Bollettino 181


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Forme uniche della continuità nello spazio
Scultura futurista di Umberto Boccioni (1913)
Rappresenta simbolicamente il movimento e la fluidità
Gesso originale, 126,5 x 89 x 40,5 cm
Museu de Arte Contemporãnea (MAC), San Paolo (São Paulo)




Giugno 2012 - N° 181




Forme uniche della continuità nello spazio



Forme uniche della continuità nello spazio è una celebre scultura futurista realizzata da Umberto Boccioni nel 1913, che rappresenta simbolicamente il movimento e la fluidità.
Il movimento futurista (cf. Club di conversazione italiana di Tournai: bollettino 151 - Marzo 2009), movimento artistico italiano d'avanguardia sviluppatosi nei primi decenni del Novecento, si sforzava di rappresentare la velocità e la forza del dinamismo nell'arte. L'opera di Boccioni costituisce la massima espressione di tale visione artistica applicata alla scultura ed è per questo considerata uno dei capolavori del Futurismo.

La scultura è raffigurata sul retro delle monete da 20 centesimi di euro coniate in Italia.

Il camminare, spostamento quotidiano, viene scelto dall'artista quale momento peculiare per rappresentare l'uomo in movimento. La scultura non riproduce però semplicemente il movimento che si coglie in un istante, ma la somma delle diverse fasi del movimento stesso riassunte in un unica forma nello spazio. I momenti consecutivi si fondono cioè in un momento unico e atemporale, dove c'è una velocità "congelata". È come se la scia del corpo in corsa che attraversa lo spazio si solidificasse. Il movimento è reso quindi per sintesi e non per sequenza.
    
Se si osserva lateralmente la scultura, si possono facilmente riconoscere nel suo soggetto dei caratteri "umani". La figura antropomorfa è però appena abbozzata; è priva di alcune parti (ad esempio le braccia) e se per un verso appare come uno "scorticato" anatomico, un uomo privo del suo "involucro" esterno (si riconoscono distintamente alcuni muscoli, come i polpacci, e l'articolazione del ginocchio), per un altro appare invece come una "macchina", come un ingranaggio in movimento.

Il dinamismo della scultura viene suggerito sia dal suo volume che dalle sue linee.

Riguardo al volume, l'opera si sviluppa mediante l'alternarsi di cavità, rilievi, piani e vuoti che generano un frammentato e discontinuo chiaroscuro fatto di frequenti e repentini passaggi dalla luce all'ombra. I diversi volumi sono collegati in modo armonioso tra di loro e con lo spazio che li accoglie. Sembra quasi che la figura si modelli a seconda dello spazio circostante, che sembra essere poi a sua volta in grado di plasmarne di rimando le forme. Osservando la figura da destra, il torso pare ad esempio essere pieno ma se la si osserva da sinistra esso si trasforma in una cavità vuota.


Riguardo alle linee, la figura è costruita sulla base di linee prevalentemente curve, ora concave ed ora convesse, mai chiuse ma sempre prolungate nello spazio con lo scopo di dilatare la figura espandendola. L'interno stesso della statua è attraversato da solchi e spigoli che "tagliano" i piani, come se le figure fossero più di una e si sovrapponessero di continuo. Più di una linea si avvolge anche attorno al soggetto in un moto a spirale, coinvolgendo i diversi piani in una rotazione che suggerisce un'ulteriore espansione delle forme. Se vista lateralmente la statua dà l'impressione di un movimento lineare avanzante che si proietta energicamente in avanti, guardandola frontalmente o a tre quarti si può invece notare ad esempio una torsione, un avvitamento delle sue forme.

La schematizzazione delle forme, il gioco di luci ed ombre, insieme a questo uso della linea, contribuiscono a definire una immagine quasi deformata, ma è proprio questa deformazione a suggerire alla fine l'idea del movimento e del ritmo dell'incedere passo dopo passo. L'opera di Boccioni sembra quasi cogliere il ritmo di un passo veloce, deciso, che si trasformerà ben presto in una corsa veloce, con quelle masse muscolari che sottolineano ulteriormente l'effetto di dinamicità e movimento.

