Bollettino 79


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Bernardo Bellotto,
il Pantheon a Roma,
Museo delle Belle Arti,
Budapest, Ungheria




Marzo 2001 - N° 79



La veduta


La raffigurazione di città era già stata impiegata come sfondo nel Medioevo (Giotto, Masolino) e nel Rinascimento, ma la veduta assunse le caratteristiche di genere autonomo intorno alla metà del sec. XVII in Olanda (con i Berckheyde, Jan van der Heyden, Jan Vermeer) e quindi in Italia, avendo come suo primo centro Roma, nell'ambiente degli artisti nordici (Paul Bril, bamboccianti, Viviano Codazzi, Gaspar Van Wittel, Gian Paolo Pannini). Uno sviluppo particolare, e grande fama in tutta Europa, ebbe nel sec. XVIII la veduta veneziana (Luca Carlevaris, il Canaletto, Bernardo Bellotto, Francesco Guardi). Un tipo particolare di veduta fu la cosiddetta " veduta ideata ", composta da elementi di fantasia, simile al " capriccio " e alla " rovina " (Marco Ricci, Michele Marieschi, Gian Battista Piranesi).

Gedea


La camera ottica del settecento


Nel corso del Settecento, il pensiero illuminista favorì l'affermarsi del " vedutismo ", un tipo di pittura che intendeva rappresentare la realtà nel modo più oggettivo possibile. Molti pittori, e tra questi Giovanni Antonio Canal, detto " il Canaletto ", impiegarono a tale scopo strumenti tecnici come le camere ottiche, derivate dalle antiche camere oscure.
La camera ottica era di norma costituita da una cassetta provvista di un foro con lente; all'interno, uno specchio inclinato di 45° riceveva l'immagine e la rifletteva, raddrizzandola, su una superficie di vetro posta sulla parte superiore della camera. Il pittore poteva così ricalcare su un foglio di carta trasparente l'immagine proiettata dall'obiettivo; lo schizzo veniva quindi riportato sulla tela, perfezionato e colorato.
Con la medesima funzione venivano talvolta utilizzati veri e propri abitacoli trasportabili aventi la camera ottica posizionata alla sommità; l'artista, seduto all'interno, ricalcava sul foglio l'immagine riflessa attraverso la lente.

Rizzoli-Larousse


Gli inganni prospettici nelle rappresentazioni del vedutismo veneziano del Settecento


Osservando attentamente molti dipinti di Canaletto, Bellotto, Marieschi, Guardi o Carlevarijs, pur riconoscendo immediatamente i palazzi, i campielli, le chiese, i canali, le Scuole di Venezia, siamo spesso colpiti da una strana sensazione: non aver mai visto quegli edifici e quegli scorci della città.
O meglio, non averli mai visti in quel modo. In realtà li conosciamo bene, ma non li abbiamo mai osservati dal punto o con gli accorgimenti previsti dalla rappresentazione; sempre che, come spesso accade, gli edifici non abbiano subito delle ideali traslazioni o rotazioni rispetto alla loro reale posizione. Non abbiamo mai potuto abbracciare con lo sguardo centottanta gradi del bacino di San Marco, né osservare l'intera facciata delle Procuratie Nuove, contemporaneamente alla chiesa di San Marco e all'ala Napoleonica. (…)
(…) la restituzione di una rappresentazione del vedutismo veneziano è ulteriormente complicata da alcuni espedienti applicati alle prospettive.
Questi potrebbero essere idealmente separati in due categorie: gli inganni lievi e quelli invece grevi.
Alla prima classe appartiene, ad esempio, la scelta di porre il punto di vista in posizione elevata oppure poco accessibile ed usuale (una finestra o un abbaino, un campanile, una barca, a Venezia molto comune per gli abitanti ma non per gli stranieri, principali destinatari dei dipinti) ; oppure l'uso del grandangolo, estendendo la cornice esterna della rappresentazione e dunque aumentando l'angolo di vista molto al di là della nostra capacità fisiologica.
In tutti questi casi le aberrazioni marginali svolgono dunque un ruolo dominante, pur se non decisivo.
La rappresentazione sarà certamente osservata non dal corretto punto di vista o con il giusto angolo di campo e pertanto l'osservatore sarà parzialmente e temporaneamente ingannato : il ciclo della restituzione visiva, prima di convergere verso una realtà congruente, dovrà ripetersi più volte, richiedendo speciale attenzione e, dunque, quasi costringendo l'osservatore ad un'analisi approfondita ed estesa del dipinto.
Ben più raffinati e di assai più difficile comprensione sono invece i metodi che abbiamo classificato come pesanti; quasi sleali, se esistesse un galateo della prospettiva.
Il primo prevede la costruzione di una sorta di panoramica ; essendo adottato, infatti, soprattutto nelle viste d'insieme, come, ad esempio, per il bacino di San Marco. Mantenendo fermo il punto di vista - spesso elevato di qualche metro rispetto al terreno o alla quota del mare - si eseguono due o più prospettive, del tutto normali, ruotando man mano la direzione principale di vista. La rappresentazione finale sarà costruita dalla giustapposizione delle diverse prospettive, eseguendo dunque un ribaltamento dei quadri prospettici sul piano di rappresentazione. In queste rappresentazioni, sono pertanto presenti più punti principali - uno per ciascuna prospettiva base - ma un solo punto di vista, con il vantaggio di poter rappresentare gruppi isolati e distanti di edifici tutti con vista quasi frontale.
Un altro metodo consiste nell'uso di più punti di vista - tipicamente due - ma di un unico piano di proiezione. I due punti di vista, posti di norma alla stessa altezza, permettono di allargare virtualmente la scena - spesso un angusto campiello - senza introdurre forti aberrazioni marginali ai lati della rappresentazione. Un geniale stratagemma, che costruisce una rappresentazione usando le parti migliori, le più descrittive e meno scorciate, di due diverse prospettive. (agosto 1999)

