Bollettino 44


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Niccolò di Bernardo dei Machiavelli
(Firenze, 3 maggio 1469 – ivi, 21 giugno 1527)
scrisse le sue opere a mano
(nella figura una foto di un suo manoscritto).
Lo stesso fecero tutti i pensatori prima di lui.




Maggio 1997 - N° 44




MACHIAVELLI    E    L'ARTE    DI    GOVERNARE

Il trattato politico " Il Principe " (1513, pubblicato nel 1532), l'opera sicuramente più famosa di Niccolò Machiavelli (Firenze 1469-ivi 1527), illustra perfettamente la dottrina dell'uomo di stato, pensatore, storico e prosatore fiorentino teorizzatore del principio secondo cui, in politica, "il fine giustifica i mezzi". Sebbene il " realismo " propugnato dal Machiavelli fosse stato inizialmente invocato allo scopo di promuovere l'unificazione italiana, tale dottrina politica è stata ampiamente praticata ovunque da innumerevoli governanti, dalle monarchie assolute successive alle dittature totalitarie contemporanee. Per la verità, prima di Machiavelli, l'azione politica era già basata su metodi anche sleali, violenti o scellerati. Il Macchiavelli, quindi, anche se è potuto apparire come un consigliere o un giustificatore dei tiranni, non ha fatto altro che rappresentare la politica com'era effetivamente, basandosi sulla propria esperienza diplomatica così come sull'insegnamento della storia. Ma la sua codificazione dell'esclusione della morale dall'azione politica, se ha segnato un approccio praticamente naturalistico dell'arte di governare, ha aperto tuttavia una profonda, duratura e insormontabile polemica sulla legittimità umana di tale separazione. " Mutatis mutandis ", l'attuale dibattito sulle esperienze genetiche ripropone un dibattito di uguale natura: la visione utilitaristica della realtà può condurre alla disumanità. La grandissima fortuna del Machiavelli (cominciata subito dopo la sua morte) ha prodotto le parole machiavellismo e machiavellico indicanti - per via dell'uso polemico che se n'è fatto -, un comportamento che bada a raggiungere un determinato scopo sacrificando ogni istanza morale e per estensione un modo di condursi basato sull'inganno e la simulazione.

Arcangelo Petrantò
    


" E perché questa parte è degna di notizia e da essere imitata da altri, non la voglio lasciare indietro. Preso che ebbe il duca la Romagna, e trovandola suta comandata da signori impotenti, li quali più presto avevano spogliato é loro sudditi che corretti, e dato loro materia di disunione, non di unione, tanto che quella provincia era tutta piena di latrocinii, di brighe e di ogni altra ragione di insolenzia, iudicò fussi necessario, a volerla ridurre pacifica e obediente al braccio regio, darli buon governo. Però vi prepose messer Remirro de Orco, uomo crudele ed espedito, al quale dette pienissima potestà. Costui in poco tempo la ridusse pacifica e unita, con grandissima reputazione. Di poi uidicò el duca non essere necessario si eccessiva autorità, perché dubitava non divenissi odiosa; e preposevi uno iudicio civile nel mezzo della provincia, con uno presidente eccellentissimo, dove ogni città vi aveva lo avvocato suo. E perché conosceva le rigorosità passate averli generato qualche odio, per purgare gli animi di quelli populi e guadagnarseli in tutto, volle mostrare che, se crudeltà alcuna era seguita, non era nata da lui, ma dalla acerba natura del ministro. E, presa sopr'a questa occasione, lo fece a Cesena, una mattina, mettere in dua pezzi in sulla piazza, con un pezzo di legno e un coltello sanguinoso a canto. La ferocità del quale spettaculo fece quelli populi in un tempo rimanere satisfatti e stupidi."

(" Il Principe ", VII, 8)


Fu l'emblematica figura di Cesare Borgia (1475 circa - 1507), audace, spregiudicato, cinico e spietato condottiero rinascimentale, che ispiro al Machiavelli la visione del "Principe". Con l'aiuto militare del re Luigi XII di Francia (dal quale era stato nominato duca di Valentinois - " duca Valentino ") Cesare Borgia si impadroni della Romagna (1500 -1503), avviando poi una larga manovra di conquista della Toscana e dell'Italia centrale. Ramiro de Lorqua, nelle sue funzioni di luogotenente generale, fu lo strumento della politica di violenta pacificazione della Romagna da parte del Borgia; esaurito il suo compito, il Valentino se ne disfece cinicamente facendolo segare in due ed esponendone il cadavere a soddisfazione dell'odio popolare (dicembre 1502). Il Machiavelli si trovava in quel momento, come legato di Firenze, presso il Borgia e fu testimone del fatto.

Il brano riportato sopra si riferisce a questo episodio.



Alla riunione del 7 maggio 1997 parleremo di vicende, scherzi, inganni, che ci hanno visti protagonisti e che pur essendo stati vissuti negativamente in un primo momento, ora ci permettono di parlarne col sorriso.



La volta scorsa


Un pubblico disponibile e attento ha seguito l'interessante esposto sulla ristrutturazione della rete consolare italiana in Belgio nonché sul tema dell'Europa dei cittadini presentato dall'oratore invitato Santo FUOCO, venuto appositamente da La Louvière. Un dossier rilegato relativo all'argomento è stato distribuito ai presenti. La chiusura di diverse sedi consolari italiane in Belgio creerà vari problemi agli italiani del Belgio. Tali difficoltà potrebbero venire superate con la piena attuazione della libera circolazione dei cittadini all'interno dell'Unione Europea. Malgrado i risultati già conseguiti nella costruzione europea, è apparso chiaro, tuttavia, alla luce dell'intervento, che la libera circolazione nell'Unione Europea, dei cittadini europei che vivono in uno Stato membro diverso da quello di origine è ancora legalmente ostacolata (necessità di un passaporto). Considerata l'entità del fenomeno (ci sono circa sei-sette milioni di cittadini interessati), l'oratore ha espresso, con passione e risolutezza, il suo impegno per far cadere tale discriminazione. Un dibattito ha concluso la serata.