Ultimo aggiornamento (Martedì 08 Giugno 2010)

http://www.capolavoroitaliano.com/arteacultura/329-forme-uniche-della-continuita-nello-spazio.html



Originale e calchi


L'opera originale di Boccioni è in gesso, e non è mai stata prodotta la rispettiva copia in bronzo nel corso della vita dell'autore. Il gesso è in mostra al Museo di Arte Contemporanea, a San Paolo del Brasile. Due calchi sono stati effettuati nel 1931 (uno è in mostra al Museum of Modern Art a New-York), due sono stati realizzati nel 1949 (uno è in mostra alla Metropolitan Museum of Art a New-York, l'altro è esposto nel Museo del Novecento a Milano), e altri otto nel 1972 (uno è in mostra alla Tate Modern a Londra), non a partire dal gesso originale, ma da un calco del 1949.






Influenze


Nel 2009, il compositore italiano Carlo Forlivesi, in collaborazione con Stefano Fossati, direttore dell'Istituto Italiano di Cultura in Melbourne, ha creato un concorso internazionale di composizione e laboratorio dal titolo: Forme uniche della continuità nello spazio, per commemorare il centesimo anniversario del Futurismo italiano. Con un nome che richiama la famosa scultura dell'artista, l'iniziativa, organizzata annualmente, celebra il potere della musica mescolato alla forza della lingua italiana. Per realizzare questo connubio,un gruppo scelto di compositori giovani e di talento si è cimentato nella creazione di brevi composizioni musicali ispirandosi ad alcune poesie italiane contemporanee.


http://it.wikipedia.org/wiki/Forme_uniche_della_continuit%C3%A0_nello_spazio
    

    Forme uniche della continuità nello spazio
    1913, bronzo - calco dell'1972
    Tate Modern - Londra




Umberto Boccioni (1882-1916)




Boccioni nasce a Reggio Calabria il 19 ottobre 1882, da genitori romagnoli della provincia di Forlì, trasferitisi in Calabria.



La famiglia si sposta in seguito a Padova nel 1888 e poi a Catania nel 1897, dove Boccioni consegue il Diploma in un Istituto Tecnico. E' nella città siciliana che il giovane Umberto inizia la collaborazione con alcuni giornali locali. Nel 1901 si trasferisce a Roma presso una zia e comincia a frequentare lo studio di un cartellonista. Risale a questo periodo il suo incontro con Severini, insieme al quale diventa discepolo di Giacomo Balla, dal quale entrambi si allontaneranno molto presto. E' dell'aprile 1906 il suo primo soggiorno a Parigi, seguito da quello in Russia dopo pochi mesi.



Tornato in Italia si stabilisce a Padova e si iscrive all'Accademia di Belle Arti di Venezia. Intraprende un altro viaggio verso la Russia ma si ferma a Monaco di Baviera, in Germania. Al ritorno da questo soggiorno comincia a dipingere e a sperimentare i primi tentativi nel campo dell'incisione. La vita artistica italiana è ancora fortemente ancorata alle vecchie tradizioni provinciali. Per questo sceglie come meta Milano, unica città dinamica, dove conosce Romolo Romani e frequenta Previati, dal quale riceve una certa influenza simbolista.



Dopo la pubblicazione sul "Figaro" del primo manifesto futurista ad opera di Marinetti, Boccioni si avvicina al movimento avanguardista e nel 1910 scrive, con Carrà e Russolo, il "Manifesto dei pittori futuristi" e il "Manifesto tecnico della pittura futurista", firmati anche da Severini e Balla. Boccioni diventa il massimo e più rappresentativo esponente del movimento, sviluppando un linguaggio proprio e riconoscibile. Nel frattempo partecipa attivamente a tutte le iniziative, dalle lotte delle "Serate futuriste", organizzate nei teatri delle province italiane, alle mostre, da lui stesso allestite, nelle varie capitali europee, Parigi, Londra, Berlino, Bruxelles. Intanto scrive il "Manifesto della scultura futurista", le pagine principali della sua poetica, scolpisce e dipinge la serie delle opere dinamiche; dal 1913 collabora alla rivista "Lacerba", organizzata dal gruppo fiorentino capeggiato da Soffici.



