Bollettino 169


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Ritratto di Antonio Murena,
in arte Tony Murena (1917-1970)
Fisarmonicista di grande talento,
uno dei maggiori protagonisti in Francia
della stagione del musette.

Serigrafia di Robert Crumb (2007)
fumettista underground americano.




Marzo 2011 - N° 169


IL VALZER MUSETTE


Le fisarmoniche emigrate - Se la passione per la musica è così forte negli emigrati a italiani a Parigi, è perché con loro emigrarono anche le fisarmoniche. Intorno agli anni Venti i parmigiani, e in particolare i borgotaresi che imbarcarono le valigie sul treno per Parigi ci misero anche i loro strumenti. Louis Ferrari prima, Tony Murena poi e più tardi Lino Leonardi, tutti di Borgotaro, a Parigi diventarono delle celebrità: con loro, il "valse musette" che si contrapponeva allo sfarzoso valzer viennese, divenne famoso.

http://www.gazzettadiparma.it/primapagina/dettaglio/10/16640/Ballando_sotto_le_stelle_di_Parigi.html





Tra gli Anni Venti e i Sessanta del Novecento, ebbe grande diffusione in Francia il valse musette, detto anche il "valzer del popolo", in contrapposizione a quello viennese, identificato come il ballo della nobiltà e della borghesia. Mentre i valzer viennesi suonati dalle grandi orchestre si erano trasformati ormai in musica d'ascolto, la musette, che prendeva nome da un antico strumento simile alla cornamusa, si radicava sempre più tra gli strati più umili, divenendo il ballo del proletariato francese. Un ballo che esigeva parole e semplicità compositiva, perché le persone amavano canticchiare e fischiettare i motivi. Lo strumento più adatto ad accompagnare il canto era la fisarmonica, che aveva soppiantato la musette. E' qui che entrano in scena i musicisti di Borgotaro a Parigi: almeno tre di loro sono stati tra i più grandi autori del genere, che vantava tra i suoi interpreti Edith Piaf.
Molti suonatori di valse musette erano vagabondi che con la loro fisarmonica si fermavano nelle piazze a cantare, come si è visto in tanti film. Parole di amore o di miseria finite in bocca a emigranti, canzoni di strada che dalle aie della pianura padana o dai sentieri d'Appennino potevano arrivare nei crocicchi parigini, nei quais de la Seine - che è anche il titolo di un brano di Louis Ferrari (Borgotaro 1910 - Nizza 1987). Compositore e fisarmonicista, naturalizzato francese, Ferrari è l'autore di quella che è considerata dagli intenditori una delle più belle musette di ogni tempo, Domino. Sapeva unire tecnica raffinata e sensibilità, e far ballare le coppie al ritmo struggente dei suoi valzer. Louis Ferrari è stato anche un bravissimo suonatore di bandoneón, la versione argentina della fisarmonica e strumento principe delle orchestre di tango.
Louis Ferrari ha avuto anche il merito di lanciare nel mondo del cabaret e del music-hall il cugino Antonio Murena, in arte Tony Murena, musicista di eccezionale virtuosismo e rara eleganza. Emigrato da Borgotaro con la famiglia nel 1923, a cinque anni, a Nogent-sur-Marne, un comune della banlieue parigina dove da tempo si era radicata una comunità italiana originaria delle vallate piacentine e parmensi, il piccolo Tony a nove anni suonava già la fisarmonica cromatica regalatagli dallo zio. Andava, come si diceva a "faire les bals", a far ballare la gente nei locali. Dopo alcuni ingaggi nei cabaret Le Chantilly e L'Ange Rouge, si dedica al bandonéon nel 1932 e, scoppiata la moda del tango, comincia a suonare in varie formazioni, tra cui quelle di Rafaël Canaro e di Eduardo Bianco, le migliori orchestre di tango a Parigi. Col suo quintetto suona a La Silhouette, a La Boule Noire, a La Java, al Pré Catelan, da Ciro's : si può dire sia stato lui il maggior interprete dello swing musette francese. Infatti fino dai primi anni Quaranta si era convertito al jazz, avendo compreso come la fisarmonica potesse adattarsi anche all'ambito colto. Oggi è normale vedere Richard Galliano, il fisarmonicista più noto al mondo, rileggere in chiave jazz la tradizione musette, ma ai suoi tempi Tony Murena era un precursore. E anche se negli ultimi anni (è morto nel 1970) ha ceduto alle mode commerciali, la sua voglia di allargare i confini dello strumento l'ha portato a confrontarsi con musicisti come Astor Piazzolla, Django Reinhardt e Stéphane Grappelli, ospiti talvolta nel jazz club da lui acquistato nel 1949 in rue de Courcelles, Le Mirliton. Una bella carriera, quella di Tony Murena: solo la morte improvvisa di Glenn Miller, nel '44, gli ha impedito di suonare nell'orchestra più popolare degli Stati Uniti; nel '47 si è esibito davanti al re di Cambogia Norodom Sihanuk; nel 1958 ha fondato l'Orchestre Musette di Radio-Luxembourg; infine ci ha lasciato canzoni come Passion e Indifférence.
Il più giovane dei tre borgotaresi di Parigi è Lino Leonardi, nato nel 1928. La musica gli entrò nelle vene già nel paese natale, dove la banda musicale ha una tradizione d'eccellenza. Emigrato a Parigi, si fece presto notare come fisarmonicista e quindi come compositore. Realizzò per il cinema diverse colonne sonore - da Le cinéma du papa a Pile ou face, da Mandrin a Cauchemar - e musiche di scena per il teatro. L'incontro con la cantante Monique Morelli, che poi sarebbe diventata la sua compagna, lo restituì all'antica vocazione del fisarmonicista: quella di accompagnare, di sostenere il canto. Un canto non idealizzato ma realistico, che attinge alle gioie e ai dolori della vita: quelli che i poeti vedono prima degli altri. E così, Leonardi si è buttato con dedizione a musicare le poesie di Louis Aragon, Tristan Corbière, François Villon e altri, che la Morelli portava in scena, e cantava con la sua voce arrochita che sapeva di fumo e di vino, vestita sempre di bianco e con una larga sciarpa rossa.

