Bollettino 74


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





" I soldati si disposero in formazione
con i loro scudi circolari che sembravano scaglie di pesce. "




Ottobre 2000 - N° 74



GLI ANTICHI ROMANI - ARRIVARONO IN CINA PRIMA DI MARCO POLO

Molto prima che Marco Polo mettesse piede in Catai, o che la mitica Via della Seta venisse aperta, i romani erano già in Cina, a fondare una colonia sul limitare del deserto dei Gobi. È questa la singolare ipotesi offerta da un gruppo internazionale di studiosi che, se confermata, potrebbe portare a riscrivere un pezzo di storia antica.
Di prove inconfutabili ancora non ce ne sono, ma sulla base della rilettura di antichi documenti del 5 dopo Cristo e della scoperta di nuovi reperti, è emerso che vicino al villaggio di Zhelaizhai, nella provincia del Gansu, sorgeva una città chiamata Liqian. Un nome usato a quei tempi in Cina per indicare il potente impero romano.
Secondo lo storico locale Guang Heng e altri accademici, soltanto due altre città cinesi sulla Via della Seta, avevano nomi di località straniere e in entrambi i casi si trattava di città fondate da coloni venuti da lontano. Perché, dunque, non ipotizzare che Liqian potesse essere romana? Zhelaizhai non era certo dietro l'angolo per un viaggiatore dell'antico impero romano vissuto peraltro circa duemila anni fa.
Tanto più che per raggiungerla, a quei tempi, si doveva passare attraverso l'impero dei Parti (l'attuale Iran e Iraq), nemico giurato di Roma. Ma Heng ritiene di avere tutta la matassa della storia in mano: avallando l'ipotesi di uno studioso della Oxford University, l'americano Homer Hasenpflug Dubs, che già nel 1955 aveva avanzato l'ipotesi dell'esistenza di una città romana nella Cina antica, lo studioso sostiene che i coloni fondatori non erano altro che legionari alle dipendenze di Licinio Crasso che nel 53 a.C. avviò una campagna contro i Parti. Fatti prigionieri e poi in seguito fuggiti, questi avrebbero gettato le fondamenta di una città - descritta in un libro della dinastia cinese degli Han e adesso analizzato da lui in dettaglio - circondata da una doppia palizzata in legno. Una struttura, questa, che all'epoca veniva costruita solo dai romani.
Secondo Hueng - intervistato dal Los Angeles Times , dove si ribadisce la presenza a Zhelaizai di una popolazione di origine non cinese (riccioli castani e occhi chiari) - questa rilettura dei testi antichi verrebbe confermata anche dal ritrovamento locale di vasi di terracotta con disegni di soldati schierati "a testuggine". Ovvero, la formazione tipica da battaglia degli antichi romani.

Simona Vigna
" Corriere della Sera ", venerdì 25 Agosto 2000






Il progresso degli studi di antichità ha visto allargare gli orizzonti della presenza romana in Cina, in Mongolia, in India, in Ceylon. Vero è che l'episodio dei Romani a Lijian è un fenomeno del tutto singolare. Tuttavia, si tratta ormai, sulla scorta delle fonti letterarie cinesi, di un dato storicamente acquisito.
L'episodio della guerra partica di M. Licinio Crasso è ben noto dalle fonti classiche; il potente triumviro, console nel 53 a.C., fu gravemente sconfitto a Charrae e decapitato come prigioniero dal re dei Parti (attuale Iran).
Tra i 45.000 soldati impegnati nella guerra partica c'era un corpo di cavalleria gallica al comando del figlio maggiore di Crasso, Marco Licinio, comandante della I Legione Romana che continuò disperatamente a combattere finché, rotte le righe, non si disperse mentre il comandante si tolse la vita.
Il disastro di Carrae fu veramente grave ed inaudito: di oltre 40.000 legionari romani che avevano passato l'Eufrate, non ne tornò che la quarta parte; la metà era morta, circa 10.000 prigionieri, secondo il costume partico, furono trasportati dai vincitori all'estremo Oriente del loro regno, nell'oasi di Meru come schiavi sottoposti al servizio militare. Dei cavalieri gallici di Publio Crasso non se ne salvò nessuno, tranne i 500 fatti prigionieri dalla cavalleria partica.
Nel 20 a.C. l'Impero Romano concluse un trattato di pace con i Parti richiedendo la restituzione dei soldati prigionieri dal 53 a.C. Ma i soldati sopravvissuti non furono mai trovati in Partia. Dove erano mai finiti?
Questo interrogativo, destinato per secoli a restare senza risposta, ha trovato una casuale risoluzione nell'opera storica di Ban Gu che scrisse la storia della Dinastia Han Occidentale (206 a.C. - 9 d.C.). Nel 36 a.C., l'esercito cinese con un forte numero di soldati fece una spedizione contro Zhizhi (oggi Dušanbe nel Kazakistan).
L'attenzione dello storico è attratta dall'esercito nemico: un forte esercito in una città circondata da enormi blocchi di legno. I soldati si disposero in formazione con i loro scudi circolari che sembravano scaglie di pesce. Gli storici moderni trassero la conclusione che questa insolita armata era costituita dai resti delle truppe romane sconfitte, in particolare H. Homer Dubs nella sua opera fondamentale " A Roman city in ancient China " (London, 1957).
La battaglia di Zhizhi, nel 36 a.C., combattuta dai Cinesi contro un nemico insolito che combatteva in maniera per essi inusuale fu vinta dall'esercito Han che assalì la città e catturò oltre 1.500 soldati che furono deportati in Cina (precisamente nel distretto di Fanmu, oggi Yongchang).