Lo scarso interesse per la sua arte da parte del pubblico italiano, e anche l'ostilità di certi ambienti culturali futuristi, come quello fiorentino, lo spingono a rifugiarsi nell'appoggio della madre, figura fondamentale e amatissima.



Con l'inizio del Primo Conflitto mondiale nasce l'adesione di certi intellettuali all'interventismo. Boccioni, e come lui molti altri pittori, si arruola nei ciclisti e parte per il fronte. Nel frattempo la sua arte si trasforma sull'onda delle nuove avanguardie europee. Collabora con la rivista "Avvenimenti" e si riavvicina al suo vecchio maestro Balla.



Il 17 agosto 1916 muore dopo una caduta da cavallo nella periferia di Verona.


http://www.italica.rai.it/principali/argomenti/biografie/boccioni.htm



    

Umberto Boccioni - Paesaggio al tramonto 1906





Durante la riunione del 6 giugno 2012, si terrà, come al solito, per l'ultima riunone del ciclo, l'Assemblea Generale del nostro circolo. Sarà l'occasione per eleggere il comitato direttivo del prossimo anno (2012-2013). Faremo anche il punto sulle attività del ciclo attuale ed inevitabilmente, parleremo dei progetti per il ventennale del club. Qualsiasi suggerimento in vista di migliorare la nostra associazione sarà benvenuto.
Importante: chi intende far parte del comitato l'anno prossimo è pregato di manifestarsi nel corso della prossima riunione.



La volta scorsa


Abbiamo giocato alla Tombola figurata della Smorfia. Si tratta della normale tombola che viene giocata nelle famiglie italiane soprattutto in occasione del Natale, ma le cui caselle presentano oltre ai numeri i simboli corrispondenti della Smorfia napoletana (1).
    
Come tutti i partecipanti ormai sanno la Tombola è un gioco d'azzardo che ricalca il gioco del lotto. Giocare a tombola è semplicissimo: all'inizio del gioco ogni giocatore compra una o più cartelle e questi soldi si ripartiscono in 5 premi. Il giocatore che ha il cartellone estrae i numeri dal sacchetto e li legge ad alta voce. Chi ha il numero estratto sulla sua cartella, lo segna appoggiandoci sopra qualcosa (di solito fagioli secchi, chicchi di mais, e altre cose che si trovano in dispensa). Chi per primo riesce ad avere due numeri su una riga dice "Ambo" e riceve il primo premio. Con tre numeri si ha un "Terno", con quattro "Quaterna" e con cinque "Cinquina". Il primo che riesce a coprire tutta la cartella fa "Tombola" e riceve il premio più grande....è semplice e ci vuole solo fortuna.
Alla nostra tombola, che non metteva in palio premi in denaro, ma oggetti e "alimenti" italiani, la più fortunata è stata Nicoletta. Ha vinto ben tre premi (ambo, cinquina e tombola) e ne ha persino riciclato uno consentendoci di integrare le nostre vincite con il tombolino (premio di consolazione usato per "compensare" chi fa tombola nella sua cartella subito dopo il vincitore ufficiale). Ma poi ha rivinto il suo premio facendo tombolino con la sua seconda cartella. Hahaha! Altri vincitori sono stati Dominique (terno) e Bernadette (quaterna).
    
Meno male che Maria Fortino aveva offerto salumi e grissini a tutti e così tutti i perdenti hanno potuto consolarsi e passare ugualmente una bella serata in allegria. Grazie, Maria! Continua pure così!

(1) Il primo esempio di Smorfia (da Morfeo, dio dei sogni) si ha con il "Divinatore Universale del Lotto", libro che i ricevitori dei Regi Lotti napoletani avevano sempre a portata di mano e dove sono indicati tutti i numeri corrispondenti a personaggi e avvenimenti.