http://www.radioemiliaromagna.it/emiliano_romagnoli_mondo/storie_emigrazione/tutti_chiamano_bionda_seconda_parte.aspx

(A cura di Claudio Bacilieri)
    

Fisarmonica Fratelli Crosio


    





    
Musette è un termine francese che deriva da muse (musa), uno strumento musicale molto simile alla cornamusa, che già esisteva nel XIII secolo. Curt Sachs inserisce la musette nella tipologia delle zampogne, con la precisazione che essa divenne nel '600 'una varietà aristocratica' prodotta dalla 'infatuazione arcadica' della Corte francese (Curt Sachs, Storia degli strumenti musicali, Milano, Mondadori, 1996). Il termine definisce anche una danza pastorale risalente allo stesso periodo, nata in Alvernia, una regione della Francia centrale. Il nome della danza, naturalmente, derivava da quello dello strumento musicale con cui veniva eseguita: il tempo era indifferentemente binario o ternario. La danza tornò in auge, nel secolo XVIII grazie alla rielaborazione di valenti musicisti quali Bach e Mozart, e agli inizi del Novecento quando, attraverso una sintesi tra ritmo ternario, movimenti fondamentali del valzer e contenuti culturali popolari, diventò Valzer musette, il cui strumento musicale, caduta in disuso la musette, fu la fisarmonica.
Molti suonatori di valzer musette erano vagabondi che attraver-savano le strade di Parigi e si fermavano nelle piazze ad allietare i passanti: curiosi ed appassionati di quel genere musicale si radunavano per apprezzare la qualità delle canzoni e dei relativi arrangiamenti. Non esiste un valzer musette fatto di sola musica. La parte cantata ne rappresenta l'essenza stessa. Il testo è una storia: di vita, d'amore, di miseria. Ogni testo è un'altra storia. Come pure, non esiste un valzer musette che non sia ballabile. La ballabilità è stata una costante ed una prerogativa di questo genere, al contrario di quanto avveniva per i grandi valzer viennesi, che sempre più diventavano musica da ascolto.
Nonostante le sue origini abbiano radici lontane (Alvernia, XIII secolo), il valzer musette è un prodotto tipicamente urbano, che si colloca in una posizione quasi mediana fra il valzer di Strauss padre, di natura rurale e campestre, e il valzer borghese aristocratico di Johann Strauss figlio. I suoi precursori e antesignani furono i tipici emarginati della grande città, quella appunto in cui si andava trasformando Parigi agli inizi del '900. Il successo della musette cominciò a consolidarsi nel 1920, esplodendo ai massimi livelli nel periodo 1940/1955. Questo genere resse fino agli inizi degli anni '60, supportato dalla fisarmonica, che nel corso degli anni diventò uno strumento sofisticato e tecnologicamente avanzato.
    
