Bollettino 94


CLUB DI CONVERSAZIONE

ITALIANA DI TOURNAI





Antonio Meucci (Firenze 1808- New York 1889),
inventore del telefono.
Riabilitato dopo 113 anni.




Dicembre 2002 - N° 94



Antonio MEUCCI
Inventore geniale ed incompreso


L'intuizione del telefono


Ed ecco in breve la storia di Antonio Meucci. Nato a Firenze nel 1808. Frequentò l'Accademia di Belle Arti dove prese il diploma in meccanica e disegno. Dopo aver fatto come mestiere il guardaportone e il daziere divenne meccanico teatrale che a quei tempi significava inventore di macchinari per muovere le scene.

Nel 1830 sposò Ester Mochi, una bella ragazza mora e nel 1835 insieme emigrarono a Cuba e si stabilirono all'Avana. Ambedue trovarono lavoro presso il " Tacano Opera " il più grande e prestigioso teatro della città.

Antonio, uomo prolifico, aveva creato un piccolo laboratorio accanto al teatro dove egli preparava le sue invenzioni. A quei tempi egli studiava la pila inventata da Alessandro Volta e le sue applicazioni nella medicina. Tornato a Cuba dopo un viaggio in Italia, aprì, accanto al suo laboratorio, una piccola clinica per le " scosse elettriche ". E fu durante un trattamento di scosse elettriche su un paziente che ebbe l'intuizione che la parola poteva assere trasmessa dentro un filo.

Un giorno infilò un elettrodo di rame nella bocca del suo paziente e gli lasciò l'altro filo nella mano. Quindi, andò nella stanza vicina, attaccò uno dei due fili alla pila e l'altro sulla propria lingua per meglio dosare l'intensità della scossa. Quando fece passare la corrente il malato salto sulla sedia con un grido e Meucci, malgrado la distanza, sentì sulla sua lingua le parole che l'altro diceva. Questa fu l'intuizione che la voce poteva essere trasmessa attraverso un filo. Era l'anno 1849 e Graham Bell aveva soltanto due anni di età.

Un anno dopo la sua clamorosa scoperta, il teatro si incendiò, lui perse lavoro e fu costretto ad emigrare nella vicino New York. (1)

Meucci realizzò una parte dei suoi sogni imprenditoriali aprendo una piccola fabbrica di candele, a Cliftond, un piccolo villaggio dello Staten Island, presso New York. In quella piccola fabbrica egli perfezionò nel poco tempo libero (in gran parte di notte) i suoi studi sulla trasmissione delle onde sonore (…): nacque così il primo prototipo di " telefono ", marchingegno che avrebbe tenuto occupato l'italiano per altri venti anni.

Nel 1851, nella piccola fabbrica di Meucci approdò un personaggio destinato a entrare nella Grande Storia del Mondo. Il toscano infatti diede un rifugio e un dignitoso lavoro a Giuseppe Garibaldi, giunto a New York dopo la grande illusione della Repubblica Romana, senza soldi in tasca e senza grandi prospettive per l'immediato futuro. Divenuti grandi amici, i due si separarono dopo qualche anno andando incontro a destini diametralmente opposti. (2)




Il " teletrofono "

Anche se portava avanti i suoi studi sul telefono già da tempo, l'invenzione fu completata con un primo modello solo nel 1856. " Consiste - scriveva Meucci in un appunto del 1857 - in un diaframma vibrante e in un magnete eletrizzato da un filo a spirale che lo avvolge. Vibrando, il diaframma altera la corrente del magnete. Queste alterazioni di corrente, trasmesse all'altro capo del filo, imprimono analoghe vibrazioni al diaframma ricevente e riproducono la parola ". Ma a questo scienziato che aveva idee così chiare sull'invenzione mancava un elemento fondamentale: i mezzi economici per sostenere la propria attività. E a poco valse la ricerca di un finanziamento presso persone ricche in Italia, tentata tramite il suo amico E. Bendelari. (3)