Camillo Trevisan

Posta elettronica : Camillo Trevisan



Nel corso della riunione del 7 marzo 2001 in cui torneremo sulle gite organizzate per la fine di questo ciclo (Lilla, Bailleul, Parigi) parleremo dell'illusione e più in generale dell'inganno


La volta scorsa

Sebbene la preparazione delle tre gite previste dal club ci abbia impegnati parecchio, l'amore, tema della serata è stato all'appuntamento come previsto con interventi vari.
Un intermezzo ci è stato offerto dal nostro amico Giacomo sotto forma di una canzone interpretata da un cantante di passaggio il quale è venuto tra di noi a sua richiesta.
Il nostro gruppo si è inoltre allargato con la presenza di Lucia Russo, insegnante a Kain ed originaria della Calabria.


Le gite (per ordine cronologico)


  • Lilla
    Si svolgerà il 17 marzo e si andrà a visitare, presso il Palais des Beaux-Arts di Lilla, la mostra dedicata a " Il settecento, il secolo di Tiepolo ". L'esposizione presenta i dipinti più belli del Settecento italiano esposti nelle collezioni pubbliche francesi.
    Attenzione ! L'appuntamento è fissato alla Casa della cultura di Tournai alle ore 12:45. La visita, guidata, comincerà esattamente alle ore 14 (con presenza richiesta al museo un quarto d'ora prima dell'inizio). Prevedere FF 20 per l'ingresso più la prenotazione della guida (500 FF da dividere secondo il numero dei partecepanti).

  • Bailleul
    Andremo in questa città della Fiandra francese il 28 aprile. Oltre a visitare la nuova sede della società " Focus Industrie " del nostro membro Santo Petrantò, in occasione della sua inaugurazione, ne approfitteremo per fare una passeggiata in quella regione di colline (legata alla memoria di Marguerite Yourcenar) per poi finire la serata in qualche brasserie (cena prevista). L'appuntamento è fissato alla Casa della cultura di Tournai alle ore 13.

  • Parigi
    L'importante gita a Parigi si farà il 19 e 20 maggio. Il programma completo (in fase di completamento) verrà comunicato via via che sarà confermato ; le linee principali sono state presentate durante la riunione di febbraio (viaggio in TGV o in Pullman, albergo, incontro, spettacolo, ristorante).
    Ricordiamo che è necessario, per chi ha manifestato la propria adesione al progetto di versare il più presto possibile un anticipo di FB 3.000 per le prenotazioni sul conto del nostro club.