Bollettino 45


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Giovanni Antonio Canal, detto Canaletto
Il Bacino di San Marco, 1730 - 1735
olio su tela, 53x71 cm
Milano, Pinacoteca di Brera




Giugno 1997 - N° 45




1797-1997      DUECENTO ANNI FA: LA FINE DELLA REPUBBLICA DI VENEZIA


Duecento anni fa, per combattere le nazioni nemiche della rivoluzione francese (Austria e Inghilterra), il Direttorio aveva deciso di mandare un esercito in Italia agli ordini del generale Napoleone Buonaparte. L'azione fulminea sorprese tutti; Napoleone respinse e inseguì gli Austriaci battendoli a Lodi, Arcole, Rivoli...
Le regioni "liberate" accolsero con entusiasmo i Francesi, abbatterono i governi assolutistici, fondarono la Repubblica Cispadana (l'Emilia) e Transpadana (la Lombardia). A Reggio Emilia fu allora per la prima volta adottata la bandiera tricolore, rosso bianco verde.
Anche il papa Pio VI firmò la pace con Napoleone, il quale proseguì intanto la sua marcia vittoriosa contro gli Austriaci. Occupò il territorio della Repubblica di Venezia, che inutilmente aveva proclamato la sua neutralità, riunì tutta l'Italia settentrionale (escluso il Piemonte) nella Repubblica Cisalpina, entrò in Austria.
Il governo di Vienna capitolò; il Direttorio sorpreso dovette accettare l'opera del suo deciso generale; fu firmata la pace a Campoformio (17 ottobre 1797): la Francia ottenne il Belgio e la Lombardia, e cedette all'Austria il Veneto, dove già i patrioti si ribellavano alla prepotenza dei Francesi (Pasque Veronesi, 1797).
Finiva così ingloriosamente la lunga esistenza della Repubblica di San Marco.
Anche il resto dell'Italia cadde sotto l'influenza dei Francesi: Genova, Roma, Napoli e la Toscana diventarono altrettante repubbliche, rette con una costituzione simile al Direttorio francese, e praticamente asservite allo straniero. Nel febbraio 1799 il Piemonte fu annesso addirittura alla Francia.
Gli ltaliani avevano in generale accolto con entusiasmo la " liberazione" francese; molti volontari erano accorsi nell'esercito napoleonico. Ma il tradimento del trattato di Campoformio (la vergognosa cessione di Venezia all'Austria), la prepotenza dei soldati, le spoliazioni dei tesori d'arte aprirono poi gli occhi a molti ; e la delusione fu grande.

Carlo Negro, " L'umana conquista "





Napoleone Buonaparte, contribuì a diffondere in Italia l'ideale rivoluzionario e, facendo crollare alcuni governi assoluti, diede un primo impulso all'idea risorgimentale. Esso fu però diversamente accolto nella penisola e il seguente passo tratto dal romanzo storico " Le confessioni di un italiano" (1867) di Ippolito Nievo (1831 - 1861) mostra appunto come abbiano reagito gli ambienti tradizionalisti delle terre intorno a Venezia.

" Giunse un giorno la notizia che un generale giovane e affatto nuovo doveva capitanare l'esercito francese dell'Alpi, un certo Napoleone Bonaparte.
- Napoleone ! che razza di nome è ? - chiese il cappellano - certo costui sarà un qualche scismatico.
- Sarà un di quei nomi che vennero in moda da poco a Parigi; -rispose il capitano ; - di quei nomi che somigliano a quelli del signor Antonio Provedoni, come per esempio Bruto, Albiciade, Milziade, Cimone; tutti nomi di dannati che manderanno, spero, in tanta malora coloro che li portano.
- Bonaparte! Bonaparte! - mormorava monsignor Orlando. -Sembrerebbe quasi un cognome dei nostri !
- Eh ! c'intendiamo ! Mascherate, mascherate, tutte mascherate ! - soggiunse il capitano. Avranno fatto per imbonir noi a buttar avanti quel cognome ; oppure quei gran generaloni si vergognano di dover fare una sì trista fIgura e hanno preso un nome finto, un nome che nessuno conosce perché la mala voce sia per lui. È così ! è così certamente. È una scappatoia della vergogna !...
Si decise adunque al castel di Fratta che il general Bonaparte era un essere immaginario (...). Ma due mesi dopo quell'essere immaginario, dopo aver vinto quattro battaglie, e costretto a chieder pace il Re di Sardegna, entrava in Milano applaudito, festeggiato da quelli che il Botta chiama utopisti italiani. In giugno, stretta Mantova d'assedio, aveva già in sua mano la sorte di tutta Italia; dappertutto era un supplicar d'alleanze, un chieder di tregue; Venezia (...) s'appigliò per l'ultima volta alla neutralità disarmata. (...) nel febbraio del '97 la fortezza (Mantova) si arrende. A Fratta si dubitava ancora ; ma a Venezia tremevano davvero; quasi quasi s'era udito a San Marco il tuonar dei cannoni ; non era più tempo da ciarle."

Ippolito Nievo " Le confessioni di un italiano "



Alla riunione del 4 Giugno 1997 parleremo del nostro rapporto con gli animali : compagni della nostra vita di tutti i giomi o incontrati occasionalmente, ispiratori di grande simpatia o di diffidenza...



La volta scorsa


Alcuni aneddoti autentici, una parola dietro l'altra, qualche notizia nuova, una atmosfera ridente e rilassata, degli amici che si rivedono, il tavolo che si allarga perché si è numerosi, barzellette o racconti seri mentre si beve qualcosa, la lingua italiana che risuona.









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