Il Meucci non aveva talento per il lucro; né le chiacchiere degli esuli potevano farlo ricco. Ma seguitò a sperimentare il teletrofono, come lo si chiamava. Tanto da sentire la voce della moglie Ester, ormai paralizzata nella sua stanza al secondo piano, fino nella fabbrica vicina, commuovendosene. Ma la fabbrica dovette liquidarla nel 1855, e con essa i suoi risparmi. Altri raggiri di un socio americano significarono la definitiva rovina. Eppure tra il 1850 e il 1862 costruì almeno trenta diversi modelli per far vibrare l'elettricità con la parola. (4)

L'invenzione di Meucci uscì dal suo anonimato quando nel 1859 l'editore De Casale di New York scrisse un articolo su l'Eco D'Italia descrivendo i particolari dell'invenzione. Per alcuni anni cercò in America ed in Italia gente disposta a finanziare lo sviluppo della sua invenzione. (1)

Negli anni '60 la sua piccola fabbrica chiuse i battenti per fallimento, gettandolo in una condizione molto vicina alla miseria. Dotato comunque di una volontà di ferro, Meucci portò avanti suoi studi sul " telefono " depositando però soltanto nel 1871 il suo brevetto all'ufficio di Washington. Meucci in realté intuì da subito le grandi potenzialità della sua invenzione e cercò affannosamente dei finanziatori italiani, tramite il suo amico E. Bendelari. Ma come spesso è accaduto nella storia italiana, il fiorentino non venne ascoltato in patria. Il suo avvocato pretendeva 250 dollari per la pratica di deposito definitivo del brevetto, in un momento nel quale l'italiano poteva contare appena su 20 dollari. Meucci ricorse all'espediente di depositare un brevetto temporaneo (chiamato caveat) [notifica di attesa di brevetto], rinnovandolo con gravi stenti dopo due anni e per altri due anni. (2)

A 62 anni lo scoppio della caldaia d'un vaporetto gli provocò tre mesi di ricovero, ustioni per le quali quasi non morì. Per curarlo la moglie ebbe la pena di dover vendere tutti suoi marchingegni telefonici per sei dollari a un rigattiere. E tuttavia, se non un brevetto, Meucci nel 1871 ebbe un caveat , un documento a buon mercato che descriveva l'invenzione e ne fissava la priorità. Nel 1874 affidò i nuovi modelli al vicepresidente dei telegrafi della Western Union, dopodiché non se ne vide più ricevuto. Quando protestò nei vestiti lisi di un povero vecchio, gli dissero poi che li avevano perduti. (4)

Nel 1874 la notifica non fu più rinnovata. Nello stesso anno si rivolse al presidente della " New York District Telegrph. Co. ", Edward Grant, chiedendo un finanziamento e consegnando a lui i suoi disegni. Fu un grave errore perchè il Grant, dopo due anni di tergiversazioni rispose che non era interessato e non restituì i disegni dicendo di averli perduti. Questo comportamento puzzava di losco.

Infatti, due mesi dopo, alle due del pomeriggio del 26 febbraio del 1876, davanti al direttore dell'Ufficio Brevetti di Washinghton, si presentò un certo Alexander Graham Bell, nato ad Edimburgo in Scozia nel 1847, professore dell'Istituto Sordomuti di Boston, con un assegno di 250 dollari chiedendo ed ottenendo la registrazione del brevetto di una invenzione chiamata " telefono. " (1)

Bell presentò il suo brevetto di telefono nel 1876 e Antonio Meucci fiutò subito la frode, ma alla richiesta di restituzione delle sue carte l'ufficio brevetti rispose che esse erano stranamente scomparse dall'archivio. L'italiano non si perse d'animo e, sponsorizzato questa volta dalla Globe Company, raccontò la sua storia ai giornali locali. Le inchieste giornalistiche diedero il via a una vera e propria indagine che portò alla clamorosa scoperta delle truffe perpetrate dall'ufficio brevetti di Washington. (2)