La località in cui furono deportati i prigionieri ebbe, dall'imperatore Yuandi, il nome di Lijian (o liqian) che era il nome con cui venivano indicate le terre occidentali, compreso l'Impero Romano.
Nel 592 d.C. Lijian fu incorporata, per ordine dell'imperatore Wandi della dinastia Sui, nel distretto di Fanmu; per 612 anni Lijian era stata indipendente.
Tracce dell'insediamento romano sarebbero ancora riconoscibili tutt'oggi a Lijian :
- un muro di cinta molto antico lungo oltre 10 metri, alto 1-2 metri e largo nel punto più massiccio circa 3 m.
- molte persone della zona mostrerebbero tratti somatici mediterranei quali naso adunco, orbite profonde nonché capelli biondi e ricci e statura alta ed imponente. Alcuni bambini hanno pelle bianca e somigliano a bambini europei. Potrebbero essere addirittura i discendenti di uno dei 500 cavalieri gallici dell'esercito romana.
- un ulteriore indizio della " romanità " dei discendenti di Lijian sarebbero la loro religione e i loro costumi. Esistono templi dedicati ai buoi e si " sacrificano " simbolicamente dei buoi. In talune occasioni si cuociono dei pani con farina lievitata a forma di testa di bue e che viene impiegata come offerta sacrificale. Un'eredità del culto mitraico diffuso tra i legionari romani ?

La denominazione di Lijian deriva con estrema probabilità da lexan ossia da una delle innumerevoli città fondate in onore di Alessandro Magno. C'erano decine di città di diversa grandezza ed importanza con il nome del condottiero. È verosimile che i Cinesi chiamassero col nome generico e noto di Lijian una città di prigionieri romani di cui conoscevano poco o nulla, se non la generica provenienza.

Riduzione e elaborazione da Raffaele Adinolfi
(" Soldati di Crasso in Cina e mercanti campani in Mongolia, India e Ceylon ")



Con la riunione del 4 ottobre 2000 inaugureremo una nuova sede : i nostri incontri si terranno da ora in poi al primo piano del caffé " Le Central ", proprio sulla Grand-Place di Tournai. L'argomento con cui inizieremo il nuovo ciclo sarà dedicato a Tournai : ricordi, aneddoti, momenti di vita legati a questa bellissima città.
    


La volta scorsa


Si è concluso felicemente in giugno il ciclo 1999-2000 del nostro club di conversazione così come aveva cominciato in ottobre : con il sorriso e sotto il segno dell'amicizia.
Come previsto dal nostro regolamento interno, si è svolta l'assemblea generale annua durante la quale si determina la composizione del comitato di gestione per l'anno successivo.
I membri del comitato per il nuovo ciclo 2000-2001 sono stati così designati. Si tratta di : Dominique Dogot, Presidente, Enza Navarra, tesoriere, Chantal Rombaut, vicetesoriere, Nicoletta Content e Francesco Azzaretto, consiglieri, Arcangelo Petranto', animatore.
Francesca Huggelier, consigliere nel comitato precedente, si è ritirata ma continuerà a far parte del club. La ringraziamo sentitamente per il suo concluso impegno.
Al nuovo comitato e particolarmente a Nicoletta nuova partecipe, vanno i nostri auguri di riuscita. Grazie per aver accettato di proseguire questa bella e rara esperienza.