Domenica 20 maggio 2012 - Gita a Tongres (Atuatuca Tungrorum)

Sui passi dei gallo romani

Domenica 20 maggio abbiamo effettuato la visita di Tongres (Tongeren) che rivendica il titolo di più antica città belga. Ma gli abitanti di Tournai non se la lasciano contare e rivendicano anche loro questo prestigioso titolo. Per non rilanciare la guerra tra fiamminghi e valloni, diremo che entrambe le città sono di rilevante interesse ed offrono tante testimonianze di un ricco passato.
La giornata è iniziata con la visita del bellissimo e affolato Museo gallo romano (Gallo romeins Museum), ristrutturato qualche anno fa secondo le esigenze museali di punta. Una parte è dedicata ad una mostra temporanea sulla città greca, e poi romana, di Sagalassos, uno dei centri più importanti dell'attuale Turchia occidentale. Dopo secoli di abbandono, il sito eccezionale fu riscoperto e la cura degli scavi fu affidata ad archeologi belgi. Venne alla luce gra-dualmente un'intera città, capoluogo di una provincia.
Dopo un pranzo "all'italiana" al ristorante Osteria dei Cavalieri, una guida appassionata ed appassio-nante ci ha fatto scoprire il centro storico di Tongres , con la sua basilica dedicata alla Madonna, le vestigia delle mura antiche ed un beghinaggio di rilevante ampiezza, tra i più vasti del Belgio.
Una giornata istruttiva e perlopiù soleggiata…
Grazie a Gianpietro Corongiu che con la sua perfetta organizzazione ha facilitato questa visita particolarmente impegnativa.
    




Sagalassos




Tongres - Il museo gallo romano
Personaggi della mostra permanente






Tongres - il Piazzale con
la Basilica Notre-Dame e la statua di Ambiorix






Sabato 2 giugno 2012 - Festa nazionale italiana a Antoing


Sabato 2 giugno, si è festeggiato, a Antoing, nell'ambito del gemellaggio tra le città di Antoing e Piozzo (Provincia di Cuneo - Piemonte) la festa nazionale italiana con (tra l'altro) un raduno di Vespe e Fiat 500.

Una decina di soci del club hanno assistito alle manifestazioni festive organizzate da Antoing Commerces e dal comitato Antoing-Piozzo.

Una quindicina di bancarelle proponevano degustazione di vini e formaggi italiani ed altre leccornie. C'erano inoltre un atelier di grimage, una mostra di macchine italiane nuove e d'epoca (Fiat, Maserati, Alfa Romeo) e di moto e motorini (Vespa, Piaggio).

Erano presenti, i Vespa Club di Tournai, Tubize e Harnes (Pas-de-Calais Francia).

E' stata una grande occasione di incontri con tante persone che hanno in comune con noi l'interesse per la cultura italiana.
    




Il gruppo delle 60 vespe in gita





Antoing - la Fiat 500 nuova e d'epoca




La Grand'Rue d'Antoing ai colori dell'Italia




Incontro con il fisarmonicista Pierre Hottekiet




Domenica 3 giugno 2012 - Gita a Bavay (Francia) (Bagacum))

Dopo la visita soleggiata di Tongres, siamo ritornati infreddoliti ma entusiasti dalla visita al Forum antique de Bavay. Eravamo in venti fra piccoli e grandi.
La nostra guida Amélie Hurez, molto brava ed efficiente ci ha proiettato nel primo e secondo secolo d.C. commentando un film in 3D intitolato Retour à Bagacum che ricostruiva la vita quotidiana nel centro abitativo e commerciale di Bavay (Bagacum).
E' stato quindi impressionante visitare il sito archeologico di cui sono rimaste in piedi parti considerevoli: il foro monumentale di Bavay è stato scoperto principalmente dopo i bombardamenti subiti da questo comune durante la seconda guerra mondiale. Questa città all'incrocio di 7 vie romane importanti (prima fra tutte l'asse Boulogne-Colonia) ha rivelato un patrimonio eccezionale senza equivalenti in Francia.
Le collezioni del museo comprendono statuette di divinità in bronzo, gioelli, mosaici, terracotte e magnifici capitelli scolpiti e quant'altro. Nonostante nei sotterranei del museo siano conservati ancora migliaia di oggetti in attesa di essere esposti, altre opere bellissime rinvenute a Bavay sono tuttora esposte in altri musei francesi.
Un ringraziamento al presidente Dominique Dogot che ha curato la gita.