Da Parigi, la moda di ballare il valzer musette si estese a molte regioni della Francia, nonchè in Austria, Germania, Italia. In Italia, specialmente nella regione Emilia/Romagna, la musette andò oltre la struttura del valzer: essa fu presto contaminata da figure di mazurca e di polca. In compenso, conquistò le piste da ballo, nelle pubbliche piazze e nelle grandi balere.
Con l'avvento delle mode americane e inglesi in fatto di musica e di ballo, negli anni sessanta iniziò la crisi della musette. Al ritmo ternario si sostituirono i ritmi binari e, con questi, si imposero danze rivoluzionarie (tipo il rock 'n' roll) che ebbero un grosso impatto sul pubblico giovanile.

http://www.brundisium.net/notizie/shownotiziaonline.asp?id=32557




Alvergnati e italiani a Parigi


    
L'Auvergne (Alvernia), regione del Centro Francia, fu la fonte della prima grande ondata di immigrazione tra il 1800 e il 1860. Durante gli spostamenti queste persone portavano con sé il loro proprio strumento musicale, la "musette", un membro della grande famiglia delle cornamuse. Questo strumento prese presto vita nelle mani degli auvergnati che vivevano a Parigi e che organizzavano la domenica momenti di danza per i membri della loro comunità e per una ristretta cerchia di amici. Il "bal à la musette" era nato.
Intorno al 1870 Parigi vide una seconda ondata di immigrazione: erano arrivati i "Ritals" (gli italiani) che cominciarono ad occupare le stesse parti della città abitate dagli auvergnati. Anche gli italiani avevano portato con loro un proprio strumento musicale, la fisarmonica, ma inizialmente la comunità auvergnate fu ostile a farla entrare nel loro mondo musicale. Alla fine, tuttavia, gli italiani la spuntarono: la fisarmonica prese il proprio spazio in quello che d'ora in poi verrà chiamato "bal musette".

http://www.manticiebordoni.it/ds&m.htm





La fisarmonica di Leonardo Da Vinci


    Dal disegno alla musica
Una scoperta sensazionale frutto della passione del liutaio Mario Buonoconto, che ha realizzato l'opera sulla base di uno schizzo del grande scienziato ed artista del Rinascimento italiano tratto dal Fol. 76r. del Codice Madrid II rivenuto nella Biblioteca Nacional de Madrid. "Un disegno - ha spiegato il maestro friuliano - che nessuno conosceva fino al 1970, ma di cui si intuiva l'importanza. Di fatto, anticipa di circa 300 anni l'invenzione della fisarmonica. Le indicazioni che Leonardo ha lasciato sono essenziali ma significative: una tastiera verticale, un mantice a doppia azione che funziona in entrambi i versi, una serie di canne di legno o di carta la cui genialità sta nel generare un flusso d'aria continuo che produce il suono". Ci sono voluti anni ed anni di ricerca e di lavoro certosino per annodare il percorso filologico che va dal Rinascimento ai giorni nostri. "Quello che riproduce lo strumento di Leonardo è un suono flebile, tipico dell'epoca e delle canne d'organo incastonate ciascuna a mò di flauto; caratteristica ben diversa - ha spiegato Buonoconto - rispetto alla fisarmonica tradizionale ad ancia libera, cui i musicisti chiedono oggi sempre maggiore potenza". L'autore ha poi minuziosamente descritto le fasi costruttive, tutte rigorosamente manuali: senza fare alcun ricorso a tecnologie moderne, ha utilizzato solo legno ed essenze dell'epoca. Ha evitato così di incorrere in contraddizioni storiche.

http://www.comune.castelfidardo.an.it/comunicazioni/index.php?id=read&idnews=1589
    