Soltanto nel 1888 però arrivò il provvedimento finale di restituzione della paternità tecnologica. La giustizia americana non riconobbe però all'italiano nessun risarcimento lasciando l'inventore nella più totale miseria. L'inventore di Firenze, stanco e deluso, morì un anno dopo, nel 1889 a Staten Island, incollato alla sua ormai cronica povertà. (2)




Riabilitato dopo 113 anni

Ci sono voluti 113 anni, ma adesso è ufficiale: l'inventore del telefono non è Alexander Graham Bell, come continuano a insegnare i libri di testo delle scuole, bensì Antonio Meucci, l'immigrato fiorentino che morì in povertà a New York nel 1889 dopo essere stato defraudato del brevetto. Lo ha decretato per acclamazione la Camera a Washington, su iniziativa del deputato italo-americano Vito Fossella: " La Camera - dice la risoluzione - intende dare riconoscimento alla vita e alle conquiste di Meucci, prendendo atto del lavoro da lui svolto nell'invenzione del telefono ". Dopo la riabilitazione di Sacco e Vanzetti, i due anarchici ingiustamente condannati a morte per terrorismo negli Anni Venti, è un altro trionfo, peraltro ancora più tardivo, per la generazione degli immigrati italiani che furono spesso vittime di pregiudizi e discriminazione.

La motivazione della Camera apre uno squarcio straordinario su uno dei capitoli più vergognosi del business americano, e riassume l'odissea dello sfortunato fiorentino nella terra promessa. (5)

La povertà e la scarsa conoscenza dell'inglese e del mondo degli affari, prosegue la Camera, " impedirono a Meucci, che viveva ormai dell'assistenza sociale, di finanziare il processo del brevetto, costringendolo a limitarsi a una notifica nel 1871 ". L'inventore consegnò alcuni prototipi alla Western Union, la società dei telegrafi, ma questa disse di averli persi, e gli rifiutò i soldi per rinnovare la notifica nel 1874. In questo modo, due anni dopo la Western ottenne il brevetto, attribuendo l'invenzione a Bell, che aveva lavorato sui prototipi di Meucci. Indignata, la comunità italiana fece quadrato attorno all'immigrato fiorentino, e dopo un decennio ottenne l'intervento del governo. " Il 13 gennaio 1887 ", conclude la motivazione " il brevetto di Bell venne annullato per frode e dichiarazione del falso, annullamento poi sancito dalla Corte suprema ". Ma Meucci morì nel 1889 e il brevetto Bell, che scadeva nel 1893, non fu più contestato. (5)




Ma dalla Valle d'Aosta…

Alla voce " telefono " tutte le enciclopedie e i testi scientifici associano il nome di Antonio Meucci, o al massimo citano la storica disputa tra questi e l'americano Alexander Graham Bell. E' comunque Meucci che viene universalmente riconosciuto come inventore dell'apparecchio che rivoluzionò la comunicazione mondiale dell'era moderna. Ma fu veramente il fiorentino Meucci ad inventare il telefono ? (6)

Se la Valle d'Aosta fosse una nazione sarebbe sicuramente scoppiato un affare di Stato con la decisione del Congresso Usa di riconoscere la priorità di Antonio Meucci su Bell nell'invenzione del telefono. La Consulta comunale per le attività culturali della città di Aosta, da anni " ambasciatrice " della figura di un misconosciuto scienziato, sostiene, una volta di più " che il vero inventore del telefono fu Innocenzo Manzetti " (Aosta, 1826-1877).

