha una buona conoscenza della Bibbia e un'istruzione nelle lingue classiche. Togliete questi presupposti culturali e confrontate la lingua di Dante con il linguaggio quotidiano dell'Italia moderna; la sovrapposizione è molto meno ovvia.
(N. Vincent, Il progetto ItalAnt., in "Lingua e stile", XXXV, 2000.)

La stabilità della lingua italiana nel corso dei secoli e la sua stretta interrelazione con quella letteraria hanno consentito alle minoranze colte del nostro paese di godere di un privilegio ignoto agli altri europei, quello di poter leggere, pur con qualche sussidio, i grandi testi a partire quasi dalle origini, diciamo da Dante, senza soffrire di una sostanziale discontinuità linguistica. Dante e Petrarca sono stati .nostri., attuali, fino a poco tempo fa (...).
L'effetto congiunto di una lingua di comunicazione che non si nutre di quella tradizione linguistica [cultura di impianto retorico-umanistico] e del vero salto antropologico che la società postindustriale ha provocato nelle nuove generazioni ha avuto come effetto quello di antichizzare nel volgere di pochi decenni l'intera tradizione letteraria nazionale. (...)
Che fare? Rinunciare all'intera nostra memoria letteraria ? Credo che nessuno assentirebbe a cuor leggero. È forse prevedibile che in un futuro non troppo lontano i processi in corso ridurranno per davvero la lingua letteraria italiana, dalle origini fin dentro a questo secolo, a lingua morta, da studiare come una sorta di secondo latino.
(M. Santagata, Tradurre Machiavelli ?, in "Rivista dei libri", 1998, n. 5, maggio, pp. 11-12).


Alcuni anni or sono, Goffredo Parise mi confidò che abbastanza di frequente l'italiano di Machiavelli gli risultava difficile, complicato e oscuro. Mi disse di essere riuscito a capire e a gustare Il Principe di Machiavelli solamente dopo averlo letto in traduzione francese. Soggiunse che gli stranieri conoscevano Machiavelli meglio degli italiani, poiché avevano la fortuna di leggerlo tradotto. Suggerì di tradurre Il Principe in italiano moderno, e sostenne che la cultura politica degli italiani ne avrebbe tratto gran giovamento. Gli diedi ragione e gli confessai come anche per me la lettura del Principe risultasse molto spesso ardua. Gli proposi di tentar lui la traduzione moderna, ma rifiutò incitandomi a tentar io l'impresa.
(P. Melograni, Premessa e dedica, in N. Machiavelli, Il Principe, testo originale con la versione in italiano di oggi, Milano, Rizzoli, 1991.)
    

Il Principe di Niccolo' Machiavelli


Fonte : http://www.griseldaonline.it/formazione/testi_summer/tesi.pdf





La riunione del 2 febbraio 2011 sarà dedicata al cinema. Potremo rivedere (o scoprire per chi non l'avesse mai visto) il film emblematico del neorealismo italiano : Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica, con Lamberto Maggiorani, Enzo Staiola e un'ampia partecipazione di attori non professionisti.
    



La volta scorsa

Riunione vivace in cui gli uni e gli altri hanno potuto raccontare le proprie esperienze riguardo agli oggetti che scompaiono e riappaiono (o per lo meno così sembra). Certo che non è facile determinare cosa succede in quei momenti. Come al solito quando si parla di fenomeni del genere, talvolta sconcertanti per coloro che vi sono confrontati, c'è chi considera razionalmente le cose e spiega tutto ciò con la distrazione e l'assenza di concentrazione. Ci sono poi coloro che, in qualche modo, sarebbero aperti a spiegare questi fenomeni anche come "giochetti" della materia, per non sollevare poi il tema degli "universi paralleli" con oggetti che viaggerebbero tra questi universi, seppur momentaneamente.
La conversazione è andata avanti con maggior passione via via che si beveva il bicchiere dell'amicizia e si condivideva il dolce della befana. Le favi hanno indicato quest'anno come re e regine : Gauthier Tossut, Anne-Marie Samain, Liliana Valerio e Nicoletta Content.








Calendario (in linea di massima)
di alcune attività già previste per il ciclo 2010-2011


  • Mercoledì 2 marzo 2011 - Conferenza

    Oratrice invitata : Anna Parisi che parlerà sul tema " Vivere i Colori " (a cura di Liliana)


  • Domenica 20 marzo 2011 - Gita a Bruxelles.

    Visita della mostra dedicata agli "Etruschi in Europa" (anche con ricostruzioni virtuali in 3D) presso il Museo del Cinquantenario a Bruxelles.
    Viaggio in macchina con partenza da Tournai. Appuntamento alle ore 13:00 davanti alla Casa della Cultura (a cura di Enza e Dominique)
    


  • Domenica 3 aprile 2011 - Gita a Mont-sur-Marchienne.

    Visita del museo di Aldino Soloperto a Mont-sur-Marchienne (a cura di Liliana)
    


  • Mercoledì 6 aprile 2011 - Conferenza

    Oratrice invitata : Josianne Coruzzi, Direttrice dell'asbl "Solidarité femmes" e della casa-rifugio per donne maltrattate di La Louvière (a cura di Arcangelo)


  • Domenica 15 maggio 2011 - Gita a Binche e Waudrez.

    Gita a BINCHE - Museo della maschera e WAUDREZ (VODGORIACUM) - Museo gallo-romano (a cura di Nicoletta)
    


  • Mercoledì 1° giugno 2011 - Conferenza (oratore da precisare)

    Lorenzo Salimbeni, psicologo, attivo a Milano (a cura di Arcangelo) (da confermare)

    oppure

    Vincent Devos, socio del club, che presenterà il suo libro " Le Collège de Kain dans la tourmente 1930-1950 ", (a cura di Dominique)
    Se Lorenzo Salimbeni sarà presente in giugno, come preannunciato, l'intervento di Vincent Devos dedicato alla sua cronistoria del "Collège de Kain" sarà spostato in ottobre.