Fisarmonica (organetto) di Leonardo





            
Nella produzione di fisarmoniche, l'Italia occupa indubbiamente un'apprezzabile posizione di preminenza; una collocazione che è rimasta incontrastata per lungo tempo, grazie alla evidente qualità di questi strumenti, la cui costruzione iniziò 139 anni or sono, nel 1863, a Castelfidardo (AN).
In effetti, senza timore di essere contraddetti, è possibile affermare con sicurezza che la storia della fisarmonica moderna è stata scritta, e fatta, dai costruttori italiani. Paolo Soprani e Mariano Dallapè prima, Sante Crucianelli e Silvio Scandalli dopo (per menzionarne solo alcuni), tutti hanno grandemente contribuito alle fortune di questo tradizionale strumento che, già fin dagli inizi del secolo scorso, veniva esportato in tutto il mondo. L'ascesa della fisarmonica nel firmamento degli strumenti classici è dovuta soprattutto ai produttori italiani ed alla loro abilità nel creare modelli di grande pregio tecnico ed artistico.
Quantunque negli ultimi anni la moda musicale abbia determinato una diminuzione della domanda di questo strumento, la fisarmonica italiana, e specialmente quella costruita espressamente per i professionisti, continua ad avere un'elevata reputazione. La voce della fisarmonica italiana è universalmente considerata la migliore che si possa trovare oggi sul mercato e non c'è concertista o virtuoso di questo strumento che non possieda, o desideri possedere, una fisarmonica 'made in Italy'.
Pur se le zone di produzione sono rimaste quelle tradizionali (Castelfidardo, Stradella, Recanati, Loreto), il progresso tecnologico è entrato in molte aziende che, da vari anni oramai, si dedicano alla produzione di fisarmoniche elettroniche dalle raffinate sonorità e dalle molteplici possibilità di utilizzazione, ampliate ancor più dalle opportunità di applicazioni MIDI. Strumenti che hanno destato un notevole interesse in tutti i paesi del mondo, assicurando alla tradizione italiana il perpetuarsi della sua supremazia qualitativa e stilistica.
Infatti la fisarmonica occupa tuttora il secondo posto nel valore delle esportazioni italiane di strumenti musicali.

            




Avremo il piacere, nel corso della riunione del 2 marzo 2011, di ricevere l'oratrice Anna Parisi che ci parlerà sul tema " Vivere i colori ". I colori : elementi di cui si intuisce il ruolo talvolta determinante nella nostra vita...



La volta scorsa

Una serata del cinema che ci ha offerto l'opportunità di (vedere o) rivedere il film probabilmente più emblematico del neorealismo italiano, Ladri di biciclette (1948) di Vittorio De Sica. Anche se le condizioni sociali non sono più le stesse e quel film rappresenta una stagione artistica ormai lontana, l'emozione trasmessa attraverso le immagini resta pur sempre intensa. A distanza di anni dalla creazione di quel capolavoro cinematografico e al di là delle polemiche politiche e culturali suscitate allora, il film appare a noi oggi bellissimo e portatore di un incisivo profilo storico-sociologico dell'Italia dell'immediato dopoguerra. Basta ricordare, nello scorrere delle inquadra-ture, il valore vitale di una "semplice" bicicletta, lo sfondo urbano (con gli edifici monumentali mussoliniani), i viali quasi senza automobili, l'accenno agli impegni antagonisti (comunista e clericale)... Ma il film esprime anche, attraverso il principale protagonista, una forza interiore fortissima, e soprattutto il desiderio di migliorare la propria vita. Proprio questa forza sarà poi la molla del "miracolo economico" italiano degli anni '50 e '60. La stessa energia pure che spinse molti italiani a raggiungere il Belgio per lavorarvi nelle miniere.





Calendario delle attività previste per i prossimi mesi

  • Domenica 20 marzo 2011 - Gita a Bruxelles.

    Visita della mostra dedicata agli "Etruschi in Europa" (anche con ricostruzioni virtuali in 3D) presso il Museo del Cinquantenario a Bruxelles.
    Viaggio in macchina con partenza da Tournai. Appuntamento alle ore 13:00 davanti alla Casa della Cultura (a cura di Enza e Dominique)
    


  • Domenica 3 aprile 2011 - Gita a Mont-sur-Marchienne.

    Visita del museo di Aldino Soloperto a Mont-sur-Marchienne (a cura di Liliana)
    


  • Mercoledì 6 aprile 2011 - Conferenza

    Oratrice invitata : Josiane Coruzzi, Direttrice dell'asbl "Solidarité femmes" e della casa-rifugio per donne maltrattate di La Louvière (a cura di Arcangelo) (a cura di Dominique)


  • Domenica 15 maggio 2011 - Gita a Binche e Waudrez.

    Gita a BINCHE - Museo della maschera e WAUDREZ (VODGORIACUM) - Museo gallo-romano (a cura di Nicoletta)
    



  • Mercoledì 1° giugno 2011 - Conferenza

    Vincent Devos, socio del club, che presenterà il suo libro " Le Collège de Kain dans la tourmente 1930-1950 ", (a cura di Dominique)