Fin dal 1849 - spiega la consulta - Manzetti aveva approntato un rudimentale apparecchio che poi perfezionò e presentò alla stampa nell'estate del 1865, " sei anni prima del " caveat " di Meucci e 11 anni prima del brevetto Bell ", sottolieano Mauro Caniggia Nicolotti e Luca Poggianti da anni impegnati nella valorizzazione delle intuizioni scientifiche dell' inventore valdostano. (7)

" Ora capiamo anche perché nel 1885 il signor August Mathias Tanner, procuratore dei brevetti a Washington, in occasione delle decine di processi che vedevano contrapporsi Bell, Meucci ed altri presunti inventori richiese a parenti e amici di Manzetti gli articoli di giornale che potessero servire per far riconoscere ufficialmente in America il genio valdostano come 'the true inventor of the speaking telephone' ".

" Purtroppo era oramai troppo tardi ", commentano i due ricercatori valdostani; " qualche anno prima, due sconosciuti emissari di una imprecisata compagnia telefonica americana, frodarono gli eredi Manzetti portando loro via tutti i progetti ed i prototipi dell'invenzione in cambio di illusorie promesse, così come testimoniato da un atto notarile conservato ad Aosta ". (7)


Elaborazione dalle seguenti fonti:

1) Ermanno La Riccia, http://www.ilpostinocanada.com/August2002/meiucci.html
2) Generoso D'Agnese/News ITALIA PRESS,
http://www.e-italici.org/contenuti/archivio/italics_grandi_italiani_mondo/MEUCCI_Antonio.asp
3) http://www.fauser.edu/students/cucchetti/meucci.htm
4) Il Corriere della Sera - Lunedi 17 Giugno 2002 - http://www.radiomarconi.com/marconi/meucci.html
5) Il Corriere della Sera - Domenica 16 Giugno 2002 - http://www.radiomarconi.com/marconi/meucci.html
6) http://space.tin.it/scienza/macanigg/
7) http://www.newton.rcs.it/PrimoPiano/News/2002/07_Luglio/03/Meucci.shtml



Parleremo dei nostri cantanti preferiti durante la riunione del 4 dicembre 2002. Cantanti leggeri, cantanti lirici, cantanti d'oggi e di ieri…
Teniamo in mente anche la cena del sabato 7 dicembre 2002 presso il Collège Notre-Dame di Tournai, rue des Augustins n° 30. La serata inizierà verso le 19. Chi volesse dare una mano per preparare la sala potrà venire a partire dalle 16.
La cena è aperta ai membri del club nonché ai coniugi, fidanzati, conviventi, figli ed amici. L'unico obbligo per ognuno dei partecipanti è quello di portare una preparazione almeno per 2 o 3 persone, in modo da poter disporre di un buffet abbondante e con cibi vari. E' ovvio che le preparazioni dovranno essere adattate al numero degli accompagnatori.
Delle bevande saranno disponibili a prezzo ragionevole. Non occorre portare piatti, bicchieri e posate.


La volta scorsa

Il tema della serata era dedicato alla Sicilia. Francesco Azzaretto aveva disposto sui tavoli un'impressionante documentazione sull'isola : libri, opuscoli, pieghevoli, cartine…

Ognuno ha potuto così accedere a queste informazioni nel corso dei vari interventi accostando immagini, testi e parole. La Sicilia essendo alquanto periferica rispetto al Belgio non è probabilmente conosciuta ed apprezzata come sicuramente lo meriterebbe (clima incantevole, cielo limpido, crocevia secolare di culture, geografia stupenda [l'Etna], testimonianze storiche considerevoli [Magna Grecia, Arabi, Normanni], ospitalità dei Siciliani…).

Si è fatto anche il punto sul previsto viaggio in Italia (Roma). Purtroppo, dalle informazioni ricevute (da quattro agenzie a Tournai, da una agenzia a Lessines e da una telefonata direttamente a Roma), i prezzi risultano piuttosto cari. Si giunge persino al paradosso che un viaggio organizzato collettivamente verrebbe a costare a testa di più che un viaggio organizzato a titolo individuale (considerando per esempio l'acquisto mediante internet di un biglietto aereo Ryan Air in un lasso di tempo ragionevole prima della partenza). Si sta rivedendo perciò tutto il progetto. Qualsiasi idea o suggerimento sarà benvenuto.